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Come si ridimensiona tutto quanto.

Pensiamo sempre che sia un mondo di figli e figliastri e in effetti, giorno dopo giorno, è sempre più difficile trovare una smentita.

Magari è vero, forse per questo, il problema è che non riusciamo a capire chi siano gli uni e chi siano gli altri.

Così, dai nostri divani, dai nostri ex MTV, dagli attuali Radiofreccia e qualche volta, se ti va bene e non ci trovi il tormentone di turno, da VH1 mentre ci passi quando fai zapping, trovi tanti di quei figli e figliastri che mietono successi e raccolgono denaro sonante.

Quando sono scarsi ti dà ai nervi, quando c’è qualcosa di buono no. Perché sì, i soldi di certo non danno la felicità, ma a noi tocca crederci per sentito dire, che ne sappiamo.

Così, anche se i Linkin Park non li hai mai ascoltati perché non ti hanno mai fatto impazzire oltre a quel Hybrid Theory di tantissimo tempo fa, una notizia così fa sobbalzare di nuovo il cuore.

E non ti sei neanche ripresa da Chris Cornell.

C’è il talento, c’è il successo, c’è la ricchezza e c’è la fama.

Ma la verità è che il male di vivere non guarda in faccia a nessuno.

Metto questa, la conosciamo tutti.

Strage di Capaci

Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà. All’esistenza di orrendi palazzi sorti all’improvviso, con tutto il loro squallore, da operazioni speculative, ci si abitua con pronta facilità, si mettono le tendine alle finestre, le piante sul davanzale, e presto ci si dimentica di come erano quei luoghi prima, ed ogni cosa, per il solo fatto che è così, pare dover essere così da sempre e per sempre. È per questo che bisognerebbe educare la gente alla bellezza: perché in uomini e donne non si insinui più l’abitudine e la rassegnazione ma rimangano sempre vivi la curiosità e lo stupore”

Peppino Impastato

 

 

Niente altro da aggiungere per la giornata di oggi.

Lascio solo il testo di questa bellissima canzone.

Come si può credere
che questa città baciata da sole e mare
saprà dimenticare
gli antichi rancori e le ferite aperte
le faide storiche,
il pianto di madri che mai più riabbracceranno un figlio
lo stato assai spiacente
che posa una ghirlanda tricolore con su scritto assente.

Da dietro le persiane anziani e bambini osservano
il lungo e commosso corteo
Generale era questo il suo esercito?

Chissà se il buon Dio conosce quest’inferno
se ha un piano per redimerlo
pace e speranza no non vivono
da queste parti è un immenso deserto
Chissà se il buon Dio perdonerà il silenzio

Davvero si può credere
che questa città baciata da sole e mare
saprà dimenticare
le offese gratuite e le agonie sofferte
le lotte storiche di chi sfidò la malavita a suon di musica e poesia
gli sguardi attoniti della gente che non ha mai visto né sentito niente

Volano gli aeroplani, le scie come trame si intrecciano
quell’aeroporto è uno scempio che adesso porta un nome di rispetto.

Chissà se il buon Dio conosce quest’inferno
se ha un piano per redimerlo
pace e speranza no non vivono
da queste parti è un immenso deserto

Chissà se il buon Dio perdonerà il silenzio
Chissà se il buon Dio perdonerà il silenzio
Chissà se il buon Dio perdonerà Palermo

(Esercito silente – Carmen Consoli)

Chris

Mio fratello Mauro ha quasi 7 anni in più di me.

Per molti anni abbiamo avuto una camera condivisa. In questo modo ho sempre sentito la sua musica. Sentita. Prima l’ho sentita. Poi l’ho ascoltata. E poi l’ho apprezzata.

Quando ci sono arrivata da sola, quando la sua musica è diventata anche la mia. Quando quella musica era la colonna sonora anche delle mie giornate. Ci piacciono le stesse cose, salvo rare eccezioni.

E’ stato così anche per i Soundgarden che sono diventati presto colonna sonora delle sue giornate. E delle mie.

Tutto quello che è una colonna sonora scelta, è parte attiva della vita.

Ecco perché quella notizia è stato uno shock per tantissime persone.

Un dispiacere immenso, come se avessimo perso un amico.

 

E se non un amico, una di quelle persone che incontri spesso, che senti spesso. Che vai a cercare spesso.

E adesso rimane un dispiacere immenso.

E un vuoto.

C’erano i Soundgarden, c’erano gli Audioslave. Ci sono stati i Temple of the dog e c’era anche lui solista.

Abbiamo ascoltato delle cose bellissime.

Grazie di tutto.

 

 

 

 

La giornata della lentezza (la mia festa)

Oggi è la giornata della lentezza, ovvero la mia festa!

Che bellezza. Io sono lenta, lentissima. Sono sempre l’ultima persino a mangiare. E lo so che dovrei svegliarmi e velocizzarmi ma il punto è che io, nella lentezza, ci sto bene. E’ un limite, è vero, ma è comunque la mia dimensione. Io ho sempre bisogno di tempo e di calma, per riflettere, per scrivere, per tutto.

