Vai al contenuto

25 novembre – Deus ti salvet, Maria

Siamo arrivati nuovamente a una data importantissima. Ma sempre meno considerata. Men che meno quest’anno, che coincide persino con il “Black Friday”.

E in una società frivola come la nostra, cosa potrà essere più sentito?

E in effetti, pure per noi, quelle e quelli che rimaniamo legati a questa data, cosa rimane? Rimaniamo noi, come se fossimo seduti in cerchio, a guardarci l’un l’altro, stufi di essere sempre tacciati come allarmisti, come esagerati, e a subire i vari “ma dai, mica siamo tutti così”.

Ma non mi dire, grazie al cavolo.

E allora buona giornata di quelli che non sono tutti così, cosa vuoi che ti dica.

E guarda il caso, tutti gli uomini che non hanno il bisogno di sottolineare che non sono così, sono gli stessi sempre legati a questa data e non solo oggi.

Nemmeno i numeri spaventosi sembrano più fare effetto. Forse perché i numeri sono freddi, ma non è così difficile inorridire, dispiaciuti, spaventati e sofferenti quando sentiamo che, anche quest’anno, ci sono 105 donne uccise da mariti, fidanzati, ex mariti ed ex fidanzati. Centocinque. Vuol dire che ci sono 210 genitori a pezzi, chissà quanti figli rimasti soli, chissà quanti amici e quante amiche col cuore a pezzi.

Meglio non indagare troppo sui perché, per non incappare nei vari: “Era una brava persona, però non si rassegnava alla separazione”.

Bah.

Non le posso nemmeno sentire, queste cose.

E non ho nemmeno il coraggio di commentare le notizie sulle violenze sessuali, che fioccano come fiocchi di neve in alta montagna in pieno inverno. E quanti ragazzi minorenni sono stati fermati? Minorenni. Con meno di diciotto anni. Così giovani e già così finiti nel turbine della violenza, cresciuti da chissà chi e chissà come.

C’è una rivoluzione culturale da fare, ma ce lo diciamo sempre e non comincia mai.

Non ci resta che aiutarci tra di noi. Quando siamo in giro, diamo uno sguardo in più. Se notiamo qualcosa di strano, non giriamoci dall’altra parte, a costo di sembrare esagerate/i e impiccione/i.

Denunciamo sempre, anche se le denunce ormai stanno diventando solo il modo per velocizzare l’arresto di qualcuno solo dopo aver ucciso l’ex compagna.

Affidiamoci ai servizi a disposizione. Il telefono rosa è sempre a disposizione al 1522.

E visto che dobbiamo stare attente sia dentro che fuori di casa, segnalo anche “Donne per strada”. Se siamo in strada, in una situazione in cui non ci sentiamo tranquille e nessuno può venire ad aiutarci, possiamo contattarle e loro ci chiameranno per far partire una diretta instagram, parlare con noi e accompagnarci virtualmente. Un modo per avere comunque dei testimoni e qualcuno vicino.

E se tutti gli accorgimenti del mondo non bastano, allora sapete che dico? Accoppiamoli noi prima che lo facciano loro, a questo punto meglio in carcere che sottoterra per mano di uno stronzo.

Uso la prima persona plurale per coinvolgerci tutte e tutti, perché uno degli errori è proprio escludersi e pensarci al sicuro, lontane da pericoli, quasi come se essere vittime fosse una responsabilità solo nostra e non invece una serie di avvenimenti che possono succederci mentre neanche ce ne accorgiamo.

Tutti gli anni, scelgo una canzone da allegare al post.

Stavolta rimango nei miei confini, sono sempre colpevolmente poco attenta agli artisti sardi, ma qualche settimana fa, in uno dei canali di Videolina (rete televisiva sarda) dedicato unicamente alla musica, mi sono imbattuta in questa bellissima esibizione di una cantante sarda, Manuela Ragusa, che ha dedicato “Deus ti salvet Maria”, nota come l’Ave Maria sarda, alle donne vittime di violenza.

