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“Salutava sempre!”

Il titolo iniziale che ho dato a questo post era “La criticona”. Ed è (era) un titolo autoreferenziale dato che la criticona sono io.

Vorrei scrivere due parole sul giornalismo. Non è la prima volta che mi esprimo e, appunto, mi rendo conto di sembrare una criticona. Nella mia microscopica esperienza lavorativa ho sempre scritto. Siti e giornali locali. E guardo sempre con molto interesse ai giornali “grandi”, ai telegiornali nazionali per vedere come fanno i professionisti e a volte non capisco se sono io una criticona fatta e finita o se si può davvero auspicare a un miglioramento del giornalismo.

Come primo esempio a sostegno della mia tesi prenderei i vari Libero, Il Giornale, La Verità e tutti i programmi di approfondimento di Mediaset ma sarebbe ribadire l’ovvio, oltre che sparare sulla croce rossa.

Faccio invece un ragionamento e un’analisi un po’ più generale.

A essere sempre presente in giornali e TG c’è la cronaca nera. Omicidi, stupri, femminicidi, rapine, morti sul lavoro. Una costante di questi servizi. Servizio del TG: inviato in diretta davanti a un portoncino. O casa del carnefice o casa della vittima, dipende dal personaggio più affascinante della storia. La porta della villetta di Garlasco, la porta della villetta di Perugia, il cancello di Avetrana. Solo i primi che mi vengono in mente.

Anni fa, per una gag realizzata dalla comica Francesca Macrì (all’epoca a Quelli che il Calcio) e incentrata proprio sull’affollamento del cancello di Avetrana si scatenarono anche delle polemiche non da poco. Non era il caso di scherzare su un fatto di cronaca. Ma era palese che il bersaglio della satira non fosse il fatto di cronaca quanto la psicosi generale nel raccontarne anche i dettagli più irrilevanti pur di rendere la storia sufficientemente interessante per il pubblico.

La caccia dei vari giornalisti inviati sul posto alla ricerca di un commento da parte di un parente/amico di qualsiasi parte è spietata. Dopotutto se li hanno mandati sul posto, qualcosa dovranno portare a casa. E via la caccia alle domande. E via la caccia ai pareri personali che il più delle volte, quando va bene, sono assolutamente evitabili. Quando va male sono fuori luogo.

Se chiedi informazioni alle persone vicine al colpevole: “Era una brava persona” “Sì, ha avuto vita difficile, ma era buono” “Aveva un cuore d’oro, purtroppo era vittima dell’alcool”. E per finire l’affermazione che è diventata la bandiera di questo tipo di interviste: “Salutava sempre!!”

Ecco. “Salutava sempre” è diventato una barzelletta. La speranza forse è che un vicino di casa dica chiaramente: “Non mi ha meravigliato sapere che fosse un criminale e si vedeva anche dalle piccole cose. Si comportava male, era scorbutico con tutti e violento”. Ma quando questo non succede ha senso mandare il servizio col vicino di casa e l’imperdibile “Salutava sempre”?

Altro episodio. Un operaio morto sul lavoro. Arriva sul posto la moglie che spinge la carrozzina con dentro figlioletto di pochi mesi. Davvero è il caso di mettere il microfono a un centimetro dalla bocca di una persona che sta vivendo il dramma peggiore della sua vita? Davvero dobbiamo chiedere proprio a lei chi fosse il marito, da quando lavorava e cosa lei stia provando in questo momento? E’ necessario?

Oppure. Madre di ragazza appena uccisa dal fidanzato. “Si può parlare di perdono?”. Ecco, da telespettatrice io penso che il primo perdono visibile sia quello della madre che pensa “Dipende, perché io ti sto perdonando già solo nel non prenderti a testate per questa domanda di merda e non so come tu abbia potuto pensarla!”. Puoi chiedere a una madre che non ha ancora seppellito la figlia se può perdonare l’assassino? Siamo per caso sceneggiatori che scrivono il film più strappalacrime di questo mondo, visto che dobbiamo concludere con il finale a effetto?

