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Confesserai mai a tua moglie che il sabato dormi con me? – Il Family Day

29 gennaio 2016

Siamo arrivati allora.

Che inizi questo benedetto family day.

“Tu sei favorevole alla famiglia tradizionale?”

Beh sì.

“E sabato scorso saresti andata alla manifestazione a favore delle unioni civili?”

Beh sì.

“Ma come??”

Eh sì, perché sia chiara una cosa. Che nessuno pensi che chi è a favore delle unioni civili sia contro la famiglia tradizionale e viceversa.

Ma soprattutto: è umano fare una distinzione tra “famiglia tradizionale” e altre famiglie? Non credo proprio. E basta guardarci intorno. C’è un percorso prestabilito per essere una famiglia?

Non credo. Non credo che se i miei genitori non fossero sposati, io li considererei meno famiglia.

Per questo trovo vergognosa la scritta “Family Day” apparsa sul Pirellone sabato scorso. Vergognosa per diversi motivi. Il primo perché è stata messa apposta il giorno delle manifestazioni a favore del riconoscimento delle unioni civili. A dispetto.

Il secondo perché il Pirellone è la sede della Regione Lombardia e che un’istituzione, in cui dovrebbe vigere l’uguaglianza e la comprensione verso tutti, diventi invece casa di pregiudizi e divisione è inaccettabile. Quella oltretutto non ha nulla a che vedere con la difesa della famiglia “tradizionale” e questo rende il tutto ancora più squallido dato che è solo un cavalcare l’onda, una propaganda politica (della peggior specie e della peggior politica che l’Italia possa avere) costruita sulla distruzione dei diritti civili.

Ho letto una dichiarazione di Monica Cirinnà, la parlamentare del PD che ha redatto il testo sul riconoscimento delle unioni civili. Ha detto una cosa bellissima:

“Fra uno o due anni si organizzi una manifestazione per festeggiare TUTTE le famiglie”

Ecco, la penso esattamente allo stesso modo.

Perché mai la famiglia tradizionale dovrebbe essere in pericolo? State tranquilli! Le famiglie tradizionali non si estingueranno!

E possiamo essere d’accordo o meno (io d’accordissimo!) ma non si estingueranno neanche le persone che richiedono giustamente i loro diritti.

Conviventi etero, conviventi gay… siamo davvero sicuri che ci interessi cosa facciano gli altri e come vivano gli altri?

Da ragazzina ottusa ero “contraria” alle unioni gay. Fino a quando non ho sentito un ragazzo, in tv, dire questa frase:

“Avrei preferito avere due madri che mi amassero, piuttosto che avere un padre scellerato e che tornava a casa ubriaco”.

Ecco, quella frase, che avevo sentito da un concorrente della prima edizione del Grande Fratello (sì, proprio quel programmaccio trash eccetera eccetera…), mi ha aperto gli occhi.

Ci sono un sacco di situazioni da tenere in considerazione e non possiamo essere così ottusi.

“La famiglia tradizionale è costituita da madre, padre e figli! Il resto è niente?”

E quelli che non possono avere figli? E quelli che non vogliono avere figli? Non è un obbligo avere dei figli, anzi!! E i bambini rimasti orfani e cresciuti solo con un genitore? O magari con la mamma e con una zia, come se avessero due mamme?

E le famiglie tradizionali che poi portano i bambini negli istituti?

Ci sono un sacco di situazioni, tutte meritevoli di essere tutelate. Perché non vogliamo accettarle? Di cosa abbiamo paura?

 

 

Avete visto il film Lilo e Stitch? Sì, è solo un film di animazione. In una scena Stitch dice questo: “Ohana significa famiglia e famiglia vuol dire che nessuno viene abbandonato o dimenticato”.

Con questa ottusità stiamo mettendo noi stessi in pericolo il concetto di famiglia.

Facciamo le manifestazioni per essere felici, senza dimenticare che quello che rende felici noi, se basato sul rispetto, non disturba la felicità altrui.

E viceversa.

Vi lascio con una canzone di Carmen Consoli. Si chiama L’abitudine di tornare.

Parla di una donna, che ha una relazione con un uomo che va avanti da dieci anni, ma solo il sabato e la domenica.

Il resto della settimana, l’uomo vive con la sua famiglia tradizionale.

Pensiamoci.

 

 

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