Aiutiamoci.

Doppio compleanno

Ogni 10 ottobre è una data da celebrare! Doppiamente!!

La mia infanzia si protrae all’infinito grazie al mio Chicco!! Grazie al mio orsacchiotto blu che mi accompagna da sempre, che mi ha sempre fatto compagnia e che è sempre con me! E questo periodo di festa nel mio paese non fa che ricordarmelo, visto che Chicco è il premio del gioco del braccio meccanico che mio fratello vinse per me nel lontano 1990.

Voi avete ancora i vostri pupazzetti o siete solo dei maledetti ingrati??

Io non posso stare senza Chicco, non dormo se non lo vedo, me lo porto ovunque.

Tanti auguri Chicco 💙🧸 E siccome i compleanni vanno festeggiati e immortalati, ecco qualche scatto di Chicco che viene festeggiato dai suoi amici 😄

Fortunatamente su Instagram ho trovato una folta comunità di adulti amanti dei pupazzetti e non mi sento completamente svitata. W i peluche! Se tutti uscissimo di casa con il nostro peluche, questo sarebbe un mondo migliore e decisamente più gentile.

IL BLOG

Il caso ha voluto che proprio in occasione del compleanno di Chicco, io aprissi il blog!! Il mio pensatoio, il mio sfogo! E anche se sono troppo pigra (ma a mia discolpa posso dire che in estate avevo troppo caldo per stare davanti al PC!), questo è sempre il mio posto sicuro!!!

Buon compleanno blog!!

Calura

Ho scritto poco perché fa caldissimo. Ma non oggi, oggi tira vento, fresco, forte, non sono al mare ed eccomi qui!

Di cosa parlo? E’ caduto il governo, ci sono le elezioni e si prevede un disastro nei risultati. Si fa strada l’ipotesi della prima giovane donna premier: fascista, reazionaria, retrograda. Proprio un grandissimo passo avanti.

Incrociamo tutto l’incrociabile per scongiurare questo pericolo.

Però chi ha voglia di approfondire? Ad agosto si pensa al mare, al sole, non alla politica. Quindi cambiamo argomento.

E’ ricominciato il campionato. Quest’anno occhi alla serie A (Milan) e alla serie B (Cagliari). Qua l’intenzione è sempre quella di lanciarsi nelle scommesse, visto che è più probabile fare due soldi così che non svolgendo lavori normali. C’è stata la prima giornata, alla seconda ci saranno già gli esaltati giornalisti sportivi che parleranno di “fuga”. Però fa troppo caldo pure per parlare di campionato, urgono argomenti più leggeri e interessanti.

Cosa ha colpito tutti?

La caduta del governo Draghi? No.

La ripresa del campionato così presto, per fare spazio ai mondiali? No.

La separazione tra Totti e Ilary? Sì! Ecco l’argomento giusto!

Come un fulmine a ciel sereno (?), giungono i comunicati dei due. Diversi, separati.

Ma siccome si impara a leggere anche tra le righe, andiamo bene ad analizzare le cose.

Il comunicato di Ilary è molto semplice, pragmatico. In soldoni dice “è andata così e basta”.

Perfetta come al solito.

Analizziamo invece il comunicato di Totti.

Qua c’è veramente un mondo nascosto, degno di essere tradotto. Perché?

Perché è cosa risaputa che Francesco Totti sta da mesi con un’altra donna, sono stati insieme persino allo stadio, sono stati visti pubblicamente più volte.

“Ho tentato di superare la crisi del mio matrimonio” = mi ha beccato, ho chiesto scusa, non mi ha perdonato. Dopotutto mi sono solamente messo con un’altra, cosa vuoi che sia.

“Sempre nel rispetto di mia moglie” = mia moglie. Nel comunicato in cui annuncia la separazione, la chiama “mia moglie”. Metti che ci ripensi.

Morale della favola: questi non lasciano manco quando si mettono con un’altra.