Da qualche anno sono venuta a conoscenza della giornata della lentezza e ho cominciato a festeggiarla.

Tutti possono festeggiare, anche i veloci. Perché fa sempre bene rallentare un po’, prendersi un momento per sé stessi, fermarsi a pensare. Fa bene ed è bello.

Fatelo tutti. Prendetevi un momento vostro. Fate una passeggiata, preparate e sorseggiate il tè, fate una qualsiasi cosa che vi inviti a rallentare e che vi faccia scoprire quanto sia bello farlo.

Io non posso non festeggiare, devo farlo.

Lo devo fare per me e devo farlo in nome di tutte le tartarughe che ho nella mia camera, quelle che mia madre trova in giro e mi porta a casa. Chissà cosa vuole dirmi ehm ehm.

Per l’appunto, a casa, sono anche soprannominata la bella addormentata o la bella tartaruga, solo che, anzichè soffermarmi sulla lentezza, considero il fatto che siano belle e prendo tutto come un complimento.

Non mancano neanche i riferimenti alle simpatiche lumache, ovviamente.

E per dare una degna colonna sonora a questa giornata ecco un filmato dedicato a “La bella tartaruga” di Bruno Lauzi.

Io trovo sia una canzone bellissima. C’è solo da imparare.

W la lentezza!!

Buona giornata a tutti!!

Come cambiano i tempi

Nel video che ho messo nel post precedente (e che trovate qui) noterete che al minuto 3.20 il pubblico maschile canta a Levante “Sei bellissimaaaaaa-aaaa” e le urla “Ti amo”.

Siccome sono impareggiabile nel ricordare dettagli totalmente inutili mi è tornato alla memoria questo video del concerto del primo maggio di ben 20 anni fa, del 1997.

I Negrita lasciano il palco dopo aver duettato sulle note di Like a rolling stone assieme a Carmen Consoli, che invece rimane lì per suonare ancora.

Ecco il video.

 

Al minuto 4.46 si alza dal pubblico l’inequivocabile coro “Faccela vedè, faccela toccà” con la divina Carmen che decide di stare al gioco e di unirsi al coro.

Comunque pensavo.

1997: Faccela vedè. faccela toccà

2017: Sei bellissima, ti amo

Forse non tutto è perduto.

Levante

Oggi voglio parlare di una cantautrice che mi piace molto.

Si chiama Levante, la conoscete?

Sicuramente sì, perché vi sarà capitato, volutamente o per caso, di imbattervi in “Che vita di meeerdaaaaaaa”, il ritornello di quella Alfonso che ce l’ha fatta conoscere.

Dopo quel ritornello, anche se non subito, ho deciso di approfondire la conoscenza, così ho prima consumato Manuale distruzione e poi Abbi cura di te, trainata dalla bellissima (e bellissimo videoclip) Ciao per sempre e poi da Le lacrime non macchiano.

Da poco è uscito il suo terzo album che si chiama Nel caos di stanze stupefacenti. Il singolo si chiama Non me ne frega niente e la metto qui, assieme ad altre due canzoni (Diamante e Gesù Cristo sono io), durante l’esibizione del concerto del Primo Maggio di Roma.

Ultimamente è stata un po’ massacrata da un giornalista musicale, Michele Monina. Spesso sono d’accordo con quello che scrive, ma stavolta no, proprio per niente e anzi, mi è sembrato solo un attacco gratuito e ingiustificato.

Levante non è per niente una “bella che non balla”, è molto brava, i suoi testi non sono delle “amorosate” o “marronate” (capito cosa intendo?) qualunque, ma sono roba sua, cose pensate, cose in qualche modo vissute e questo si nota.

Ascoltatela, datele una possibilità (su spotify trovate tutti gli album). Nel post precedente ho detto che non ascolto mai le recensioni, questa infatti non lo è, ho solo voluto parlare di una cantautrice che ascolto anche io e che mi piace.

Il concerto del Primo Maggio

Non che la gente mi cerchi disperatamente per farmi aggiornare il blog ma è giunto il momento di farlo. A dire il vero ho alcuni riflessioni sparse che volevo pubblicare e che per un mix di impegni (qualcuno) e pigrizia (molta) non ho fatto.

Allora ricomincio oggi.

Oggi, 2 maggio 2017. Giorno successivo al concertone del primo maggio di Roma che ho visto ieri in tv.

Una cosa intanto. Io non leggo mai recensioni e articoli su artisti, film e via dicendo. A meno che non mi capitino tra le mani per caso e magari vado a dare un’occhiata. Ma non faccio mai affidamento perché la recensione è solo un’opinione personale. Niente di più.

Detto questo, ieri ho guardato il mega concertone, piena di belle speranze, soprattutto per la serata, perché gli artisti in scaletta sono artisti che ascolto abitualmente e che non vedo mai in tv. Così ero ben felice di vederli.

