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Guarda l’alba

16 maggio 2014

Non aggiorno da 16 giorni e mi sembra passato un secolo.

Ho perso una persona cara e non riesco ad accettare la cosa. Molto più di una cara zia. Una guerriera e il pilastro della mia famiglia. Non amo parlare delle mie cose personali qui ma stavolta è più una necessità.

Ciao zia,

spero che riuscirai a perdonarmi se non sono riuscita a guardarti per l’ultima volta. Mi hanno detto che dormivi e fino all’ultimo ci hai dimostrato la tua forza innaturale. Una malattia così brutta che non ti ha cambiato per niente. Penso al venerdì di due settimane fa, non ho fatto altro che piangere e sperare fino a quando non ci hanno avvisato che avevi deciso di andare via. Allora ho continuato solo a piangere.

Troppa sofferenza non è vita ma, forse egoisticamente, ero certa che ce l’avresti fatta. Che saresti ancora andata avanti. Perché non ho mai incontrato e conosciuto persona più forte di te. E’ una fortuna che ti abbia avuto come zia, proprio io, che con un centesimo del tuo coraggio e della tua forza sarei mille volte meglio. Di te ho sempre ammirato tutto e nutrivo una sana invidia della tua conoscenza infinita, del fatto che ti basta leggere una nozione una volta per ricordarla tutta la vita.

Sai, il giorno del tuo funerale, il sacerdote ha detto una cosa che non ho mai sentito dire per nessuno. “Dovete essere grati per quello che ha fatto”. Sei una maestra di mestiere ma lo sei al di là della scuola.

Oggi non ho pianto come gli altri giorni, non ancora almeno. Mi ero ripromessa di non chiudermi in me stessa e invece è proprio quello che sto facendo. Sto sbagliando ma poi andrà meglio, pare che si possa andare avanti. La cosa che più mi fa male è che da quel maledetto 2 maggio sento che qualcosa si sia spezzato e che non tornerà più come prima. La vita ci mette di fronte a questo, non sei la prima persona cara che ho perso. Solo che sei la prima per cui io abbia mai sofferto così tanto e la prima per cui non riesca per niente ad accettare la cosa.

Mi sono capitate tra le mani delle foto di quando ero piccola e ho pensato che c’eravamo tutti e sono scoppiata di nuovo a piangere. Non riesco ancora a vederti in fotografia ma ti ho impressa nella mia mente ed è come se ti avessi davanti. Non riesco a parlare di te senza piangere e mi sembra di sentirti mentre mi sgridi e mi dici di svegliarmi e di pensare piuttosto a cosa fare di me. Eppure tutto quello che faccio mi sembra inutile e ho la sensazione che anche se piano piano le cose miglioreranno, niente tornerà come prima.

Mi manchi da morire ma so che adesso, per sentirti, mi basterà guardare in alto per avere un conforto che va oltre una semplice linea telefonica. Avevo sempre paura di disturbare.

Grazie di tutto e che fortuna immensa, per me, quella di averti in famiglia.

Aiutaci, come hai sempre fatto quaggiù.

Ciao zia. 

 

Già natale
Il tempo vola
L’incalzare di un treno in corsa
Sui vetri e lampadari accessi
Nelle stanze dei ricordi
Ho indossato una faccia nuova
Su un vestito da cerimonia
Ed ho sepolto il desiderio intrepido
Di averti a fianco
Allo specchio c’è un’altra donna
Nel cui sguardo non v’è paura
Com’è preziosa la tua assenza
In questa beata ricorrenza
Ad oriente il giorno scalpita
Non tarderà

Guarda l’alba che ci insegna a sorridere
Quasi sembra che ci inviti a rinascere
Tutto inizia, invecchia
Cambia forma
Amore tutto si trasforma
L’umore di un sogno col tempo si dimentica

Già natale
Il tempo vola
Tutti a tavola che si fredda
Mio padre con la barba finta
Ed un cappello rosso in testa
Ed irrompe impetuosa la vita
Nell’urgenza di prospettiva
Già vedo gli occhi di mio figlio e
I suoi giocattoli per casa

Ad oriente il giorno scalpita
E la notte depone armi e oscurità

Guarda l’alba che ci insegna a sorridere
Quasi sembra che ci inviti a rinascere
Tutto inizia, invecchia
Cambia forma
Amore tutto si trasforma
Persino il dolore più atroce di addomestica

Tutto inizia, invecchia
Cambia forma
Amore tutto si trasforma
Nel chiudersi un fiore al tramonto
Si rigenera

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