Portano avanti matrimoni, fidanzamenti, convivenze infinite, fanno vacanze pure con i suoceri così la farsa è completa, ma non cacciano le palle mai.

L’acqua di San Giovanni

L’anno scorso ho scoperto, grazie a mia cugina Elisa, l’esistenza di questo rito bellissimo: l’acqua di San Giovanni. Un’acqua magica, speciale, che si prepara il 23 giugno. In questo giorno si raccolgono le erbe “fisse” e tanti fiori di campo. Le erbe e i fiori “fissi” sono artemisia, iperico, rosmarino, lavanda, salvia, menta e verbena. Poi si possono aggiungere i fiori di campo che si trovano. Qui da me, in Sardegna, la cosa più difficile è proprio questa: trovare tutte le erbe e i fiori perché è tutto molto secco. In più la tradizione vuole appunto che siano “fiori di campo”, non coltivati ma cresciuti spontaneamente. Però qualche aiutino è concesso, dai! Al tramonto si prepara il tutto e poi l’acqua rimane fuori tutta la notte, in modo che raccolga la rugiada. Questo la renderà magica e speciale.

Allego qualche fotografia! Ecco la mia acqua di San Giovanni.

25 aprile

Il mio fiore del partigiano quest’anno direttamente dal balcone di casa ❤️

Il 25 aprile è una festa bellissima!

Grazie a chi ce l’ha regalata. Il 25 aprile è sempre.

Toc toc!!

È permesso??

“Ma certo, cretina! È il TUO blog, ti chiedi permesso da sola?”

Ecco, questo è proprio l’inizio della conversazione col mio blog, adesso, mentre mi accingo finalmente a scrivere di nuovo qualcosa. Perché tanta assenza? Non lo so nemmeno io! Eppure senza il mio blog non so stare, il blog è casa, i social sono satelliti (vabbè che, tolto Twitter, sono latitante anche nei social).

La mia frase preferita in questo momento è questa: “È stato un periodo molto movimentato!”. Che fa sempre pensare a una persona con tante cose bellissime e interessanti da fare, invece no, manco quello!

Prima mi sono beccata la (io continuo imperterrita a chiamarla LA) Covid.

Poi mio babbo si è beccato una polmonite (non da Covid, lui in fondo è un tradizionalista) da cui sta pian piano venendo fuori.

Nel mezzo, registro la perdita di una persona cara, che mannaggia la miseria, ma non c’era un modo un po’ meno crudele per affacciarci nell’altra vita? Era proprio così introvabile?

Quindi sto cercando di recuperare sprazzi di buonumore, anche nei momenti in cui sono un po’ più triste o più arrabbiata.

E adesso eccomi qui, nuovamente faccia a faccia col mio PC a chiacchierare di me e di quello che penso.

È la vigilia del 25 aprile. Giornata importante, fondamentale. Quest’anno purtoppo celebrata con gli echi di una guerra che coinvolge l’Ucraina aggredita dalla Russia.

La guerra. Anno del Signore 2022 e ancora qui a parlare di guerra. “Nuovamente un conflitto in Europa dopo la seconda guerra mondiale!!” hanno dichiarato diversi giornali e svariati esperti chiamati in TV, con buona pace delle guerre dell’ex Jugoslavia, protrattesi fino al 2001. E vabbè.

Dopo aver paragonato ad minchiam (cit.) la pandemia con la guerra, ecco che adesso che spunta una guerra vera e propria urgono nuovi paragoni. Perché a quanto pare non siamo capaci di analizzare delle cause e delle conseguenze senza fare paragoni con altri episodi, anche quando non c’entrano un tubo.

Al povero 25 aprile e alla povera Resistenza, questa robaccia tocca ogni santo anno.

La festa della liberazione dal nazifascismo usata per parlare di liberazione dal coronavirus negli ultimi due anni e adesso per tentare improbabili paragoni con la situazione russo-ucraina. Mai usata però per commentare il conflitto israelo-palestinese perché, a quanto pare, va bene fare un minestrone, ma che non sia troppo scottante.