Ogni santo “mesiversario” (scusate l’utilizzo di questa abominevole e soprattutto inesistente parola) del crollo del Ponte Morandi per i primi 6 mesi: immagine del ponte presa dal filmato amatoriale dell’utente che grida “Oddio, oddio”, rintocco di campana, inquadratura dei fiori portati dai parenti e persino descrizione (“Gerani per X, fiori di campo per Y”).

Anniversario della tragedia dell’Hotel Rigopiano: primo piano e urla strazianti di madre che porta i fiori nel posto in cui ha perso suo figlio.

Per sdrammatizzare, ma non troppo. Ricordate l’esplosione a Parigi? Gennaio 2019. Tra i feriti una ragazza italiana che vive e lavora nella città francese. E’ ferita a una gamba e rischia l’amputazione, notizia ancora più drammatica perché la ragazza studia danza. Dopo alcuni giorni finalmente i medici annunciano che la gamba è salva e non va amputata.

A dare la notizia all’inviato del Tg1 è un’amica della ragazza. Dice, visibilmente emozionata: “Siamo molto felici, Angela sta bene e i medici hanno detto che non dovranno amputarle la gamba!”. Domanda dell’inviato: “Sono contenti i genitori?”

Sono contenti i genitori.

Io non dico che non ci siano giornalisti in gamba, ma davvero non si può fare di meglio?

Passo e chiudo qui (per ora).

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Breve riflessione sulla Tampon Tax

 

Quando si parla di Tampon Tax si parla principalmente di civiltà.

Gli assorbenti sono considerati beni di lusso e tassati al 20 %. Sono beni di prima necessità e come tali dovrebbero essere tassati al 4. Oltre all’atteggiamento generale degno di una seconda media quando si parla di ciclo mestruale (“oddio che schifo ha detto mestruazioni!!!111!!” e immancabile battutina) c’è un’altra cosa che non sopporto. Il minimizzare l’importanza di un provvedimento giusto solo per dare adito a una irrefrenabile voglia di fare i conti in tasca alle donne su quanto effettivamente spendano per assorbenti e proteggi slip. Non manca mai il commento del curiosone esperto: “Ma se una donna spende al massimo 50 € in un anno” (DIPENDE!). Oppure: “Ma dai, ma con tutti i problemi che ci sono in Italia ci fermiamo su queste cose!”. Domande che puntualmente arrivano da alcuni (metto volutamente alcuni, perché mi piace molto che una bella parte maschile abbia mostrato solidarietà, uno come Giuseppe Civati in primis) uomini che non hanno la minima voglia di fare uno sforzo per capire.

Se dal portafogli ci rubano dieci centesimi sono solo dieci centesimi che non ci mandano in rovina. Ma erano nostri, non erano dovuti ed è stata una sottrazione ingiusta.Tutto qui.

Detto questo, non per presunzione ma penso di parlare a nome di tutte le ragazze e le donne, piuttosto che metterci a calcolare la spesa mensile e moltiplicarla per tutti i 12 mesi per rispondere a una domanda inutile, preferiremmo abbassarci gli slip e dissanguare sulle scarpe del curiosone esperto di turno.

Vedi come gli passa la voglia.

Il portavoce Amazon

Una strana figura si aggira tra noi. E se siete iscritti a Twitter e lo usate vi sarà capitato di vederla in azione: il portavoce Amazon!!!

Amazon, il colosso del commercio online.

Amazon, quello che mette il lavoratore al centro di tutto. No, ovviamente non è vero, al centro c’è il cliente e al centro del cliente c’è la voglia di acquistare, il più delle volte, cose totalmente inutili, di riceverle in brevissimo tempo senza farsi troppe domande su chi gravi effettivamente tutta questa comodità.

