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Maturità 2014

18 giugno 2014

Guardo Spagna – Cile e cazzeggio sul pc.

E mi è venuta l’ispirazione per scrivere un post. Oggi si parla tantissimo degli esami di maturità e al solo pensiero mi viene l’ansia. Penso ai ragazzi che dormiranno malissimo in questi giorni e avranno i nervi a fior di pelle. E terminata la preoccupazione degli esami, comincia poi quella di rito: “E ora che cavolo faccio?”.

Ma il mio pensiero agli esami di maturità in realtà non riguarda l’ansia tipica del momento. Riguarda gli argomenti. Ebbene, in tutti questi anni, quando sentivo gli autori che venivano scelti per la prima prova, il mio pensiero è sempre stato lo stesso. Ovvero che sono autori che nei 5 anni di scuole superiori, non ho mai sentito nominare dagli insegnanti. Programmi scolastici spiegati alla bell’e meglio, mai portati a termine e mai fatte verifiche vere e proprie. Brevi cenni alle biografie degli autori che andavano comunque bene se studiate a memoria e ripetute a pappardella pur di togliersi di mezzo la noia delle interrogazioni.

Mai un’opera studiata come Dio comanda. Poesia? Non pervenuta. Altro che prima prova di oggi, quando l’unico Quasimodo che io e i miei compagni abbiamo sentito nominare a scuola al massimo era il Gobbo di Notre Dame. Non ci giurerei, ma probabilmente alcuni miei compagni ancora oggi conoscono solo quel Quasimodo, il gobbo.

Ricordo bene che in cinque anni di scuola, non ho mai nemmeno sentito nominare Ernesto Che Guevara. Meno male che uno straccio di curiosità l’ho sempre avuta e che mi sono iscritta all’università.

Una classe di una ventina di persone diplomata in ragioneria che non sa nulla di economia aziendale perché l’insegnante, in tutti i cinque anni, era troppo impegnata a non venire a scuola. Un inglese approssimativo con una professoressa che faticava persino a dire “Pepsi”. Insegnanti di francese con forte accento della propria regione alla prima esperienza scolastica. Insegnanti di matematica, le donne bravissime, gli uomini Dio ce ne scampi. Insegnanti di economia e diritto che lanciavano voti a casaccio, anche senza interrogare nessuno.

Se un bel giorno qualcuno del ministero dell’istruzione dovesse avviare un indagine sui nostri cinque anni scolastici, ci annullano il diploma e ci rispediscono a scuola.

Quasi quasi non mi dispiacerebbe.

Non per i compagni, né per l’ambiente.

Proprio per la didattica. Ci penso e me ne vergogno.

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