La Liberazione è un fatto storico. La guerra in Ucraina è un altro fatto storico. Non serve fare paragoni insensati. Dovremmo aver sviluppato negli anni una sorta di capacità di analisi che in verità mi sembra preoccupantemente assente.

Mi permetto di suggerire questi due volumi di storia contemporanea, sono fatti benissimo, perfetti per tutti.

Per chi si è permesso di fare una sorta di analisi dei fatti, l’ex direttore del Tg1 Riotta ha persino fatto una lista di filoputiniani.

Mi domando come abbia potuto.

Diventare direttore del Tg1, intendo.

Ma è una domanda che mi sto ponendo per moltissimi “esperti dell’informazione” e che, come dice sempre mia zia Elvi, preferisco chiamare “esperti de connosci sa medra a tastu” (per i non sardi: “esperti nel riconoscere la m€rda dal sapore”). Specie quando me li ritrovo a commentare ipotetici bunker sotterranei e poi scoprire che stavano commentando ma soprattutto spacciando per vero il cartellone di un gioco da tavola (mai prodotto, ma magari questa è la volta buona).

“Pensate amici, hanno anche le stazioni Nord, Sud, Est e Ovest sotto terra e il proprietario guadagna dei soldi ogni volta che qualcuno si ferma in una di queste! Certo, questo è niente se paragonato con gli introiti del proprietario dei bunker Parco della Vittoria e Viale dei Giardini!”

Che bellezza!

Di essere filoputiniani sono stati accusati anche l’Anpi (perché si schiera contro la guerra e anche perché là dentro saranno ben stufi di essere paragonati a cavolo a qualsiasi cosa) ma soprattutto, rullo di tamburi, la MARCIA PER LA PACE!!

La Marcia per la pace, che si svolge oggi, da Perugia ad Assisi, colpevole di non prendere una posizione (?) e colpevole di volere lo stop della guerra onde evitare altri morti innocenti! Imperdonabile! Repubblica ha persino definito “vergognoso” il loro manifesto perché, dicono, “non fanno distinzione tra aggressore e aggredito”.

A parte che quella è un’immagine che sta a significare altro e cioè che da qualsiasi parte vengano gli spari, il più delle volte muoiono i civili e poco importa in questo caso chi ha cominciato, sempre morti rimangono e magari anche di fuoco amico, ma mi fa piacere vedere che almeno per una volta sono così interessati a parlare di aggressori e aggrediti: li aspetto al varco, alla prossima narrazione del conflitto israelo-palestinese.

Bello che tutto questo scagliarsi per la guerra arrivi poi da gente intanto che non andrà a combattere, in secondo luogo da gente che, se qualche mese fa avesse letto un (sempre più che legittimo) “Putin merda”, non avrebbe esitato a fare la lezione di buona educazione a tutti, gettando acqua sul fuoco perché: “Eh no, così è sempre sbagliato, si passa dalla parte del torto”.

Capito? Dalla parte del torto. Quello può far uccidere giornalisti scomodi, far sparire nel nulla oppositori politici, arrestare persone che protestano, offrire bevande avvelenate in qualsiasi bar della Russia, però se tu che sei l’ultimo degli stronzi dici “Ma guarda un po’ che uomo di merda!” passi dalla parte del torto e non sei meglio di lui.

Qua l’unico errore è stato non far fuori Putin almeno 25 anni fa, si sapeva già chi diavolo fosse. Ma evidentemente i nostri media super esperti si sono svegliati solo adesso. Ci tentano loro, forse con la narrazione più imbarazzante di sempre.

Hanno descritto Navalny come un eroe/martire omettendo che è un’omm’e merd fatto e finito e che comunque no, non è il caso di servirgli il tè al polonio. Ora si sono appesi il poster di Zelensky in cameretta e guai se non ce lo appendiamo pure noi.

Per carità.

Mi perdonerà il prof. Guido Saraceni se per una volta rubo la sua frase di chiusura, ma ci sta proprio bene: mala tempora currunt.

