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Giornata Internazionale Della Donna – 8 marzo 2016

8 marzo 2016

Spero che non siate allergiche alle mimose o che non siate affette da favismo perché altrimenti vi suggerisco di barricarvi in casa.

E se siete allergiche solo alla vista della mimosa, non aprite facebook, ripeto, non aprite facebook!

Riapritelo domani, tanto ci troverete nuovamente qualche immagine di donna piegata e qualche bel commento che paragona la donna al fustino di Dash che dà il meglio a 90 gradi, qualche bellissima modella in lingerie condivisa da uomini che “mmmm cosa le farei” quando non avranno mai neanche l’occasione di vederla con i binocoli e che non si pongono nemmeno il problema che se mai dovessero incontrarla, lei non se ne accorgerebbe neanche, o ancora, non manca mai, qualcuno che definisce “cagna” una qualsiasi donna di una qualsiasi notizia e si offre volontario per offrirle dei croccantini.

Però domani, oggi no.

Oggi mimose per tutte quante, anche su facebook!

Oggi è la nostra festa, donne.

8 marzo.

Festa della donna? No, grazie, chiamiamola con nome giusto: Giornata Internazionale della Donna.

E’ molto più bello, non credete? Poi nessuno ci vieta di mangiarci una pizza assieme alle nostre amiche e farci una bella chiacchierata sulla vita, ma non sin tratta comunque di festa.

Invece, se possiamo evitare di frequentare posti con spogliarellisti, pizzerie che per l’occasione servono pizze a forma di pene, con camerieri depilati che si presentano in slip al tavolo a chiederti maliziosamente “Davvero vuoi la pizza con wurstel e patate?” quando tu hai solo ordinato la pizza Topolino con wurstel e patatine fritte solitamente riservata alla clientela al di sotto degli 8 anni, ve ne sarei grata.

Sia chiara una cosa: se anche alcune donne decidono tristemente di infilare una decina di euro nei boxer di un aitante spogliarellista possono farlo, ma senza nascondersi dietro una giornata che non è una festa e non è nata per questo.

Detto questo, si tratta comunque di ragazze con una carenza di buongusto, non di tr***tte come state pensando.

Giornata Internazionale della Donna. All’università, tra lo stupore dei miei compagni di corso, avevo scelto, come esame a piacere, un esame di storia contemporanea. Perché ero abbastanza ignorante in materia e volevo rimediare un minimo. Così ho saputo cose interessanti riguardo questa giornata e tra queste, quella che più mi aveva colpito, che l’8 marzo 1917 (il 22 febbraio secondo il calendario giuliano vigente in Russia) a San Pietroburgo, una manifestazione in gran parte composta da donne chiedeva la fine della guerra. La manifestazione venne repressa dai cosacchi e ciò scatenò inevitabilmente un susseguirsi di altri scontri che fecero da base a quella che conosciamo come Rivoluzione Russa di Febbraio.

Quello che mi colpì di questa storia è come la figura femminile sia totalmente integrata con tutta la storia circostante e stiamo parlando di quasi cento anno fa.

E oggi?

Beh.

Poco tempo fa pensavo che abbiamo ben due giornate a noi dedicate. Che fortuna.

L’8 marzo e il 25 novembre.

L’8 marzo siamo celebrate perché siamo nate femmine.

Il 25 novembre perché siamo morte femmine.

I restanti 363 giorni (quest’anno 364), specie quelli più vicini a queste date, li passiamo a rispondere domande (e sempre da parte di uomini) del tipo “Ma se volete l’emancipazione perché volete questi giorni di festa?”.

O ancora: “Ma guarda che femminicidio non vuol dire niente, è un normalissimo omicidio e le leggi ci sono già!”.

Ecco. E’ sempre bello sentirsi comprese.

Soprattutto in una società in cui, anche se fai un colloquio di lavoro come commessa in una catena di supermercati, ti chiedono cose come “Sei fidanzata? E se sì vorresti sposarti e avere dei figli? Soffri durante quei giorni?”.

Molto attinente al lavoro.

