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I commentatori dell’Unione Sarda

25 agosto 2014

Unione

L’Unione Sarda è il principale quotidiano sardo. Qui a casa mia c’è sempre stato, mio padre esce presto tutti i giorni e torna col giornale.

Se ne dicono tante sull’Unione, molti non lo definiscono un giornale serio, altri dicono direttamente che non valga una cippa e qualche volta, devo dire, ha preso delle cantonate pazzesche. Quella che ricordo più di tutte, un mega titolo in prima pagina: “Cagliari: ville con piscina ai Rom”.

Non vi dico cosa si è scatenato. L’odio profondo di chi una casa non ce l’ha e molto probabilmente non ha neanche mai fatto un cazzo per averne una. La rabbia contro un comune che aiuta i Rom e non i cagliaritani.

Poi quelli che davvero sono in difficoltà, che magari hanno letto con l’amaro in bocca e poi sono andati a lavorare o a cercare qualcosa da fare.

Ma era una bomba esplosa e la situazione era pesante. L’unico modo per rimediare era dire come stavano le cose. Ovvero, che dopo lo smantellamento di un campo Rom, dieci famiglie sono state spostate in una vecchia villa abbandonata, con una piscina senz’acqua e pericolante sul retro. Dieci famiglia in una sola villa.

Lo reputo un errore gravissimo da parte di un giornalista, fatto per fomentare una polemica più che facile e scatenare un caso. Missione compiuta, ma una volta perso il controllo è stato necessario correggere il tiro.

Con l’arrivo di Facebook, anche i giornali si sono dovuti adeguare. E cosa ben peggiore, con l’arrivo di facebook, i pacifici commentatori dell’unione sarda, quelli che se gli indichi la luna loro guardano il dito, hanno la possibilità di esternare tutti i loro terribili pensieri.

Leggere i commenti sulla pagina FB dell’Unione è un atto di masochismo e io ogni volta ci casco. È un ritrovo di italiani medi da fare spavento. Leggi quei commenti e pensi che tutto il marciume che c’è in Italia, forse forse ce lo meritiamo.

Il tipo di commenti pubblicati è decisamente inaspettata e originale.

Sono sempre tre le tipologie di commento:

  1. I nostri marò
  2. Noi italiani
  3. Ognuno a casa propria

Finito. Perché qualunque sia la notizia, questi sono i commenti preferiti da tutti. Arrivano in Italia i bambini del Congo? Ecco serviti i Marò. Arriva di passaggio Meriam, la ragazza sudanese condannata a morte e poi partita in America? Tornano i marò e subentrano gli italiani che sono poveri e vanno aiutati prima degli altri. Ah, naturalmente nessuno di loro si è preso la briga di leggere l’articolo intero, bastava solo il titolo.

Barcone di migranti che arriva in Italia? Tutti e tre i punti in ordine sparso.

Barcone di migranti che affonda? Nuovamente tutti e tre i punti, ma solo dopo una vergognosa sequela di commenti di festeggiamento.

Per i commentatori dell’Unione Sarda, prima di tutto ci sono gli italiani e l’Italia. Sempre e comunque. E loro si ergono a paladini di questa italianità. Eh già. Loro e l’Italia sono una cosa sola.

Un vero peccato che pur essendo nati e cresciuti in Italia (e a giudicare dal modo in cui ragionano dubito abbiano mai messo il piede fuori, non dico dall’Italia, ma neanche dal loro paese) ancora la lingua per loro rimanga un mistero!

E’ tutto un fioccare di “loro ci anno stancato” “l’hanno scorso” “Non sono razista però” “Ogniuno a casa sua” “Li immigrati non gli vogliamo” “Aiutiamogli a casa loro” e via dicendo. Quanti strafalcioni ancora riuscite a immaginare? Fate pure come se ci fossero. Perché ci sono.