Il post di Natale

Ma perché non fare un bel post natalizio il 16 di gennaio?

Dopo tutto al momento sono residente in una realtà parallela fatta di ultime confezioni di pandoro rimaste e film natalizi di TV8 che dureranno fino a marzo! Il Natale continua!

Bene, come dico sempre, io sono un’amante del Natale! Adoro gli addobbi, le luminarie, adoro i dolci, adoro le celebrazioni religiose in preparazione del Natale (la novena), adoro la messa di mezzanotte, adoro i presepi, gli alberi, i pranzi di famiglia. Adoro passeggiare e guardare le vetrine dei negozi. Insomma, mi piace tutto ciò che concerne il Natale!

Mi perdo anche su Google, Pinterest e Instagram a guardare gli addobbi delle case e al primo posto ci sono sempre i pazzi americani. In fondo è per questo che i filmetti di Natale di TV8 sono tutti presi dalla Tv americana (dubito che ‘ste robe siano mai uscite al cinema).

Questi film sono meravigliosi. È sufficiente guardare i primi dieci minuti per capire come andrà a finire. Ne bastano quindici per capire anche quale intoppo troveranno i protagonisti nella trama del film.

Il finale ovviamente è sempre lo stesso: due che si fidanzano grazie alla magia del Natale. Gli stessi americani dovrebbero prendere spunto da questi film: il più delle volte è gente che torna, per le vacanze, nel paese natale (appunto) da New York, dove è un’affermata o un affermato professionista in odore di promozione o di diventare socio in affari del grande capo ma si rende conto che una vita fatta di solo lavoro fa schifo e decide di starsene a casa, con la famiglia e gli amici di sempre.

Giorni fa ne ho visto uno da record: si fidanzava la protagonista, si fidanzava il fratello  e si fidanzava la zia. Il finale è quello ovviamente delle fiabe: e vissero tutti felici e contenti. Tra alberi, addobbi, cioccolate calde e pancake rigorosamente serviti in tazze e piatti natalizi, maglioni con alci e fiocchi di neve e, ovviamente nevicate strategiche proprio il 25 dicembre.

Che bellezza. TV8 inizia a trasmettere film di Natale a novembre per finire a marzo. Spero che anche questa volta rispetti questa tradizione.

Io continuo ad aggrapparmi allo spirito natalizio in ogni modo. Intanto, anche stavolta, ho fatto tardi a finire i cioccolatini dell’avvento. Arrivano fino al 24 dicembre, ho finito il 3 gennaio. Poi cerco di lasciare gli addobbi il più possibile ma ovviamente me li fanno sparire quando non sono in casa. Il Natale è bello. Seguo anche il sito “Christmas Countdown” che tutto l’anno fa il conto alla rovescia per Natale e mi fa ridere tantissimo, anche se non sono per niente amante dei conti alla rovescia che invece mi agitano.

Anche per Capodanno: “CINQUE… QUATTRO… TREEEE –oddio è gennaio- DUEEEE… UNOOOOO!!!!”

Argh! Per una ritardataria cronica i conti alla rovescia non sono il massimo. Poi basta realizzare che anche Capodanno è solo un “dall’oggi al domani” ma con lo spumante e mi calmo. Anche perché il giorno di Capodanno è il compleanno di mio padre, quindi c’è quel festeggiamento da rispettare.

Di certo, albero e presepe rimangono qualche giorno dopo l’Epifania. Ci vuole un grande rispetto per i Re Magi, fanno una sfacchinata tremenda e poi appena arrivano li richiudiamo in valigia? Eh no, non si fa. Il sindacato dei Magi non è per niente d’accordo ed è pronto allo sciopero.

Tra l’altro ho scoperto una cosa. Il presepe va tenuto fino alla candelora, che corrisponde alla presentazione di Gesù nel tempio. Forte di questa nuova conoscenza, cerco di convincere chiunque conosca a tenere il presepe fatto fino al giorno. Intento che sembra reggere finché non viene fuori che il giorno della candelora è il 2 di febbraio.

