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La discoteca

E’ mercoledì sera (anzi ormai è giovedì) e sto guardando Chi l’ha visto. Botta di vita.

Vi capita di guardare questa trasmissione? Io mi sono appassionata ma devo guardarla con Twitter davanti, dove praticamente un folto numero di disperati crea un gruppo d’ascolto che commenta i casi.

 

Con Twitter oserei dire che ci sono diverse sfaccettature divertenti del programma, non prendetemi per pazza, ma viene fuori uno spaccato della società impietoso, persone che spariscono da casa, poi vedi l’intervista ai familiari e in effetti l’allontanamento volontario sembra non solo l’unica soluzione plausibile, ma l’unica via di salvezza da una situazione di degrado assoluto. Non economico, proprio culturale. Senza Twitter me la farei sotto dalla paura.

Ma torniamo alle sfaccettature divertenti. Tra le persone che risultano scomparse e che io spero vivamente siano sane e salve ma lontane dalla famiglia (perché ci sono dei casi in cui salute e famiglie sono due linee parallele destinate a non incontrarsi mai) c’è una signora (mi sfugge il nome) sposata con un accumulatore seriale. Una casa piena zeppa di oggetti inutili e di giornali, giornali dappertutto, giornali anche di vent’anni fa messi ovunque, corridoio, salotto, cucina, mobili sotterrati dai giornali, persino una vasca da bagno inutilizzabile perché strapiena di giornali vecchi. Persino Federica Sciarelli si è offerta volontaria per andare a pulire.

La signora scomparsa ha anche una figlia, la prima a essersi accorta dell’allontanamento della madre. La prova schiacciante era una lettera. Ma non una lettera che spiegava la volontà di andarsene, niente di tutto questo: un biglietto con le istruzioni per la lavatrice. Già questo la dice lunghissima di che stile di vita da schiava facesse questa donna.

Comunque, chiudiamo la parentesi divertente sperando che la signora sia viva e lontana dalla famiglia.

A Chi l’ha visto spesso parlano anche di casi di omicidi alla ricerca di un colpevole. Stasera hanno parlato di una ragazza rimasta uccisa dopo una serata in discoteca. Una storia intricata, una ragazza che è stata investita da un autocarro. Non si sa come sia uscita da sola dalla discoteca, gli amici e le amiche che erano con lei non si sono preoccupati di non averla più vista, ma se ne sono tornati ognuno a casa propria. La cosa più ovvia è che molti di quel gruppo di amici mentano in maniera spudorata e non collaborino.

Non è il primo caso del genere e ogni volta mi viene da pensare a una sola domanda, una domanda che mi faccio molto spesso: ma che razza di ambiente è quello della discoteca? Io ho sicuramente un pregiudizio nei confronti della discoteca, per me è inammissibile pensare di pagare per passare una serata chiusa in un edificio a subire “musica” selezionata da altri.

Se discoteca deve essere, preferisco di gran lunga la discoteca all’aperto, quella che viene organizzata durante le feste e soprattutto, ribadisco, all’aperto, dove puoi spostarti quando vuoi e dove non sei obbligata a stare a contatto con delle persone ma puoi uscire giusto per vedere che c’è un po’ di movimento e stare a debita distanza.

Io sono entrata in una discoteca una sola volta, durante una gita scolastica, quindi ci sono dovuta entrare per forza. Sto ancora rimpiangendo i 15 € del biglietto di ingresso.

Quindici euro per passare alcune ore a cercare di comunicare con le mie amiche, senza riuscirci, urlando tra un marasma di musica di merda e interminabili TUNZ TUNZ.

Non voglio nemmeno sembrare una super apprensiva stile “occhio che ti mettono la droga nel bicchiere”, diventato il deterrente più usato dai genitori, ma tutti i casi di Chi l’ha visto avvenuti in una discoteca hanno la stessa trama: una persona che scompare e nessuno che vede niente. Nessuno. Nemmeno gli amici che, nonostante si accorgano che sia assente una persona, se ne vanno a dormire beatamente. Poi si giustificano: “Ma stava parlando con questo, ho pensato fossero andati via insieme”.

Ma certamente.

Vatti a fidare.

Non dico di smettere di frequentare le discoteche però almeno sceglietevi meglio gli amici.

Tutto ciò mi ha fatto venire in mente questa canzone che non sentivo da un sacco di tempo, di un gruppo che si chiama come il cantante (fantasia che si spreca) e che mi piacevano moltissimo. Si chiamano Francesco C, la canzone è Se non avessi fretta, ho anche l’album.