Ma che diavolo di italianità stanno difendendo, se persino gli ultimi migranti arrivati col barcone in dieci giorni riuscirebbero già a parlare e ad esprimersi meglio di tutti loro messi insieme?

Ma non ce l’hanno solo con gli stranieri. Ce l’hanno anche con gli italiani che vanno all’estero, che magari sono cooperanti e poi si trovano nelle mani sbagliate. Come successe per Rossella Urru, come succede ancora per Giovanni Loporto (che nemmeno sanno chi sia oltretutto) e come è appena successo per Greta e Vanessa, le due giovanissime cooperanti rapite in Siria pochi giorni fa.

Loro hanno la colpa di essere andati ad aiutarli a casa loro (proprio come hanno proposto di fare) e adesso, siccome noi siamo poveri, si arrangiano, lo Stato non deve fare niente per liberarli, almeno non prima di aver liberato i due marò.

Ah, nemmeno a dirlo. Le ragazze pagano doppio. Perché sono ragazze e chissà cosa sono andate a cercare così lontano…

L’idea che fare la cooperante sia un mestiere non li sfiora per niente. Credo che in troppi pensino che fare la cooperante e fare la badante sia la stessa cosa. Che ingenui i cooperanti, perché se ne vanno nei posti di guerra? Perché non se ne vanno a Formentera a gestire un campo profughi di ex calciatori assieme a Bobo Vieri dove al massimo devono coordinare le operazioni per giocare a 1 2 3 stella? Proprio non li capisco.

Poi beh, a seconda delle notizie si può anche variare. Guardate qui per esempio:

Gramsci

Traduzione del commento: “ma che cazzo me ne frega e datemi da lavorare”

Uno che Gramsci non l’ha neanche mai sentito nominare, che scrive in dialetto perché sicuramente non lo sa distinguere dall’italiano, che piange miseria ma è coperto di piercing e tatuaggi (sono andata a sbirciare nel suo profilo) ha pure il coraggio di lamentarsi di non avere un lavoro?

Un lavoro, perchè sono poveri e non possono comprare niente, però col cavolo che rinunciano all’abbonamento fastweb o col cavolo si comprano un cellulare senza connessione a internet.

Quella gente che non si rende conto che non è sempre il caso di dire quello che si pensa, anche perché pensano solo stronzate. E sarebbe tanto meglio se evitassero di spargerle in giro.

Invece no, facciamo sapere a tutti la nostra ignoranza, perché dietro alla libertà di pensiero, abbiamo deciso di metterci pure la libertà di stronzata, la libertà di razzismo e soprattutto la libertà di non volersi migliorare mai.

Il mio post è dedicato, se per caso dovessero arrivare fino a qui, a quella categoria di commentatori che con le buone maniere, spesso con l’ironia, cercano di portare i pecoroni a ragionare da soli, senza necessariamente fidarsi dei link con la faccia di matteo salvini (volutamente minuscolo per ovvia mancanza di rispetto), senza basarsi sui link fasulli che narrano di assegni di 1400 euro per ogni migrante.

Il mio post va a coloro che investono tempo e fatica nella speranza che qualcuno rinsavisca.

Senza riuscirci, naturalmente.

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19 commenti
  1. è sul concetto di rinsavimento che avrei dei dubbi…..se risavimento significa riappropriarsi delle democrazia strappataci, vivere senza pagare le tasse piu’ alte del mondo, avere speranze per il lavoro, avere politici e non caste, aiutare chi ha bisogno dopo gli indigeni altrettanto bisognosi, non mantenere fancazzisti professionisti come i rom mentre contribuenti fanno la fame…. ecco allora concordo. Io dal resort sardo NON sarei scappato visto che mi mantengono senza fare un beato…. :))

