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David Bowie

11 gennaio 2016

Le parole di oggi non possono che essere per lui.

 

Incredibile. A pochi giorni dal compleanno e dal disco, giunge la notizia della sua scomparsa. Uno shock, per tutti.

Non voglio fare un post strappalacrime, ce ne saranno tantissimi, ma è normale. Un artista che non puoi non conoscere e se non lo conosci è gravissimo.

Per questo mi fa piacere che oggi, anche gli “insospettabili”, pubblichino qualche canzone di David Bowie. E anche il pensiero che possano conoscerlo meglio a partire da oggi, non è tardi per scoprirlo.

Io lo conosco da un sacco di anni. Perché non potrebbe essere altrimenti, o avrei vissuto in una campana di vetro.

Il suo nome da sempre, ma ho iniziato a incuriosirmi e ad ascoltare (e non solo sentire) dal lontano luglio 1997, quando una leggenda metropolitana (chissà) narrava che a Muravera, il paese accanto al mio, David Bowie fosse stato avvistato ai tavolini di un bar, mentre era di passaggio per Arbatax, dove aveva un concerto la sera per la notissima manifestazione di Rocce Rosse per il tour dell’album Earthling.

 

 

Le cronache in realtà parlavano di David Bowie arrivato in elicottero, quindi , mai dire mai, poi si sa che queste star ne trovano sempre una, ma credo che la leggenda metropolitana sia destinata a rimanere tale.

Prima e, ahinoi, ultima volta di David Bowie in Sardegna.

Estate 1997, avevo 13 anni e mezzo. Dopo poco tempo (novembre 1998) ho conosciuto i Placebo, amandoli alla follia da subito e erigendoli a mio gruppo preferito della vita. Sono sempre lì. Da allora.

Fecero insieme una versione di Without you I’m nothing e in occasione dei Brit Awards del 1999 suonarono insieme 20th Century Boy dei T-Rex, dopo che i Placebo apparvero nel film Velvet Goldmine di Todd Haynes in cui suonavano proprio questa canzone.

In Velvet Goldmine il cantante Brian Slade, interpretato da Jonathan Rhys-Meyer, è proprio ispirato a David Bowie.

Quelle collaborazioni con i Placebo mi facevano sentire bene.

Lo so che può sembrare strano ma ho sempre ascoltato gruppi che non interessavano alle altre persone, gruppi che non passavano molto in tv o in radio e quando mi sentivo dire “I Placebo? Non li conosco!” per uscire dall’impiccio dicevo “Non sono famosi”, sapendo di mentire, perché famosi lo erano eccome, ma se non prendi la briga di cercare altro, allora non c’è niente da fare.

La benedizione di David Bowie verso i Placebo era per me una conferma: ero nel giusto.

Non è solo questo che lega i miei ricordi a David Bowie, naturalmente. C’è anche un’invidia sana e profonda nei confronti di Jennifer Connelly e di quel ballo meraviglioso con Jareth nel film Labyrinth.

 

C’è anche una apparizione nel film tratto dal libro di Christiane F. Noi i ragazzi dello zoo di Berlino, dove in un concerto canta, sembra diretto alla protagonista, It’s too late (la canzone si intitola Station to station).

Poi c’è un omaggio dei Bluvertigo nell’album Zero, con la loro interpretazione di Always crashing in the same car.

E con uno sguardo molto più familiare, c’è un concerto trasmesso in non ricordo quale tv satellitare, che ho guardato con mio cugino Nicola e in cui ci divertivamo a fare i cori in The man who sold the world.

E ci sono un’altra infinità di cose, ma non sto qui a dilungarmi.

E’ una perdita enorme per tutti.

Ci mancherai molto.

Grazie di tutto.

Scelgo il video proprio di Lazarus, ultimo singolo, con la sensazione di ascoltare la storia di un uomo che sa perfettamente a cosa stia andando incontro.

 

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