Una società in cui ancora siamo fermi alle battutine degne di una terza media quando si parla di argomenti come ciclo mestruale e abbassamento dell’IVA sugli assorbenti.

E’ anche bello ricordare ogni volta che dare della tr**a a destra e a manca è un’offesa sessista.

Devo pure suggerirvi con quali insulti potete denigrarci? Scema, stupida, cretina, ignorante, stronza (anche se di solito viene usata per quelle che “non la danno” manco vi fosse dovuta). Ce ne sono tanti altri, non siate banali.

Uomini che odiano le donne. I casi di femminicidio non mancano. E per chi sostiene che non esista alcun femminicidio, spiego perché sbagliano. Il femminicidio è basato sulla smania di possesso. Su un uomo convinto di avere una donna come fosse una proprietà terriera. Ecco cosa lo differenzia dagli altri omicidi. Non è più o meno grave, ma esiste. E non vi costa niente riconoscerlo. Quando i giornali titolano “raptus di follia” non è mai così. Non esci di casa con un coltello di 30 centimetri per andare a convincere la tua ex moglie a tornare insieme per il bene suo e per quello dei vostri figli, se sei in preda a un raptus di follia.

Anche perché quasi sempre, sotto il “raptus di follia”, il sottotitolo racconta “non si rassegnava alla fine della loro relazione”. Non l’ha uccisa perché ha perso il lavoro e in preda alla disperazione ha sragionato. Non l’ha uccisa dopo un litigio.

L’ha uccisa perché lei non lo voleva più e non si doveva permettere.

Ecco la differenza.

La festa dell’uomo. Invece non ho mai capito quel tipo di uomo infastidito da questa giornata (e anche dal 25 novembre). Quelli che non solo ti ricordano la parità dei diritti ma rincarano la dose: “E le donne che dicono che gli uomini sono tutti uguali? E quelle che dicono che sono tutti porci?” Mi ricordano molto i nostalgici fascisti quando tu, a gran voce, dici ovviamente il peggio della dittatura fascista e loro ti interrompono per dirti “E i morti del comunismo??”

Vabbè, se la mettete così sceglietevi un giorno anche voi! Cosa volete? Il 9 marzo? Va bene, tanti auguri anche a voi allora.

Noi abbiamo votato dopo di voi, noi avevamo il salario più basso e le condizioni di lavoro peggiori (il discorso sul salario è ancora valido). Siamo state partigiane come e soprattutto insieme a voi.

E se voi riuscite a ricoprire un ruolo di prestigio, nessuno sospetterà mai che l’avete ottenuto come conseguenza di un rapporto sessuale con la persona che avrebbe dovuto assumervi.

Come? Non è vero e sto esagerando? Ok, vi faccio solo un nome: Maria Elena Boschi.

Muti eh?

La condizione della donna, storicamente, è stata molto più difficoltosa. L’uomo usciva di casa a lavorare, la donna lavorava dentro casa. Ma nel tratto di strada che portava l’uomo da casa a lavoro, lui aveva l’opportunità di vivere. Di vedere qualcosa. Lui era il sesso forte perché guadagnava i soldi e li portava a casa, in cambio lei doveva preparare il pranzo, pulire la casa eccetera eccetera. Ma soprattutto, doveva stare dentro casa. Uscire per una donna era sconveniente. Lavorare fuori, quando mai. Studiare, figuriamoci!

Ancora oggi ci sono delle situazione in cui sono le donne stesse a considerare diversa una vicenda a seconda del fatto che succeda a un uomo o a una donna.

Lei tradisce? Che grandissima pu**ana!!!!

Lui tradisce? Eh beh, si sa, gli uomini sono fatti così e comunque quell’altra (l’amante) non ci ha mica messo molto a farsi trovare pronta eh??

Sempre colpa nostra insomma.

Abbiamo votato per la prima volta nel 1946.

Fino al 1981 in Italia, era ancora in vigore il delitto d’onore, dove un padre, marito o fratello era legittimato a uccidere la propria figlia/moglie/sorella se questa aveva “leso l’onor della famiglia per una illegittima relazione carnale”.