  2. rael permalink

    Ergatto…il post è stato creato per evitare commenti come il tuo…

  3. Beh, nemmeno io probabilmente sarei scappata dal resort, ma considera che sono una pigra senza precedenti e per me, meno mi sforzo e meglio è. Adesso… tra me che non farei una mazza e tutti i ragazzi stranieri che vediamo fare turni assurdi la notte alle pompe di benzina degli autogrill, i ragazzi stranieri che fanno i camionisti con viaggi lunghissimi (giusto per fare due esempi che ho visto con i miei occhi), chi sarebbe la vera sanguisuga?? 😉 Dal paese del resort vanno via persino quelli che ci sono nati e per lo stesso motivo. A me gli immigrati non fanno alcuna differenza. Mi urtano molto di più tutte le altre cose, appunto tasse altissime e che non tornano mai indietro sotto forma di servizi, perchè se non mangiassero da Roma, allora ci sarebbero risorse per tutti. 🙂 Siamo noi italiani che non siamo in grado di gestire niente, poi se può farci stare meglio possiamo anche convincerci che la colpa sia di altri, pur sapendo che anche se non arrivassero gli immigrati saremmo esattamente nella stessa situazione. Mi sa che a breve, anche tanti di noi, diventeranno immigrati in qualche altro Paese…

  4. Rael 🙂

    E’ giusto ricordare che tra gli “indigeni” spesso ci sono dei laureati in informatica (sempre per fare esempi di persone che ho avuto modo di conoscere) che ci mangiano in un sol boccone 🙂

  5. rael permalink

    E quindi?? Mica ho detto qualcosa sui laureati in informatica..

  6. Rael, la risposta per te era solo il sorriso 🙂 Non ho scritto il nome ma nella seconda parte del commento mi riferivo a Er Gatto.

  7. contenti voi ……

  8. Ergatto: se potessero rimanere a casa loro lo farebbero e sarebbe bello principalmente perchè significherebbe la totale assenza di guerre e di miseria. Miseria vera, non quella che scrivono gli utenti dell’Unione Sarda, che sono poveri e non mangiano (mangiano, mangiano eccome) digitando il commento dal Samsung Galaxy. Spesso qui la finiscono a vivere in condizioni pietose eppure stanno già infinitamente meglio di come stavano “a casa loro”… questo la dice lunga. Hanno tutto il diritto di andare via per cercare di stare meglio, come ce l’abbiamo tutti. 🙂

  9. rael permalink

    Ergatto, l’hai fatta fuori dalla sabbietta.

  10. huahuauhuahua “Ergatto, l’hai fatta fuori dalla sabbietta” troppu toga

  11. Brava Sara, bell’articolo. L’Unione Sarda è davvero un giornale di merda. Uso la parola m***a perchè qualsiasi altra sarebbe stata lusinghiera. Riguardo la sottocultura razzista e nazionalista… beh, è solo che il sardo non si discosta tanto dall’itailiano medio. Ad esempio il sardo tipo è ancora più vittimista e disfattista dell’italiano, il sardo è proprio quello che “ma che cazzo me ne frega e datemi da lavorare”. Lo stesso che però non vuole uscire dalla Sardegna perchè gli pesa il culo. Forse vorrebbe il lavoro glielo portassero direttamenter sotto casa? Mmmh.

    ps: scusa se mi permetto una correzione: il sardo NON è un dialetto, ma una lingua. Per la precisione è la lingua più conservativa del Latino. Mi fa male sentire un sardo svilire la propria lingua declassandola al rango di dialetto.