Dicevo, Amazon non è proprio noto per essere un ambiente salutare per il lavoratore. Mega capannoni giganteschi, senza finestre, 24 ore su 24 con la luce artificiale, potrebbero essere le dieci del mattino o le tre di notte, lì dentro non fa differenza. Ma tra notizie di scioperi in occasione di Black Friday, Natale e feste comandate, tra notizie mai smentite di braccialetti elettronici per controllare anche quante volte al giorno i dipendenti necessitino del bagno ecco spuntare loro:

 

Eccoli qui i portavoce Amazon!!!

Questi sono i loro profili Twitter.

Cosa notiamo? La stessa foto copertina per tutti. Il sorriso, ma forse è più adatto chiamarlo “ghigno” di Amazon. Nel nome non può mancare “Portavoce Amazon”.

Gianluca Portavoce Amazon, Paolo portavoce Amazon, Vasco Portavoce Amazon e via dicendo.

Come se tutti ci iscrivessimo col mestiere e il posto di lavoro nel nickname. Ciro il salumiere del Paradiso della Salamella, Franco il pizzaiolo di Pizza a cena, Gino il fabbro della Bottega dell’angolo.

Cos’altro hanno in comune questi account?  Sono tutti dipendenti di Passo Corese e nessuno è felice quanto loro. Volete un esempio? E’ presto detto!

 

 

 

Un altro esempio? Eccolo!

 

Ma in questi account si notano altre cose in comune.

Il nickname mette per primo il nome di Amazon e poi il nome della persona.

Nella biografia appaiono due informazioni a rendere più umano il portavoce, ma anche queste sembrano fatte con lo stampino: una sigla lavorativa (e identificativa), da quanto lavorano in Amazon, cosa amano o adorano fare.

Visto che tutti lavorano al magazzino, spero che abbiano del tempo incluso nel turno lavorativo per cercare tutti quelli che parlano male di Amazon e rispondere a tutti con la solita tiritera. “Ciao Sara Lu, lavoro in Amazon nel magazzino di Passo Corese e bla bla bla bla sono tanto felice, grazie di esistere Amazon”. Ci crediamo tantissimo.

 

Questi account Twitter seguono pochissime persone e scrivono tweet solo se sono notizie o elogi di Amazon. Tra le persone che seguono c’è un profilo di una certa Alise Hawkins (@AliseHawkins8) in cui non appare nessun tweet. Non ha mai scritto niente, né ha messo una foto profilo. Ma se clicchi per vedere chi la segue (25 persone) ecco qua:

Tutto assolutamente normale, tutto per niente inquietante.

Però ti dicono che sono felici.

Senza rendersi minimamente conto.

A me era capitato di parlare sia con Gianluca che con Paolo, perché si danno anche il cambio.

 

Se nel vostro percorso social non vi è mai capitato di incontrarli e siete curiosi di vederli all’opera, potete farlo. E’ molto semplice. Scrivete un tweet che parli male di Amazon o allegate un articolo in cui ex dipendenti raccontano la loro esperienza.

Appariranno come appariva Beetlejuice dopo la terza volta in cui veniva nominato!

E se siete fortunati, troverete anche il Portavoce con lo sdoppiamento della personalità in corso!

 

 

Visto? Gianluca è diventato Vanessa!!

Se cercate un articolo adatto, vi consiglio questo apparso su Internazionale. Provate a condividerlo su Twitter, i nostri portavoce non si faranno attendere!

Cerca di stare tranquillo

Cerca di stare tranquillo.

Questa è una delle mie frasi preferite. La dico spesso. Agli altri e a me stessa. Vedo che tante volte finisce in quella categoria che potremo elegantemente nominare “grazie al cavolo” (l’eleganza sta nell’aver scelto di dire “cavolo” e non altro) e che viene scambiata per una frase fatta per uscire in fretta e indenni da una situazione difficile.

Invece io ci vedo molto altro. Non è uno “stai tranquillo” buttato lì. È proprio un “cerca di stare tranquillo”, nasconde un impegno. È difficile, lo so, ma tu provaci. Impegnati a stare bene e questa per me è tutto fuorché una frase fatta. È un augurio, un buon auspicio, un insieme di parole di speranza.