“Mi piaci proprio tanto però poco mi piaci
Se fossimo in un prato ti riempirei di baci
Ma in questa discoteca a me proprio non piace
Poi tu balli e basta, peccato, mi dispiace”

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Nella vita ho tifato sempre per chi perde

Insomma hanno fatto il governo.

Dopo le elezioni del 4 marzo.

Era pure il compleanno di Lucio Dalla, che cattiveria.

Siete contenti? Io ovviamente, come dice il titolo del post, preso da una canzone de Lo Stato Sociale, ho tifato e votato per chi ha perso miseramente e il mio preferito, Pippo Civati, non è nemmeno stato eletto. Un disastro insomma.

Mi sono rimasti una manciata di parlamentari a fare opposizione (e che altro?) mentre il Movimento 5 stelle e la coalizione di destra, con in cima la Lega (argh!) si accingevano a vincere.

Dopo giorni di trattative, dopo momenti in cui l’unica soluzione sembrava un governo tecnico, ecco nato il governo Conte con Lega e 5 stelle.

A seguire, invasione di cavallette.

Non so che pensare. O meglio. Della Lega lo so e penso il peggio.

Invece non sono mai riuscita a inquadrare il Movimento 5 stelle e questo fatto non mi lascia tranquilla. Non lo capisco, a volte sembrano tendere a destra ma soprattutto, sono troppo attenti a non scontentare nessuno e questi me li rende indefiniti. A questo preferirei che facessero come il partito dell’uomo qualunque, riconosci diritti a più persone possibili, velocizza burocrazia per tutti, migliora lo stile di vita di tutti, anche se non vuoi prendere posizioni dicendole chiaramente.

Ancora meno mi fa stare tranquilla la Lega Nord che temo come la peste.

Intanto, il 2 giugno, quello che per anni ha fatto parte del gruppo che sbraitava contro il tricolore, è salito sul palco con le istituzioni, col fiocchetto tricolore e a cantare “Fratelli d’Italia”. Poi un suo ministro (Fontana, 38 anni all’anagrafe, 3 o 400 anni in più nell’animo) ha dichiarato che le famiglie arcobaleno non esistono. Ha anche detto che una donna non può abortire.

Salvini gli ha detto che è una sua opinione ma chi di questo non si è parlato nel contratto di governo. Una piccola frenata. E poi ha parlato degli immigrati, vuole farli tornare da dove sono venuti (?), vuole che se ne vadano. Come se fosse possibile e, soprattutto, umanamente tollerabile prendere delle persone e spedirle come si fa con i pacchi postali.

Poi, per rafforzare la sua idea, ha detto che dalla Tunisia arrivano solo galeotti e la Tunisia l’ha presa benissimo, forse domani ci dichiarano guerra.

Insomma, fronte Lega Nord per me è un disastro. Fronte movimento 5 stelle non dico un disastro, ma guardo con molto moltissimo sospetto chi si allea con la Lega. Non sono nemmeno di quelli che dice “Lasciamoli lavorare” perché se ti annunciano un provvedimento orrendo tu non puoi lasciarli lavorare per vedere che effetto fa. Inorridisci subito.

E se mettono mano all’obbligo vaccinale? Non ci posso nemmeno pensare, andare verso una sciagura perché su cosechenessunotidirà hai letto che il vaccino è solo fare un favore alle cause farmaceutiche e non un salvavita. E sappiamo tutti che i vaccini siano un salvavita tale che dovremmo ringraziare giorno e notte i progressi della medicina, chi studia, chi sperimenta, chi trova soluzione ai problemi di salute che sono gli unici veri problemi della vita.

Opposizione. E allora il PD??? Ecco, una cosa. Che schifezza è diventato il linguaggio politico? Pidioti, grullini, renzusconi, salvimaio, gufi… nemmeno in terza media.

E parliamo dei sostenitori.

Se fai una critica verso i five stars “E allora il PD?”.

Se fai un commento contro il PD “E allora Grillo?”.

C H E   P A L L E!!!!

Comunque. La sconfitta del PD me l’aspettavo. Ha fatto moltissimi errori per me imperdonabili, uno su tutti e l’aver parlato, il 25 aprile 2017, di festa di libertà perché il nome corretto, Festa della Liberazione dal nazifascismo era già uno schierarsi. Niente bandiere rosse ma bandiere blu. E questo, anche la persona più minimamente di sinistra, non lo può accettare. Non puoi calpestare una giornata così importante perché degli zoticoni potenziali elettori potrebbero offendersi.