E poi lo stesso vale per la Befana, poverina. Una notte intera sulla scopa e manco la soddisfazione di vedere gli alberi per la sua festa.

È bello scrivere questo post oggi, alla vigilia di Sant’Antonio Abate che segna l’inizio del Carnevale.

Per niente fuori tempo.

La pandemia, anche quest’anno, ha bloccato sia eventi natalizi che quelli di gennaio. Nel mio paese niente cimento del 6 gennaio (le persone coraggiose fanno un bel tuffo in mare), niente festa della Befana, niente festa di Sant’Antonio, niente falò, niente musica, niente panino con la salsiccia, niente socializzazione. E temo che anche il Carnevale dovrà fare un altro anno di pausa.

In fondo non ho tutti i torti a parlare ancora di Natale!

Santa Lucia

È appena terminata la giornata di Santa Lucia, il mio “secondo” onomastico. È una ricorrenza che mi piace molto, non solo perché in modo piccolo piccolissimo festeggio anche io, ma per il culto e le tradizioni che si legano in questa data. Santa Lucia, martire, protettrice degli occhi. Nel mio paese si fa una festa piccola e raccolta, organizzata dal parroco e da un gruppo di Lucia, Lucio, Luciana, Luciano, compresa me. Celebrazione religiosa, processione con le candele e poi rinfresco. Un momento di condivisione. Per il secondo anno non si è potuto fare niente, ma c’è stata la messa. Ed è stato bello lo stesso. Sembra di essere un po’ tornati al passato, quando i momenti di incontro erano proprio le feste religiose.

Ho anche messo un vestito, per onorare un pochino la mia Santa.

Mi piacciono un sacco anche le tradizioni dei bambini, che aspettano Santa Lucia che porta i doni. Lasciano per lei del caffè e del latte, una carota per il suo asinello e un pezzo di pane per Castaldo, il suo fedele amico che la accompagna e la aiuta.

Sarà sicuramente la magia di dicembre e del Natale che si avvicina, ma è un giorno proprio magico.

Grazie Santa Lucia!

Non ho trovato un’immagine con Castaldo… Ma ho sbirciato un po’ su internet, posso rimediare più avanti, tra qualche giorno.

Brian day!!

Il 10 dicembre è per definizione il Brian day!!!

Il compleanno del nostro amato Brian Molko, il cantante del gruppo più figo del mondo, cioè i Placebo!

Ultimamente Brian ha deciso persino di farsi vedere, mostrandosi al mondo con degli improbabili baffi. Stessa scelta anche per Stefan Olsdal, il bassista del gruppo. Sono comunque così fighi che nonostante i baffi mi facciano non dico orrore ma quasi, li vedo con piacere lo stesso.

I nostri Placebo, dopo anni di silenzio, ci hanno dato anche due singoli bellissimi: Beautiful James e Surrounded by spies. Faranno parte dell’album Never let me go che uscirà a marzo.

Non posso che occupare i miei spazi “internettiani” per fargli gli auguri.

Buon compleanno Brian!!!

Il 25 novembre

Giungiamo al termine di questa giornata. Che cosa mi rimane? Che cosa ci rimane?

Anche quest’anno non abbiamo deluso le aspettative e così, in questi ultimi giorni, il numero delle donne uccise per femminicidio, questo termine che abbiamo imparato a conoscere (ma non a riconoscere, in troppi casi) è aumentato. Così, per farci trovare pronti.

Di 109 donne uccise in quest’anno, 93 sono vittime di femminicidio.

Basta ripercorrere le notizie di un qualsiasi quotidiano per ritrovarle e per ricordarle. Personalmente, per citarne solo una,  ho ben stampata in testa la vicenda di Clara Ceccarelli, la donna di Genova che aveva persino già pagato le spese del suo funerale che infatti si è svolto dopo due settimane, nello scorso febbraio, dopo che l’ex compagno l’ha uccisa nel suo negozio.