Ultimamente ho pensato molto a questa frase. A quante volte l’ho detta. A quante persone l’ho detta. A quante volte me la sono detta da sola, fino allo sfinimento, con un accenno di lacrima agli occhi per non sentirmi mai all’altezza. Cerca di stare tranquilla. Grazie incoscienza per aiutarmi in questo.

E ho pensato a quante volte non l’ho detta a te quando avrei potuto farlo. Ed è una cosa che non mi lascia in pace. Avrebbe cambiato le cose? Una frase così semplice lanciata in mezzo a un inferno di emozioni? Non lo so. Non so niente. So solo che non te l’ho detta. So che ti ho detto troppe poche cose. Io, il mio freno a mano tirato, la paura perenne di disturbare. “Ma figurati, avrà tante cose da fare, avrà tante cose a cui pensare”.

Abbiamo avuto il percorso forse più simile. Ma io ero timida, chiusa, impacciata. E forse lo eri anche tu, ma molto più bravo a dissimulare. Su di me si vedeva e si vede. Su di te no. Tu eri davvero ok. Tu sapevi stare al centro, tu eri circondato da amici e li ho visti anche io, in lacrime e col cuore spezzato.

Non mancano le difficoltà per quelli della nostra età. Possiamo sentirci inadatti quanto vogliamo ma la verità è che non è solo colpa nostra. E che è normale non essere sempre pronti a tutto ma questo Paese, questo mondo, questi tempi sembrano non lasciare scampo a chi vuole vivere senza sentirsi inseguito.

Ci hanno bombardato di “se vuoi, puoi”, “dipende solo da te” quando in realtà siamo circondati da “ritenta, sarai più fortunato”.

Non sono neanche riuscita a sentire quel campanello d’allarme che ti ha visto chiuderti in te stesso lasciandoti sentire prigioniero. Ho pensato a un periodo difficile, come quelli che capitano a tutti. E invece era un incubo che si materializzava giorno dopo giorno. Fino a quando non è diventato un mostro ingestibile e non hai visto nessun’altra soluzione al di fuori di quella che ti sembrava una libertà infinita.

Quella pace che qui non hai avuto, l’hai vista lì fuori e hai deciso di prenderla.

E qua rimaniamo noi. Io. Con quel “cerca di stare tranquillo” che mi si ferma in gola e che non sono riuscita a dirti nemmeno quando sono venuta a salutarti. Ha preso il suo posto un “Ma perché? Ma perché?” tra un fiume di lacrime mentre la nostra cuginetta diceva la cosa più bella di tutte: “Io ti voglio bene perché tu sei mio cugino e i miei cugini sono sempre nel mio cuore”.

Io non avevo capito niente.

Adesso sei in pace, sei sereno. Guardo le foto di quando eravamo piccoli, tu in braccio a nonna, io nel passeggino a guardarvi. So che siete insieme, accanto alla nostra cara zia.

La tua libertà ci ha lasciato nello sconforto ma è proprio la tua libertà a dover prevalere. Pensare al mio sconforto mi fa sentire egoista perché la mia pretesa di stare bene sembra quasi un voler surclassare la tua volontà.

Sono passati due mesi. Scoppio ancora a piangere in macchina mentre guido, mi metto a piangere in mezzo ad altre persone o in mezzo alla strada. E anche adesso, sulla tastiera di questo computer mentre, in una sorta di catarsi, affido a questo foglio ciò che mi passa per la testa.

Io, noi tutti, con questo tipo di sconforto troveremo un accordo che ci farà trasformare il tutto in qualcosa di costruttivo.

Quanto a te, non posso che pensarti sorridente e carico di tutti quei sorrisi che qui non hai fatto.

E so che adesso non avrai nessuna difficoltà a ricevere e capire quella che è la mia frase più utilizzata.

Mi dispiace di non aver capito.

Ma adesso cerca di stare tranquillo.

 

L’incapacità di andare oltre, l’incapacità di parlare, la voglia di ridere

Ho nostalgia di questo posto in cui non ho più scritto dopo un brutto periodo.

Adesso ho due possibilità.

La prima è sfogarmi, mettere qui la mia tristezza e forse, egoisticamente, trasmetterla anche a voi che mi leggete e poi tornare alla normalità.

La seconda è andare oltre.

Ma non sono pronta ad andare oltre e non sono pronta nemmeno per ritrovarmi a piangere disperata su questa tastiera. E’ una cosa che devo e che voglio fare, a modo mio, discretamente, ma non adesso.

In modo immaturo non salto l’ostacolo, ma mi fermo prima di esso, prima di affrontarlo. Non mi preparo neanche, mi siedo, mi guardo intorno e cerco cose che mi facciano ridere. E in modo stupido mi soffermo su queste.

Leo Messi ha i soldi che gli escono dalle mutande e per il compleanno del figlio ha preso QUESTO TOPOLINO.

 

(Fonte: a segnalare questo capolavoro è l’utente Twitter di @statutos__ da cui ho preso la foto)

 

Festival di Sanremo 2019 – Quarta serata (in diretta!!)

Va bene, se qualcuno passa di qui per puro caso, ci sono io che commento!!

Adesso attenzione, perché suonano i Negrita con Roy Paci ed Enrico Ruggeri!

La canzone è impreziosita. La prima serata credo che i fonici fossero un po’ in ferie, non si capiva quasi niente di nessun artista. Le altre serate meglio.

22.05 C’è Il Volo (con Alessandro Quarta) quindi posso allegramente mangiare la frutta.

Vabbè, la frutta non l’ho ancora mangiata, i tenorini giocano sporco portandosi un violinista metallaro sul palco, così sono rimasta a guardare. Comunque una cosa va detta, la voce che hanno è straordinaria.

22.27 Incredibilmente il duetto tra Mamhood e Gue Pequeno non è terminato con una retata, me lo sarei aspettato

L’ospite della serata è stato Ligabue e vorrei dire una cosa. Sui suoi ultimi lavori anche io sono molto critica ma lo adoro, gli voglio proprio bene, ha tutto il fascino del gentiluomo, è ironico e autoironico. I suoi primi dischi sono stupendi, dalla prima all’ultima canzone e io questo non lo dimentico. E’ un grande.

22.45 C’è Ultimo che duetta con Fabrizio Moro ma sono qui col mio entusiasmo per il duetto precedente: Ghemon ha ricambiato il favore dello scorso anno e ha chiamato Diodato e i Calibro 35. La sua Rose viola, con la splendida Voce di Diodato è bellissima e io, personalmente, ho così trovato la mia canzone numero 7 preferita di questo Festival (poi ve le dico)

Comunque anche il duetto Ultimo – Fabrizio Moro rende bene, soprattutto perché Ultimo tra dieci anni sarà Fabrizio Moro

Ore 23.09 Nek ci canta la sua canzone che io trovo terribile, per fortuna ospita Neri Marcorè che esegue delle letture interrompendo quello scempio di canzone e facendola durare meno.

Ore 23.18 Hanno appena finito i Boomdabash (l’ho scritto bene??) con Rocco Hunt e i musici cantori di Milano, sono scesi in mezzo alla platea a verificare che il pubblico fosse ancora in grado di alzarsi dalle poltrone. Per fortuna ci riescono.

Sto aspettando gli Zen Circus con Brunori, sono i prossimi e so già che mi piaceranno moltissimo!

23.56 Sono stati ovviamente bravissimi, non ho neanche parole. Splendidi, davvero un’amicizia splendida suggellata dalla loro arte. Meravigliosi!

Hanno suonato anche Nigiotti (ha un suo perché, non è il nulla cosmico degli usciti dai talent) con Paolo Jannacci, ora Loredana Bertè e Irene Grandi.

00.12 Nel mio podio il vincitore è Daniele Silvestri con Rancore. Stasera hanno duettato con Manuel Agnelli, anche lui autore del brano e detta elegantemente, questo pezzo fa spacca il culo a quasi tutti i partecipanti. Io capisco che gli Zen (altri miei preferiti) possano risultare difficili (no, non lo capisco, ma facciamo che mi sforzo) ma Daniele Silvestri lo conosciamo tutti, non riconoscergli la grandiosità di questo pezzo sarebbe una cattiveria immensa.

1.04 Ho seguito senza scrivere. Molto toccante il duetto tra Simone Cristicchi e Ermal Meta. Poi devo ammettere che mi piace anche la canzone di Nino d’Angelo con Livio Cori (e si vocifera sia Liberato), magari senza il truzzo dei Sottotono che si sono portati dietro.

Hanno chiuso Morgan e Achille Lauro. Morgan ha sempre il mio benestare qualsiasi cosa faccia. Ad Achille Lauro cosa riconosciamo? La paraculata perché questa canzone temo ci ritroveremo a canticchiarla.

Comunque, il premio per il miglior duetto è stato vinto da Motta e Nada. E sono contenta, me ne sono piaciuti anche altri, ma mi fa piacere perché temevo che Motta passasse inosservato, relegato al “ma chi è questo??” (purtroppo come cultura musicale non siamo messi benissimo vedi le vendite di Alessandra Amoroso) e invece eccolo, tiè, premio portato a casa.

Il pubblico purtroppo ha fatto qualche “Buuu”, capre ignoranti, come vi permettete?? “Buuu” lo fate a casa vostra, non in pubblico!

Asini!

Vabbè, me ne vado a letto.

Buonanotte!

Domani c’è la finale!!

 

Festival di Sanremo 2019 – In diretta!

Visto che sono le 22.30 sarò telegrafica con tutto quello che mi ha colpito fino a ora.

Felicissima per gli Zen Circus che portano la loro musica su quel palco. Sono in giro da 20 anni, sono amati da 20 anni, suonano nei locali grandi e piccoli. Ecco come si fa la carriera e mi scoccia beccare i soliti commenti “Ma chi sono gli Zen Circus???”. Aprite Youtube, Spotify e scordatevi che la musica italiana giri intorno a Emma Marrone, per pietà!

Daniele Silvestri è certezza, una canzone fortissima con un tema sociale fortissimo. Splendido.

Claudio Bisio, con il suo monologo, ha fatto con intelligenza e simpatia quello che Salvini avrebbe voluto fare con cattiveria e ignoranza. Ma per l’appunto, con la cattiveria e con l’ignoranza non ottieni niente di buono, non ci pensi nemmeno a fare una cosa bella e soprattutto, non ci riesci.

Sono contenta anche per Motta che ha portato il suo stile.

Lo scorso anno la qualità delle canzoni era molto alta, non c’era una canzone brutta, erano scelte con cura. Quest’anno, visto che si vocifera che ci sia stata una presenza un po’ più “massiccia” delle volontà discografiche, il mio sospetto è che le canzoni belle siano scelte da Baglioni e quelle di merda dalle volontà discografiche.

Felicissima anche di aver visto Simone Cristicchi, l’amico di Villaputzu (il mio paese), come lo chiamo io da quando è venuto a suonare al mio paese. Mi piace anche la canzone dei Negrita.

Poi. Achille Lauro. Qualche giornalista ha dato 8 alla canzone di Achille Lauro quando l’ha sentita in anteprima, mi hai fatto incuriosire, giornalista, ti cercherò fino a casa tua e te la farò pagare. Una paraculata di canzone, coi nomi dei grandi della musica ficcati in mezzo e Rolls Royce messo a cavolo come titolo e ritornello. Paraculata, non ci siamo. Per me è no.

Non sono una grande fan degli Ex Otago ma sono contenta per tutti quei gruppi indie che arrivano su quel palco dopo anni passati a suonare ovunque.

Lo scorso anno Baglioni è stato un po’ criticato per aver tagliato fuori tutti i superstiti di Amici di Maria de Filippi.  Quest’anno li ha chiamati, solo per dimostrarci quanto avesse ragione a snobbarli.

Vabbè, siamo alla fine della prima serata, suona Mamhood, ho un pochetto di sonno.

A domani!!

 

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