A maggior ragione, se oggi possono parlare, lamentarsi, dissentire è proprio perché c’è stata quella giornata. E tu, se dici di essere un partito di centrosinistra, devi combattere per mantenere quei lavori, non cercare un terribile contentino per tutti.

Credo che gli elettori di sinistra non abbiamo nemmeno mai digerito il referendum del 4 marzo, disco rotto di ogni dichiarazione rilasciata da Renzi. Io ho votato NO, non mi sono fidata, non mi piaceva l’idea di smantellare il Senato, non mi piaceva la clausola di supremazia dello Stato sulla Regione. Sarà che sono nata e cresciuta in un posto sfigato, uno di questi posti che non conosce nessuno ma quando c’è da destinare un deposito di scorie, una base militare (che infatti c’è), quando si parlava di ritorno al nucleare (ma è possibile??), quando salta fuori un progetto rischioso e che preveda la costruzione di un ecomostro inguardabile, guarda il caso, ‘sta zona dimenticata da Dio salta sempre fuori.

E poi non puoi riscrivere la Costituzione con Denis Verdini e pretendere che un elettore di sinistra ti dia retta senza storcere il nastro.

Insomma, i miei preferiti stavano al 3%, quindi certamente non sono contenta. Per fortuna abbiamo un super Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che mi piace moltissimo. Lui vigila per noi, lui sta dalla nostra parte, pure dalla parte di quelli che l’hanno attaccato senza motivo.

Ecco, la mia (assolutamente perdibile) opinione politica è questa.

Prendetela per quello che è. L’opinione di una che tifa sempre per chi perde.

Il telefono marca di patata

Questo è un cordless ma è l’unico disegnetto carino che ho trovato

 

Non sono una fissata con i telefonini, mai stata, le volte che li ho cambiati era solo perché non funzionavano più.

Lo smartphone l’ho avuto per la prima volta 3 anni e mezzo fa. Un bellissimo regalo di Natale. Era uno smartphone di marca sconosciuta, aveva il marchio della catena di discount che li aveva prodotti e che talvolta produce e mette in commercio elettrodomestici o strumenti elettronici.

E marca di patata è il nomignolo che mia mamma affibbia agli oggetti senza marche famose, cioè praticamente la stragrande maggioranza delle cose che abbiamo in casa. Alcune mi fanno ridere, una volta da un ambulante ho comprato persino un paio di calze Piuma. Piuma! Anziché Puma! Sublime!

“Sai quanti cereali sottomarca ti devi mangiare ancora?”, per fare un esempio su quanto siano bistrattate le povere marche di patata citiamo lo scherzo nato tra Arisa e Levante nelle rispettive stories di Instagram. Ah, comunque mi piacciono anche i cereali sottomarca, vorrei precisare.

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Ma tornando al mio telefono, non ho nemmeno la fissa delle applicazioni, uso i social, Twitter e Instagram su tutti, uso il blog ma per farlo mi serve il PC. Insomma, oltre a usare il telefonino come telefono (appunto) tra le applicazioni uso Instagram e Whatsapp. La fotocamera del telefonino non era il massimo ma non è un problema per me, ho sempre appresso la macchina fotografica.

Da alcuni mesi mi ha mollato la batteria del mio smartphone e come per tutte le cose con marca di patata (ma, mi dicono dalla regia, anche quelle con le marche) non si trovava batteria sostitutiva. L’unica che ho trovato su internet costava 50 euro e anche no.

Ho contattato l’azienda fornitrice del prodotto e mi hanno gentilmente inviato e in regalo la batteria sostitutiva. Ero contenta.

Il mio telefono non si sarebbe più spento all’improvviso anche con batteria al 90%.

In realtà non si sarebbe acceso per niente perché la batteria era ferma da troppo tempo, ma questo, né io né l’azienda potevamo saperlo.

Dopo 6 mesi passati ad avere un cellulare allo stesso modo di un fisso, dopo aver migrato di presa di corrente in presa di corrente, ho preso la solenne decisione, dovuta unicamente al volantino delle offerte del negozio di elettronica: l’acquisto di un nuovo telefono.

Adesso ho un nuovo smartphone, me per certe cose continuo a usare il vecchio. Ad esempio, quando uso lo stepper (si chiama stepper quell’attrezzo ginnico, giusto?) uso il timer del vecchio telefono.

Perché io e la marca di patata siamo uniti e ci vogliamo bene.

Avete anche voi degli oggetti marca di patata?

 

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The Royal Wedding

Il grande giorno è arrivato, il matrimonio si è compiuto!!

 

 

Così come capisco perfettamente chi se ne frega altamente perché non sono mica amici o parenti, capisco ancora meglio chi si è sintonizzato davanti alla TV per guardare la cerimonia per filo e per segno.

Ovviamente appartengo alla seconda categoria. Perché?

Perché tutto quello che è reame, con principi e principesse, con regina e eredi al trono mi piace, è magico e ricorda le fiabe, come Cenerentola, come la Bella Addormentata. Ed è bello che una fiaba continui a esistere nella contemporaneità.

E’ tutto talmente bello che mi viene sempre l’invidia per la monarchia, che dura però sempre pochissimo, giusto il tempo per ricordarmi che noi italiani siamo sempre i soliti sfigati e in caso di monarchia avremmo i Savoia. Non ce ne va mai bene una!

Di questo matrimonio mi piace il fatto che Meghan Markle fosse già una persona forte. Un’attrice, femminista, emancipata dal punto di vista sociale e economico. Bella e tosta.

Il fatto che sia afroamericana per me non rappresenta un qualcosa degno di nota e in effetti non capisco perché se ne parli tanto. Harry e William sono figli di Lady Diana, una donna che si è fatta amare per la sua libertà di pensiero e di parola, più volte esposta, forse pure troppo per una persona così fragile. E’ grazie a lei che la monarchia inglese si è avvicinata al popolo perché non ha mai smesso di essere lei stessa una persona del popolo. Probabilmente non avrebbe neanche fatto caso alle origini di Meghan.

Ma torniamo al matrimonio. Che nonostante il protocollo reale, la sicurezza immancabile, le decine di macchine che portano gli ospiti, la mondovisione, il giro in carrozza, era comunque sobrio.

Mio fratello ha detto scherzosamente (ma non troppo): “Sto vedendo meno arie al matrimonio di Harry e Meghan che in una situazione media sarrabese” (sarrabese, da Sarrabus, la zona in cui vivo).

E in effetti! Su tutto mi è venuto in mente che persino le prime comunioni, che prima si festeggiavano in casa, il pomeriggio, offrivi il caffè e i dolci fatti in casa ai parenti stretti e agli amici mentre adesso si passa necessariamente dal pranzo in ristorante, per dei bambini di 9 anni! Ovviamente ognuno festeggia come e quanto vuole, ma comunque fa riflettere anche solo per come cambiano i tempi.

Ma torniamo al matrimonio! Ecco cosa mi è piaciuto di più:

  • I fratelli Harry e William arrivare da soli, insieme, a piedi, nella chiesa
  • La madre di Meghan, così pesce fuor d’acqua e comunque così perfetta nel suo ruolo, elegante anche con i dread e con il piercing al naso, così emozionata e così incredula per tutto quello che lei e che sua figlia vivevano in quel momento (e vivranno da adesso in poi)
  • George e Charlotte tra paggetti e damigelle
  • Kate Middleton sempre elegantissima e perfetta
  • La Regina Elisabetta
  • Meghan che entra da sola in Chiesa
  • Il principe Carlo che la aspetta e la accompagna fino all’altare
  • Harry che le dice “You look amazing” appena arriva da lui
  • Harry che la saluta “Hi!” (“Ciao”) quando le toglie il velo
  • Michael Curry, il vescovo di Chicago che sembrava uscito dal film “Il principe cerca moglie”
  • Il coro gospel che canta “Stand by me”
  • Le risate dopo che Harry pronuncia “I will” (“Lo voglio”)
  • Il principe Carlo che aspetta la madre di Meghan per accompagnare anche lei

Tutto quello che sembra fiabesco lascia comunque spazio a quella malinconia di fondo che contraddistingue i fratelli William e Harry. E cioè l’assenza della loro madre. E’ vero che la loro vita sembra un sogno ma a riportare tutto drammaticamente alla realtà c’è il fatto che in fondo al cuore non saranno mai del tutto felici. Erano solo due bambini, ce li ricordiamo ancora a seguire il feretro della madre. Madre che pur con tutti i privilegi non è mai stata felice nemmeno lei, se non in quei momenti passati con i suoi figli.

Forse è per questo che la monarchia inglese piace tanto. Quello è stato il modo più violento per farci capire che si tratta semplicemente di persone e che per quanto privilegiate, sono sempre inermi davanti alla vita.

Il 1° maggio

 

E’ arrivato il primo maggio. La festa del lavoro.

Cosa chiediamo a questa data? Sì, certo, sembro confusa, non è mica Babbo Natale.

Però vorrei comunque scrivere qualcosa per questa giornata, anche perché è tanto che non scrivo come Dio comanda.

Lavoro, lavoro. Si parla tanto di lavoro.

Ci costruiscono su infinite campagne elettorali, sul lavoro. Eppure. Eppure continua sempre a mancare qualcosa.

E di questi tempi, secondo me, più che mai.

Non ho voglia di lanciarmi in analisi politiche, non ne ho voglia e non sono in grado.

Però la mia sensazione è sempre quella, che si parli si parli e si parli, ma che non si sappia mai che fare davvero.

Governanti che dicono una cosa sull’importanza del lavoro, poi il giorno dopo ti avvisano che aumenterà l’IVA, una mazzata per la piccola impresa, per i piccoli imprenditori e, se qualcuno ancora li avesse, per i dipendenti.

Il reddito di cittadinanza, da satira e sfottò assolutamente accettabili è diventato, da parte di molti degli elettori, uno schifare i poveri, un deridere chi ha bisogno di aiuto. Perché sembra che di persone in difficoltà non ce ne siano, ma solo persone che non vogliono lavorare.

Come si diceva anni fa, non è vero che c’è la crisi perché il sabato i ristoranti sono pieni.

Non ho neanche capito perché il reddito di cittadinanza (che tra l’altro, non esiste) faccia così tanto ridere e il reddito di inclusione (che esiste) no.

Se mai questo reddito dovesse esistere, sarà una cosa quasi identica al già esistente reddito di inclusione, sarà qualcosa di molto simile ai sussidi già esistenti.

“La soluzione è nel lavoro, la soluzione è creare le condizioni per dare il lavoro” si dice. Ed è giusto.

Penso alle persone che sono precarie, che lavorano poco, che sono sottopagate da sempre. Quelle che quando chiedi “Lavori?” non ti rispondono subito, ma poi ti dicono di no, perché in quell’attimo di riflessione pensano che al lavoro debba corrispondere uno stipendio e “ma dove vado con quello che prendo? Non è definibile stipendio!”

Penso alle persone che dopo aver trovato un lavoro non si trovano dei colleghi, ma delle iene, perché ogni persona che fa quello stesso lavoro viene visto come un nemico, da abbattere.

Penso alle persone che lavorano ma stanno male e in un Paese normale avrebbero la possibilità di licenziarsi e trovare altro, ma qui devono solo andare avanti, stringere i denti e aspettare la sera per tornare a casa e tirare il fiato.

Penso alle persone in cassa integrazione.

Penso ai disoccupati, pedine di ogni campagna elettorale, a seconda dei casi e della convenienza, rispettati o maltratti. “Noi pensiamo ai disoccupati” “Non siete credibili perché molti di voi sono disoccupati”. E se ci si meraviglia che moltissime persone siano disoccupate e non abbiano presentato una dichiarazione dei redditi perché assunte solo in nero o perché in un anno di lavoro precario e saltuario non hanno guadagnato abbastanza per fare una dichiarazione dei redditi significa che si ha una percezione della realtà pari a zero. Non è un discorso politico, non parteggio per nessuna delle parti politiche implicitamente coinvolte in questo argomento.

Penso a quelli che fanno gli slalom tra gli annunci di lavoro perché non è più certo che a un lavoro corrisponda una giusta retribuzione. “Non ti paghiamo, ma puoi scrivere per noi, ti vedranno un sacco di persone”.

Penso a chi cerca un lavoro stagionale perché ha bisogno di soldi per pagare le tasse relative alla loro attività principale (commercianti, possessori di partita IVA, giornalisti iscritti all’albo che prendono 2 euro a pezzo e fanno fatica a mettere insieme i soldi per pagare la quota annuale).

Penso a tutti quelli in difficoltà sotto questo punto di vista.

Speriamo bene.

Andrà meglio.

25 aprile

…sotto l’ombra di un bel fior…

Pasqua!!

 

A chiunque passi di qui tantissimi auguri di buona Pasqua e Pasquetta!!

Ho messo pure il disegnino animato!!

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