Colpevoli di volere una vita lontana da mariti e compagni violenti, colpevoli di volersi riappropriare della libertà e della propria emancipazione.

Denunciate, denunciate. Ripetuto come un mantra. Denunciamo, almeno quando ci ammazzano lo prendono subito. Ma denunciamo lo stesso, perché non farlo è ancora peggio. Informiamoci sui centri antiviolenza e ricordiamo che il 1522, il Telefono Rosa, è attivo sempre, ventiquattro ore su ventiquattro.

“Sì, ha quindici denunce ma non puoi arrestare qualcuno così, senza motivo, in fondo ha solo minacciato”

“Ehi, ha ucciso la ragazza che l’ha denunciato!”

“Arrestiamolo subito, non perdiamo tempo”

Sono così scoraggiata quest’anno. Ci trasciniamo da una data all’altra, ci prendiamo seriamente solo tra di noi, come se fossimo appartenenti a un circolo ristretto. Se un uomo decide di dire qualcosa di più profondo, incolpando e riconoscendo una società fondata culturalmente sul patriarcato rischia di prendersi gli insulti degli altri uomini.

Si organizzano gli scioperi e non manca mai la risposta: “Eh ma a che serve scioperare?”.

Si organizza una manifestazione: “Eh ma a che serve manifestare?”.

Si trova un simbolo importante come le panchine e le scarpe rosse: “Eh ma a cosa servono?”

Si raccontano fatti di cronaca realmente accaduti: “Eh ma non siamo tutti così!”. E grazie al cavolo, ci mancherebbe altro! Adesso ci manca solo che si debba scrivere la lettera di ringraziamento a chi non massacra di botte!

Allora ok, non faccio niente, vado a cena con le amiche. “Ah perché questa è l’importanza che dai a queste giornate??”

In questo Paese, per tutti i settori, serve di base una rivoluzione culturale e soprattutto visti gli ultimi tempi, temo proprio che tarderà ad arrivare, come cantava il maestro Franco Battiato.

E allora cosa possiamo fare? Parliamo lo stesso. Tanto ci dicono che non stiamo mai zitte, così, per DNA, tanto siamo femmine e le femmine parlano e si dicono sempre tutto. 

Non come quei maschi che si passano i filmati privati delle ragazze nelle chat del calcetto, loro sì che sanno mantenere il segreto.

Quando mi capita di rivedere i post dei passati 25 novembre mi ritrovo a pensare che siamo sempre fermi. Un anno ho parlato di Weinstein, colpevole e condannato per aver abusato di centinaia di attrici? E’ ancora colpa delle attrici.

Lo scorso anno ho parlato di Alberto Genovese, vero e proprio stupratore seriale? “Sì certo, lui ha sbagliato, ma cosa ci fa una ragazza a una festa in un appartamento”. Non ne veniamo fuori.

Non è difficile trovare ancora oggi commenti come questi.

Restiamo unite, almeno tra noi. Quando siamo in giro cerchiamo di dare sempre uno sguardo in più. Non si sa mai.

E facciamo la cosa più semplice: non incolpiamo mai le vittime.

Nonostante il momento scoraggiante, è sempre bello vedere che le iniziative non mancano. La panchina rossa nella piazza del mio paese compie un anno e giorni fa è stata messa lì una bottiglia, per accogliere messaggi e testimonianze come il classico messaggio nella bottiglia.

C’è stata una mostra fotografica e delle letture a tema, perché l’arte è un messo potentissimo.

Nel paese accanto al mio invece è sorta un’altra panchina rossa. Una era già presente, accanto al museo dedicato all’imprenditoria femminile. La nuova panchina purtroppo ha avuto una durata breve, visto che i soliti vandali (spero siano solo questo) hanno ben pensato di distruggerla nella notte.

E’ stata messa anche una casetta rossa, quelle dedicate allo scambio dei libri, affinché da subito una rivoluzione culturale possa passare anche dalle piazze più frequentate.

Anche se è difficile, non abbattiamoci. Vale sempre la pena lottare.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: