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Gianni Morandi

22 aprile 2015

Premesso che vale la pena essere su Facebook solo per seguire la pagina di Gianni Morandi, ieri mi è capitata questa cosa.

Gianni Morandi scrive questo post:

 

Gianni

Mi appare in home page appena pubblicato e lascio un commento, forse il primo.

Il commento dice così: “E’ solo un caso. E dovremo essere grati a Dio, al destino, alla sorte, a qualsiasi cosa per il fatto di essere nati qui e non lì. Povera gente, quanta sofferenza!”

Apriti cielo per entrambi. Gianni Morandi viene sommerso di commenti che lo invitano, più o meno gentilmente, a occuparsi di musica e a non parlare di questioni che non lo riguardano.

Io, parlando in numeri facebookiani (ho appena coniato un nuovo termine) ottengo a oggi 493 like e una caterva di risposte. Il 10% favorevoli al mio commento. Il restante 90, ovviamente contrario.

E’ tutto un invito a portarmi i poveri immigrati a casa mia, a ragionare sul fatto che stanno meglio loro di noi, che una volta qui hanno diritto a case, vitto, cibo e schede telefoniche. Che una volta qui ci portano via i posti di lavoro e via dicendo.

Al momento non mi sono arrivati ancora quei beceri commenti sessisti che di solito arrivano quando una qualsiasi componente dell’universo femminile apre bocca. Ma ho il sentore che presto arriveranno anche quelli.

E’ sempre più sorprendente conoscere questi strani punti di vista, ma credo che quelli che mi hanno colpito più di tutti siano quelli di chi, con sommo sbigottimento, si domanda perché i poveri clandestini non decidano di pagare un volo di linea e arrivare sani e salvi in aeroporto.

Eh già. Che fessi, come mai non si connettono a internet dalle loro case, entrano su Ryanair e si comprano un biglietto come facciamo noi?

E’ un ragionamento che mi ricorda quello che si fa per i cooperanti, quando in troppi si domandano cosa li spinga ad andare in questi posti pericolosi… Eh già, che fessi. Perchè non decidono di andare a Formentera, a gestire uno squadrone di ex calciatori e a coordinare le partite a racchettoni assieme a Bobo Vieri?

La cosa che mi meraviglia è la volontà di non capire. Perché anche se dici a queste persone che gli immigrati scappano dalla guerra, sono pronti a risponderti “E che saranno mai quelle due fucilate al giorno!”, pronti a minimizzare anche la tragedia più grande del mondo in nome di questi benedetti 30 euro al giorno (bah!).

Ci sono persino gli irriducibili sostenitori dell’erba del vicino che è sempre la più verde.

Eh già, tra quelli che mi hanno risposto infatti c’è anche ci sostiene che sarebbe stato meglio nascere lì, così adesso staremmo tutti in un albergo con tante schede telefoniche piovute dal cielo.

Eh sì. Ne varrebbe proprio la pena.

Quando sento queste boiate mi viene voglia di diventare scafista. Però al contrario. Se è una fortuna arrivare qui, allora vi aiuto. Vi accompagno io in Nord Africa. Vi mollo in Libia. Restate lì un pochino e poi, mentre vi sparano addosso, io me ne vado sventolando, anziché il fazzoletto per salutare, una scheda telefonica da 5 euro che vi aspetta al vostro ritorno.

Sembra proprio un affarone.

Gianni Morandi ieri notte si è preso la briga di rispondere a diverse persone, principalmente quelli che l’hanno attaccato.

Per una stupidissima questione di egocentrismo avrei voluto anche io una sua risposta, ma in effetti non poteva scrivere: “Finalmente un commento ragionevole!”…sì, so bene di essere presuntuosa ma sono sicura che se ha visto il mio commento, l’ha pensato.

Come farete ad attaccare un uomo come Gianni Morandi vorrei saperlo. Se lo seguite per la sua musica è inutile che vi soffermiate unicamente alle canzoni d’amore e non ai suoi testi più impegnati e al suo modo di ragionare.

E ora mi raccomando, tutti a cantare “C’era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones” e poi a dirci che se in quei posti c’è la guerra mica è colpa nostra.

Noi non arriviamo a fine mese e dobbiamo lamentarci.

Su facebook, con l’abbonamento a fastweb pagato e poco prima di pranzo.

 

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