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Silenzio

Più in là vi racconterò perché sono muta da un mese.

Blog, mi manchi!!

Torno!

 

Placebo ♥ Sardinia

Il 14 luglio si è diffusa la notizia.

A circa 150 chilometri da me, precisamente nel territorio di Arbus, i Placebo hanno soggiornato per qualche giorno, in gran segreto, per realizzare il videoclip di Jesus’ Son, inedito di A place for us to dream, album in uscita a ottobre che celebra il ventennale della band.

La notizia mi ha lasciato in corpo sensazioni contrastanti.

La gioia del loro amore verso l’isola, la MIA isola, la fusione tra la mia terra e la loro musica, che io adoro da quando ero una neanche quindicenne che diceva addio per sempre al pericolo della musica commerciale e delle boy band per giurare fedeltà eterna a una colonna sonora delle mie giornate più ricercata, più originale, meno ovvia e meno conosciuta.

I Placebo, da allora, sono roba mia.

E se la MIA band dichiara di amare la MIA terra tanto da sceglierla per il suo videoclip e non di usarla come cornice, ma di sposarne la cultura e di renderla protagonista, la gioia è ancora più incontenibile.

Non è solo il ritorno musicale del tuo gruppo, è il tuo gruppo che sceglie la tua casa per dire al mondo intero che sta tornando.

D’altro canto la notizia mi ha anche in parte sconvolto, lasciandomi quel retrogusto di occasione persa per non aver potuto sapere prima di questo set blindato e di non aver tentato l’assalto. Sarei partita subito a cercarli!

La canzone è bellissima.

Le prime frasi sono recitate in sardo e in sottofondo si sente un canto tipico.

Il videoclip, uscito ufficialmente il 19 agosto, è girato nella spiaggia di Scivu (Arbus), le scene a cavallo girate nel villaggio San Salvatore, già location di molti spaghetti western.

Ci sono i Boes di Ottana, le maschere tradizionali barbaricine, nel making of indossate dallo stesso Brian Molko.

C’è Gionata Feuer Frei, artista sardo, molto più di un semplice sputafuoco.

La regia del making of del video è di Maurizio Abis, della casa di produzione sarda Bibigula.

 

Bologna, 2 agosto 1980

 

Le 10.25.

Il 2 agosto 1980.

La Strage di Bologna.

85 persone morte.

Non è Stato nessuno. Nemmeno questa volta.

Qui sotto lascio una bellissima puntata di Blu Notte che racconta perfettamente quanto sia drammatica e inquietante questa data. E perché non dobbiamo dimenticarla.

La bambola gonfiabile

Sembrano lontani i tempi in cui ad animare le discussioni domenicali erano le gesta non sportive di un giovanissimo Valentino Rossi che cercava di sbeffeggiare il suo rivale Max Biaggi. Era il 1997, quando di Max Biaggi si parlava più come personaggio dello star system che come pilota, e Valentino Rossi, dopo una vittoria (circuito del Mugello, mi sono persino informata) fece il giro d’onore in moto trasportando una bambola gonfiabile.

All’epoca Biaggi aveva una relazione con Naomi Campbell e più in generale si faceva fotografare spesso con diverse bellissime donne dello spettacolo.

La bambola gonfiabile sbeffeggiava il fatto che Biaggi ottenesse più risultati sul gossip che in pista.

Era il 1997 e Valentino Rossi aveva 18 anni.

Andiamo avanti di quasi vent’anni. 2016. Non parliamo più di rivalità sportiva, né parleremo di argomenti scottanti quali addio al celibato o cose del genere. Non parliamo neanche di screzi tra diciottenni, dato che i protagonisti sono adulti e personaggi (nel bene e nel male) affermati nella politica nostrana.

Matteo Salvini, che di anni ne ha 43 e che di mestiere fa il politico con attività da europarlamentare e da leader della Lega Nord, si presenta a una convention della Lega con un siparietto secondo lui comico: “C’è la Boldrini qui!”. Dice così per annunciare sul palco l’arrivo di una bambola gonfiabile.

Che classe! Che eleganza! Quarantatre anni spesi benissimo.

Perché abbiamo il dovere di scandalizzarci? Intanto per l’azione di pessimo gusto. Poi perché questa storia non fa che confermare un problema che esiste in Italia e di cui non si parla abbastanza.

Il sessismo. Paragonare una donna a una bambola gonfiabile è sessista. Punto. Se la prima reazione è “ma dai, ma che c’è di male?” avete un problema. Leggendo i commenti di alcuni utenti nelle pagine dei quotidiani nazionali, tra tanti commenti indignati ne ho trovati altri in cui si sottolineava che la Boldrini non merita rispetto perché è un pessimo politico.

Benissimo, opinione più che legittima. Peccato che il sospetto che questa opinione derivi da quei link bufale di facebook in cui puoi affibbiare qualsiasi castroneria alla Boldrini sia altissimo. Le argomentazioni: “Ha più a cuore gli immigrati degli italiani” “è razzista con gli italiani”. A breve apparirà anche “vuole che impariamo il Corano” me lo sento. Tutte quelle frasi che la Boldrini non ha mai detto ma se provi a farlo notare parte la lotta con i mulini a vento.

Non ti dicono mai una motivazione vera e se anche li smentisci su tutti i fronti, concludono comunque con “ma tanto conoscendola potrebbe anche dirlo!”. Conoscendola. Come se ci pranzassero insieme tutti i giorni. Non sanno chi sia la Boldrini, non sanno cosa faccia una Presidente della Camera, però berciano e più scadi nelle offese, più hai ragione.

Salvini fa questo. Lui magari sa chi sia la Boldrini e che ruolo abbia, ma il suo punto di forza è lo stesso di chi lo ignora. Denigrare sempre e comunque, ad ogni costo e con qualsiasi mezzo.

Uno che si presenta con una bambola gonfiabile e dice “questa è la Boldrini” che concezione può avere della donna e delle altre persone? In un solo gesto ha mancato di rispetto a una donna e a tutte le donne, al suo ruolo politico, alle istituzioni che anche lui rappresenta.

Ma per tutti era solo un gioco, uno scherzo. Perché l’offesa sessista, per una donna, è quasi sempre meritata. Che cosa abbia fatto la Boldrini per meritarla non è dato saperlo. E no, non basta pensare che non sia brava a fare politica, perché puoi usare termini come incapace, che è la stessa cosa che io penso di Salvini.

Con la differenza che né a me, né a nessuno verrebbe in mente di prendere un bambolotto gonfiabile e dire che Salvini sia buono solo a svolgere solo quel ruolo. Invece per la Boldrini, la Boschi, la Madia, la Carfagna, la Raggi sì, è concesso.

Perché? Ho accomunato appositamente tutte le donne di diversi schieramenti.

Ho parlato tante volte di femminicidio e violenza di genere: parte tutto dal sessismo. Non l’abbiamo ancora capito.

Se la Boldrini vi sta antipatica fate così: immaginate che una persona qualsiasi prenda una bambola gonfiabile e vada in giro a dire che quella è vostra sorella, vostra madre, la vostra fidanzata. O se siete donne (tante donne hanno difeso Salvini) che qualcuno dica che quella bambola gonfiabile siete voi.

La politica è una cosa seria. Come ha fatto a cadere così in basso?

Uomini come Sandro Pertini, Enrico Berlinguer, Aldo Moro (giusto per nominare i primi che mi vengono in mente) avrebbero mai pensato di esprimersi in un modo così becero nei confronti di Nilde Iotti per una divergenza di opinioni?

Questo è il post che Matteo Salvini ha pubblicato sulla sua pagina facebook l’8 marzo.

 

Salvini 8 marzo

Un abbraccio a tutte le donne.

Buona vita sempre.

Anche quando prenderò una di voi e la paragonerò a una bambola gonfiabile.

Analisi del testo – Il Gelatino

Cari amici, tra tante cose inaccettabili e insopportabili di questo periodo, uno di questi era sicuramente l’assenza della mia rubrica “Analisi del testo”, in cui analizzo i testi di diverse canzoni. Non necessariamente di canzoni che io trovi particolarmente brutte, ma con un testo degno di nota, nell’accezione più negativa del termine.

Così ho deciso di riprendere.

E di partire raschiando il fondo del barile.

La musica partenopea ci offre una splendida famigliola, padre-figlio-figlia, tutti impegnati nella musica. Siccome è estate, la canzone che ho scelto è la più adatta a questa stagione.

Si intitola “Il gelatino” e la canta questo baldo giovane che corrisponde al nome di Jo Donatello e che vi propongo in questa accattivante locandina.

Come sempre, in rosa e tra parentesi quadre, il mio personalissimo commento.

 

IL GELATINO [E partiamo già malissimo dal titolo]

Ricciolina così
da morire tu sei,
sulla spiaggia stasera
voglio amarti di più. [E fin qui ci può stare]
Con il caldo che fa
stare in casa è follia,
Dai, con me vieni via [Dove andiamo?]
a gustare un gelato
più fresco che c’è. [Si dice IL gelato più fresco che c’è, non UN, Jo, che mi combini?]

Ti piace? Ti piace?
Ti piace il gelatino? [Sì, mi piace]
A gusto di panna, pistacchio e noccioline! [E no, che abbinamento però!]
Ti piace? Ti piace?
Ti piace il gelatino?
Poi la fragolina la devi dare a me! [PUOI RIPETERE SCUSA??]
Ti piace? Ti piace?
Ti piace il gelatino?
A gusto di panna, con crema e cioccolata! [Meglio l’abbinamento MA PUOI RIPETERE SCUSA??]
Ti piace? Ti piace?
Ti piace il gelatino?
Poi la fragolina
la devi dare a me! [Ma per puro caso ci troviamo 
Poi la fragolina  davanti a un sottilissimo e assolutamente
la devi dare a me! nascosto doppio senso?]
Ti piace?

Ricciolina così
Tu mi piaci di più.
Vieni, baciami ancora [Ancora? Ma chi ti ha mai baciato, ma chi ti conosce?]
come sai fare tu.
Con il caldo che c’è
stare in casa perché?
Dai, con me vieni via
a gustare un gelato più fresco che c’è. [E dai ancora con UN, si mette IL, è il superlativo relativo di maggioranza!!]

Ti piace? Ti piace?
Ti piace il gelatino?
Al gusto di panna, pistacchio e noccioline!
Ti piace? Ti piace?
Ti piace il gelatino?
Poi la fragolina la devi dare a me! [Piuttosto la cintura di castità]
Ti piace? Ti piace?
Ti piace il gelatino?
Al gusto di panna, con crema e cioccolata!
Ti piace? Ti piace?
Ti piace il gelatino?
Poi la fragolina la devi dare a me!
Poi la fragolina la devi dare a me!
Ti piace? Ti piace?
Ti piace il gelatino?
Al gusto di panna, con crema e cioccolata!
Ti piace? Ti piace?
Ti piace il gelatino?
Poi la fragolina la devi dare a me!
Poi la fragolina la devi dare a me!

Ti piace il gelatino,
la fragolina a me… [Aspetta e spera]

 

Ve l’avevo detto che avrei raschiato il fondo del barile. Siccome so che adesso morite dalla voglia di ascoltare la canzone, eccola qui.

So che lo state pensando anche voi: bentornata analisi del testo!!

 

Io donna con gli shorts

In questi due giorni la stampa sembra che si sia accanita su un indumento: gli shorts.

I pantaloncini corti. Niente da dire. Possono piacere o non piacere. Il punto è che ben due testate giornalistiche, Io Donna e Vanity Fair, hanno affrontato l’argomento non dal punto di vista dell’indumento in sé, ma dal punto di vista di chi giudica chi li indossa.

A rompere il ghiaccio è stata Io Donna. In sostanza, dando della cicciona a una ragazza assolutamente normopeso. Allego fotografia con tanto di didascalia.

 

shorts

“Peccato che non sia così magra da poterli indossare con disinvoltura”

Si tratta di una giovanissima attrice inglese di 19 anni, Chloe Moretz, fidanzata col figlio di David Beckam.

Tempo poche ore, appare su Vanity Fair un articolo intitolato “Perché usi gli shorts se sembri uscita da un quadro di Botero?”.

Adesso. Non mi metto a fare la paladina della giustizia perché questa brutta abitudine di criticare il vestiario altrui, neanche fossimo destinatari ogni giorno dei più pregiati capi di abbigliamento cuciti su misura per noi, appartiene ahinoi a tutti.

È capitato a tutti di vedere delle ragazze non troppo in linea con la pancia di fuori, di pensare “e una maglietta più lunga?” quando non il più acido “ma uno specchio in casa?”. È capitato a tutti, ammettiamolo. E ammettiamo anche che il più delle volte non lo diciamo per davvero, ma anche per una sorta di invidia che traspare nel momento in cui ammettiamo ad alta voce “Se una cosa così non la metto io…”. Ecco, appunto. E perché non la indossi tu? “Perché non mi sta bene, perché poi mi ridono dietro, perché poi chissà cosa dicono, perché ho la cellulite e la vedono tutti”. Però in fondo invidiamo chi fa quello che vuole senza pensare a quello che dicono tutti.

Tutti chi? Persone che tutto potrebbero fare tranne che dare giudizi sul fisico altrui. Noi, senza andare troppo lontano. Noi giudici e noi giudicati.

“E ma se lo facciamo tutti perché allora non può scriverlo una giornalista?”. Perché tra fare un commento acido all’orecchio della tua migliore amica e farlo su una testata giornalistica nazionale (e che con i mezzi di comunicazione di oggi non ci metterà molto a diventare internazionale e a giungere alla diretta interessata) c’è una gran bella differenza.

Che non è una questione di “essere falsi”, frase fatta che non accenna a smettere di andare di moda, ma di essere educati e di ricordarsi principalmente che ognuno si veste come vuole.

Altrimenti, se tutto questo è concesso, da questo momento siamo anche noi tenuti a fermare tutte le persone che ci troviamo davanti e a dire loro se secondo noi sono vestiti bene o male. Ovviamente gli altri faranno lo stesso con noi quindi prepariamoci a sentirci dire: “Guarda, questi pantaloncini mi piacciono ma ti stanno malissimo!”. Oppure: “Ma che bella maglietta, l’hai pagata un euro al mercato?”. E rispondere, scadendo: “Questo abito l’avrai pagato cento euro ma ti sta di merda uguale, non ti sei accorta?”.

Riflettiamoci: è il caso?

No, non lo è. Dato che siamo strapieni di difetti, se proprio non riusciamo a migliorare, facciamo almeno in modo che le nostre cattiverie non feriscano nessuno. Che ribadisco, non è essere falsi o non potersi autocelebrare con il più classico “Ah ma io dico sempre quello che penso!” anche perché il più delle volte pensiamo tante di quelle cazzate che sarebbe meglio tenerci per noi e per quei pochi disgraziati che ci conoscono.

Curvy. Se sfogliate le pagine del mio blog potrete trovare diversi post (diversi… in realtà mi pare solo uno o due) che parlano di curvy. E mi schiero contro questa “moda” principalmente per un motivo. Non credo debba esistere un orgoglio curvy, come non deve esistere un orgoglio skinny, e le conseguenze sono queste:

xl

Una lotta tra “Chi è meglio tra balene e scheletriche?”. Terribile. “Le donne vere sono così” e chi non è così è una donna falsa.

L’ho detto una volta e lo ripeto. Dare della cicciona è offensivo quanto dare della scheletrica. E in sostanza ci dimentichiamo una cosa fondamentale: se ci guardiamo allo specchio e quello che vediamo ci piace di che diavolo stiamo parlando? Chili in più o in meno? Ma che diavolo significa?

E se quello che vediamo non ci piace? Possiamo decidere di cambiare anche adesso.

E non ho affrontato, volutamente, la questione più importante: la salute. Tutto deve ruotare intorno alla salute. Questo è l’unico fattore che deve incidere sul peso di una persona.

Per il resto penso proprio che sul peso degli altri, dovremmo tutti farci una padellata di cavoli nostri.

Ho parlato alla prima persona plurale apposta: è anche un mea culpa.

#Iodonnacongliahorts. Una fashion blogger, Iris Tinunin, (il suo sito è Stylosophique) per protestare contro le didascalie di Io Donna ha lanciato l’hashtag #iodonnaconglishorts invitando tutte le ragazze a fotografarsi indossando i pantaloncini e a pubblicare la foto sui vari social network. Ho aderito anche io, eccomi qui. E’ stato divertente, tantissime ragazze hanno partecipato e vi invito a continuare a farlo.

DSCN1062

Chiudo riproponendo una bellissima frase di Non volermi male, una canzone di Carmen Consoli.

“Certe volte l’importante è vedersi più belli
Quanto basta per sentire che il mondo è vicino
E non è perfetto”

Via D’Amelio

 

E’ un periodo talmente incerto e insicuro che non ho nemmeno parole.

Se non sappiamo ancora la verità è perché i colpevoli, i veri colpevoli, sono vivi. La morte di Provenzano non serve quasi a niente. Per una pessima persona che se n’è andata, tante altre, altrettanto (se non anche più) responsabili sono ancora qui a compiacersi di quello che hanno fatto 24 anni fa.

In questi giorni le parole d’ordine sono “allarme terrorismo” e io non vedo molte differenze dalla mafia nostrana. Si tratta sempre di qualcuno che chiude un occhio e pure l’altro e poi accorre per primo sul luogo della strage a gridare vendetta e a cercare un colpevole di facciata.

Assieme a Paolo Borsellino se ne andarono 4 ragazzi e una ragazza.

Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina, Claudio Traina e la nostra Emanuela Loi.

Parliamo di mafia. Che non è solo quella di coppole e lupare.

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