Il pomeriggio non ho visto tutto, sono arrivata in tempo per Braschi, che ho adocchiato qualche mese fa al festival di Sanremo e che mi spinge a continuare a tenerlo d’occhio.

Poi ho beccato Rocco Hunt, vestito come un venditore di autoradio dietro ogni angolo di ogni cittadina che si rispetti, che anche a me fa due palle così, ma principalmente il rap mi fa due palle così. Ho visto Teresa De Sio che omaggia Pino Daniele, l’orchestra abruzzese che mi fa pensare al complesso del primo maggio di Elio, Marina Rei che è stata bravissima accompagnata dai musicisti di Paolo Benvegnù purtroppo assente.

Ho visto anche gli artisti della fascia pomeridiana a cui ero più interessata: Ex Otago (che non mi fanno impazzire ma ero curiosa di sentire), Motta (che mi piace ed è stato bravo), Le luci della Centrale Elettrica (che mi piace ed è stato bravo).

Del concerto del primo maggio, ogni due maggio, mi capitano sempre gli stessi commenti, sia da parte degli ascoltatori amatoriali che da parte dei professionisti (giornalisti) della musica. Gli stessi commenti da anni e qui magistralmente elencanti da Ufo, il bassista degli Zen Circus.

Gli artisti della serata mi piacevano tutti. La Rua (l’unica cosa buona uscita dalle millemila edizioni di Amici e infatti sbattuti fuori quasi subito), Levante, Editors, Lo Stato Sociale, Francesco Gabbani, Brunori Sas, Ermal Meta, Edoardo Bennato, Maldestro (anche questo adocchiato al Festival e non mi sembra malvagio), Fabrizio Moro, Samuel (che però non riesco ancora a considerare solista e sento tanto la mancanza dei Subsonica), Planet Funk (che non ascolto abitualmente) e Public Service Broadcasting (che non conoscevo e non conosco dato che è finita la diretta in quel momento).

Su tutto quello che ho letto sono d’accordo sulla bravura degli Editors e sulla vergogna per aver tagliato l’esibizione di Bennato.

Ma continuiamo.

Sì, è vero, non c’erano i grandi nomi di sempre. Non c’erano i Modena City Ramblers, non c’era la Bandabardò, non c’era Daniele Silvestri, non c’era Max Gazzè, non c’erano gli Afterhours, non c’erano i Marlene Kuntz, non c’erano tanti altri “Eeeh il concertone quando era grande, non puoi capire!”.

Il fatto è che, se anche ci fossero stati, la solfa non sarebbe cambiata.

Io credo che esistano già le bozze per poi recensire il concerto del primo maggio.

Intanto entrambe sono già delineate a descrivere il concerto come una merda totale.

Quando ci sono i nomi tipici da primo maggio si comincia: “E’ la solita minestra riscaldata, li scongelano apposta, suonano una volta all’anno e solo qui, il concerto del primo maggio è morto”. Poi sono sempre artisti che fanno 300 date all’anno, amatissimi, suonano ovunque, fanno sold out e via dicendo.

Quando la scaletta è composta invece da nomi nuovi, da musicisti meno noti televisivamente e radiofonicamente parlando, quando sono i nomi di quel circuito chiamato indie riparte la solfa al contrario. E’ sempre tutto una merda ma “si sente la mancanza dei grandi nomi” (erano la solita minestra riscaldata un anno fa, adesso sono i grandi nomi) “che palle, chi è questo qui, se questi sono i giovani di oggi vi meritate il precariato” (questa l’avevo letta anni fa durante l’esibizione dei Marta Sui Tubi), “stonano di brutto” (che se è vero va bene, ma quando non stonano perché devi metterlo a tutti i costi?), “sono troppo banali” e quando non lo sono “pensano di essere innovatori e alternativi ma che merda”.

Coma fa notare Ufo, tra i commenti non manca neanche “Giusto perché è gratis altrimenti nessuno li andrebbe a vedere” e invece sono anche loro da sold out.

Conclusione: “Il concerto del primo maggio è morto”. Di nuovo.

Non che la gente faccia a spinte per venire a commentare qui, altrimenti mi aspetterei una valanga di commenti in cui mi si invita ad ascoltare la musica, quella vera, a ricordare cosa fosse il 1 maggio dei primi anni, a dirmi che “Lo Stato Sociale fa schifo” e io non capisco nulla perché mi piacciono, che “La Rua solo da Amici potevano uscire e che schifo” e io non proverei nemmeno a difendermi per la stessa causa che mi ha tenuto lontana dal blog (pigrizia, non impegni), mi troverei una frasetta a effetto che possa mettere in pace tutti (tipo “i gusti sono come il buco del culo, ognuno ha il suo”) ma soprattutto chiuderla con finezza.

E poi mi sentirei come quella bandiera del PCI che sventolava mentre Samuel cantava sul palco: sola.

Sola come quando andavo a scuola e i gruppi che piacevano a me non solo non piacevano agli altri, ma il più delle volte nemmeno li avevano mai sentiti nominare.

Sola così.

E comunque a mio agio.

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