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Artan

29 gennaio 2013

I telegiornali nazionali non ne hanno parlato e io un pensiero voglio lasciarlo qui.

 

Pochi giorni fa un 18enne di Villasor, Nicholas, aggredisce Artan, un barista 45enne. Artan lo sgrida perché Nicholas prende a calci un distributore di sigarette. Nicholas esagera, lo aggredisce fino a mandarlo in coma. Dopodichè si sfoga su facebook.

 

“cess cess mi devo sempre mettere nei casini ma che cazzo gente di merda …!te lo avrei voluto dare più forte quel cazzo di calcio in faccia a su mancu di crepasta bruttu fill e bagassa“.

 

Per i non sardi, traduco il finale… “Almeno saresti morto, brutto figlio di …” Non c’è il minimo rimorso, il minimo pentimento in queste frasi e dopotutto, cosa ci si può aspettare da un ragazzo che si scaglia contro oggetti e persone con una facilità estrema?

 

Nicholas comunque è riuscito nel suo intento e Artan non ce l’ha fatta. I suoi familiari, come ultimo omaggio alla vita, hanno deciso di donare gli organi del loro caro affinché possa salvare altre persone.

 

Che cosa ci rimane? Come da tutte le cose, da tutte le situazioni, ci rimane da riflettere e possibilmente da imparare.

 

Rimane un 18enne colpevole, che deve pagare per quello che ha fatto.

 

E qui vorrei fare una piccola riflessione. Sui giovani, sui ragazzini, che forse sono troppo difesi e invece andrebbero un po’ più responsabilizzati.

 

I ragazzini, quando viaggiano intorno ai 16-18 anni, non sono poi così piccoli. Nonostante gli anni siano pochi, sono abbastanza per rendersi conto e per capire. A 18 anni lo sai che se prendi a calci e a pugni una persona gli fai male, anche molto male.

 

Non accetto alcun tipo di giustificazione, non accetto che il sindaco di Villasor dica che prova profondo dispiacere anche per il ragazzo, perché si trova in una situazione che non riesce neanche a capire.

 

Eh no, proprio non ci siamo. Artan si è trovato in una situazione incomprensibile. Ma questo bulletto, che a quanto sembra ha proprio il vizio di prendersela con i più deboli, sapeva e sa benissimo quello che ha fatto.

 

Lo ribadisco, 18 anni non sono così pochi.

 

E ci tengo molto a dirlo, anche se viviamo in un paese che considera ragazzi anche i 50enni…

 

E’ un omicidio, ci vuole il carcere. E mi unisco a quello che Claudia Aru scrive nel suo blog. Gli troveranno mille attenuanti, ma quello che merita più di tutto è l’emarginazione. Il sentirsi indesiderato a casa sua.

 

E’ una storia terribile. Spero che i genitori di tutti i ragazzini e le ragazzine (oltre ai loro figli ovviamente) ci riflettano su, soprattutto quelli che sono pronti a difendere in tutto e per tutto quello che fanno i loro figli, appellandosi proprio alla giovane età e a una serie di non precisate difficoltà, quando a dire il vero, l’unico problema è che questi nuovi futuri adulti hanno avuto decisamente troppo dai loro genitori, senza conoscere il valore di niente.

 

Con tanta amarezza nel cuore, il mio pensiero più grande va ad Artan.

 

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One Comment
  1. Vanno responsabilizzati e soprattutto…disciplinati! L’emarginazione, “il momento di rabbia” non possono essere un alibi per omicidio: hai 18 anni?? Vai via, emigra. Forse lo hai già visto, ieri su twitter c’era l’hashtag #sucamelamonti (conseguente alla proposta di ridurre le vacanze scolastiche), dei nostri simpatici teenagers o bimbiminkia che di si voglia. Come puoi tu, ragazzino, rivolgerti ad un senatore con quel tono? Sì, manca davvero il senso del rispetto e dei limiti alle proprie azioni/parole.

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