  12. Dico sempre che peggio di un razzista ci sia solo un razzista sardo! Che tristezza!

    P.S. Per la lingua hai ragione, non ci faccio mai attenzione e quando ne parlo lo declasso sempre a dialetto. Starò più attenta! 🙂

  13. Fermo restando che come diceva la Guzzanti “anche sui giornali di B. qualche giornalista serio è rimasto” che ci si può aspettare da un quotidiano appartenuto a una famiglia che prosperò durante il fascismo e che fedele alla linea si è schierato palesemante con il popolo degli itaGliani che amano e che non odiano e non invidiano?
    Spesso mi vien da dire in itaGlia troppa gente raglia…

  14. In effetti è un giornale che mi mette molto in difficoltà… non capisco se si schiera e precisamente dove. Nei blog del direttore mi è capitato di leggere dei post contro il razzismo dilagante, eppure continuano a mettere notizie che spesso sembrano scelte apposta per fomentare odio. Come se in parte avessero il timore di essere inondati dai commentatori di cui ho parlato, quelli che “se essere razzisti significa desiderare un lavoro per noi che qui siamo nati, allora sono razzista” e altre vomitevoli tentativi di difesa-accusa di mussoliniana memoria. Che orrore. Sono d’accordo col tuo motto, calza a pennello.

  15. Ho fatto un rapido giro su fb, sulle pagine di testate giornalistiche online. Incredibili i commenti che si leggono. Mi è venuto un senso di nausea enorme. Ho ripensato al grido “restiamo umani” di Vittorio Arrigoni, giornalista, scrittore,pacifista ucciso nel 2011. Vittorio, scusaci se puoi, non siamo stati capaci di restare umani. Guardiamo il nostro status, ognuno di noi con la convinzione di star peggio degli altri, siamo arrivisti infedeli all’umana pietà anche dinanzi alla morte, ci preoccupiamo di tre mila euro a bara che lo Stato Italiano dovrà spendere per “questi”, mentre ci sono migliaia di italiani che si uccidono travolti dalla crisi, soffocati dalle tasse, seviziati psicologicamente dalla casta, etc.; Vittorio, scusaci se a volte per provare a distrarci noi poveri italiani torturati e seviziati dallo Stato ci concediamo il lusso di spendere 50 euro per un concerto, per una partita di coppa, per prenderci a schiaffi, pugni, bottigliate allo stadio, per definirci tifosi quando siamo teppisti della più infima specie. Vittorio, scusaci per non esser capaci di restare umani dinanzi alla mattanza di uomini, donne e bambini che con dignità provano a cercare il loro sogno di una vita senza colpi di fucile, senza bombe ai mercati, senza violenze sessuali su bambine e donne. Vittorio, non siamo capaci di restare umani perché per molti di noi contano i numeri che fuoriescono dalle cabine elettorali piuttosto che i numeri delle persone che soffrono. Contano di più per chi vorrebbe far affondare i barconi e fare i blocchi navali, contano di più per chi vuole accoglierli ma non ha proposte di integrazione e accoglienza. Entrambi sono ipocriti. Vittorio, scusa la nostra indifferenza, il nostro egoismo il nostro pensare sempre e solo a noi stessi e mai a chi cammina vicino a noi, spesso senza bastone su cui appoggiare le giornate stanche e intrise di paure. Eppure molti di noi dovrebbero sapere cos’è la paura di non sapere cosa sarà il domani. Vorrei promettere che proverò a restare umana, ma so che domani dopo le varie apparizioni in Tv, dopo i dibattiti, le polemiche, gli insulti tra politici, ma son più gravi quelli posti in essere dalla gente comune, ecco, son sicura che dopo tutto questo non potrò provare a restare umana perché ci sarà in mezzo alle acque azzurre del mediterraneo un altro barcone che andrà in contro ad un altra mattanza umana. Chi ha funestato di odio razziale il nostro passato usava ammazzare 10 innocenti persone per ogni tedesco ammazzato. Pochi giorni fa 10 immigranti cristiani gettati in mare per una lite religiosa sul barcone, tutti indignati. Oggi 700 morti, chissà se c’erano cristiani, una marea di insulti e maledizioni. Basta.

  16. Hai scritto un commento bellissimo!!! E quel “restiamo umani” sembra sempre più lontano da noi… 😦

  17. Ciao.
    Sono sardo, come te, e comprendo quello che scrivi. Una persona curiosa, prima di abboccare all’amo della notizia sensazionalistica, si documenta. Spesso ciò non accade nemmeno per le persone che potresti ritenere a ragione più riflessive. Il problema è lo stesso che hanno i quotidiani: dire la propria prima di tutti. A volte è solo un “dire la propria”. Ed esprimersi nella propria lingua, o dialetto, è la cosa più immediata che ci sia, perché magari il pensiero è quello. Ma va bene, sorvoliamo un attimo sulla lingua usata. Andiamo a capire quale istinto spinga a credere alla prima bufala che circola, o al primo titolo sensazionalistico. In questo l’Unione non differisce dagli altri quotidiani, o dalle altre testate: prima regola è quella di attirare l’attenzione. Il titolone è l’urlo nella folla, quell’urlo che fa stare tutti zitti per un attimo e attira l’attenzione su di te. Poi puoi dire la tua. Questo fanno le testate on line. Lo so, io lo faccio in un blog di satira. E funziona. E arriviamo al secondo problema, già anticipato prima: credere a tutto. Come dicevo ho un blog di satira, creo notizie inventate. No, non bufale, ma notizie palesemente inventate. Faccio di tutto, insieme al mio “socio”, per farlo capire: nomi assurdi, nomi di paesi inesistenti, situazioni assurde. Eppure ogni tanto arriva qualcuno che ci crede. E cosa può aver letto? Ciò che ho effettivamente scritto o ciò che voleva leggere?
    Arrivo al dunque, sono abituato a scrivere e scrivo molto, quindi riassumo. Chi commenta a caldo, ma non solo, non legge quello che viene scritto. E se lo legge lo legge male, piega l’evidenza alla propria volontà. Un esempio: la Santanché che dice di affondare i barconi. Polemiche a non finire, insulti d’ogni colore e gravità alla Santanché. Una dichiarazione assurda, approfondisco. Lei intendeva dire di affondarli vuoti, e non pieni di gente. Trovarli e affondarli per far sì che non possano essere usati, che non possano naufragare con il loro carico di speranza. Eppure… ecco, eppure. Eppure la “gente” ha voluto vedere in quelle parole non ciò che voleva dire, non ha cercato di capire, ha solo cercato conferma di ciò che pensava della Santanché. Io non ho grande considerazione della Santanché, ma non ci ho sparato contro per quelle parole.
    Torniamo infine ai sardi. Hai scritto, bene o male, ciò che penso anche io. Ma credo che il tuo articolo verrà travisato. Tu hai parlato dell’Unione Sarda perché quello è un riferimento, ma io sono arrivato qui da una condivisione che ha travisato le tue intenzioni, prendendolo come un attacco ai sardi. Non so se hai letto, ma sia l’Unione che Cagliari Pad hanno deciso di non condividere più sui social gli articoli che riguardano alcuni argomenti, e quello del naufragio è uno di quegli argomenti. Il motivo è quello che adduci tu. Per evitare certi commenti.
    Bon, chiudo. Bell’articolo, io preferisco tenere i toni più bassi ma va bene, non siamo tutti uguali.
    Buona vita
    Luca

  18. Ciao! Oh perbacco, posso chiederti cosa ci fosse scritto nella condivisione che ha scambiato il mio post (preferisco chiamarlo post… mi sembra più “libero” rispetto a un articolo) per un attacco ai sardi? Si tratta dell’Unione perchè è appunto il giornale che conosco meglio. E’ vero che con i titoli devono attirare l’attenzione, ma non sono del tutto sicura che questo sia il modo giusto. Ogni singola parola ha il suo peso e quel “ville con piscina ai rom” è stato messo apposta per scatenare un finimondo poi diventato ingestibile.

    Ho fatto la giornalista per un quotidiano locale online, i titoli li sceglievo io. Era il compito in cui perdevo più tempo. Va bene attirare, ma ero molto attenta a non far travisare niente.

    Grazie per il passaggio 🙂

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