I rapporti sessuali non erano delle donne, ma di tutti.

Fino allo stesso anno, per legge, era riconosciuto anche il matrimonio riparatore in cui (attenzione) una donna vittima di stupro avrebbe dovuto sposare il suo stupratore in quanto lo stupro non era visto come un danno alla persona, ma solo come un danno alla condotta morale.

E lo stupro come reato contro la persona è stato riconosciuto solamente nel 1996!!

E cosa dire della tanto discussa legge 194, la legge sul’aborto, approvata nel 1978 e sempre sotto discussione? Sembra quasi che il bambino che una donna porta in grembo non sia mai suo. Ma che altri, principalmente politici e principalmente uomini, debbano decidere per te.

Se trovi un medico obiettore di coscienza (che poi scegli: o fai il medico o fai l’obiettore di coscienza) non puoi abortire senza subire i rimproveri o in certi casi le suppliche di un perfetto sconosciuto che non sa niente di te. Come aggiungere sofferenza a una situazione già piena di sofferenza!

Queste ingiustizie vere e proprie non hanno mai riguardato i maschi, che non significa che abbiate sempre avuto vita facile. Ma se voi uomini siete partiti da zero per arrivare a oggi, noi abbiamo dovuto lottare anche per arrivarci a quello zero. Avevamo il deficit di nascita. Inferiori perché donne. Possibile che non ci meritiamo neanche una giornata, una sola, per riflettere su quante ne abbiamo passate?

Donne che odiano le donne. Oggi ne ho per tutti. Eh già, perché anche noi siamo responsabili e in parte colpevoli di pregiudizi e violenza di genere. Specie quando stabiliamo che tutte le donne tranne noi, le nostre madri, le nostre sorelle, le nostre cugine e le nostre amiche siano tutte delle poco di buono.

E Dio non voglia che il tuo fidanzato guardi quella là, metta il mi piace a questa qui, saluti per strada quell’altra ancora!

Non sono mai stata sostenitrice della tanto millantata solidarietà femminile, ma del rispetto, questo sì. E l’assenza di rispetto tra donne che, quando avviene, dipende quasi sempre dalle attenzioni verso un uomo, mi sembra anche più grave. Come se le scelte dell’uomo dipendano unicamente dalla lunghezza della minigonna portata dalla donna.

E ma lei l’ha provocato, e ma lei si veste così, e ma lei sapeva che eri sposato.

Lui invece se n’è dimenticato per un momento, poverino.

In una giornata come questa e a proposito di donne che odiano le donne mi viene da pensare a quanto mi è capitato qualche mese fa. Ricordate questo episodio?

Qui sono stata io l’oggetto da lapidare e per mano prevalentemente di altre donne. Donne che hanno avuto dei figli ma che nulla hanno a che fare col concetto di madre. Quelle non erano mamme, erano nazimamme.

Nazimamme che non ti perdonano il fatto che non ti piaccia tutto quello che riguarda la gravidanza, che non ti piacciono le foto del parto, che ti dia fastidio vedere una donna che allatta in un luogo pubblico e via dicendo.

Non te lo perdonano, non lo devi dire e se lo dici è solo perché sei invidiosa, perché loro hanno figli e marito e tu no. Perché loro sono complete e tu no. Perché DEVI fare i figli, lo fanno tutte, devi farlo anche tu!

E se un figlio ce l’hai, ma provi le stesse cose che ho elencato, allora sei anche un’ingrata.

Ecco, questo pensiero retrogrado e medievale possiamo abbandonarlo e dimenticarlo perché questo è il suo destino.

Nasci femmina, hai la tua vita in mano, decidi tu cosa fare. Non devi vivere in un certo modo perché “E’ sempre stato così”, devi vivere come vuoi tu e devi decidere tu come vuoi vivere.

Siamo rivoluzionarie e partigiane. Prigioniere e schiavizzate. Politiche e suffragette. Casalinghe e professioniste. Studentesse e operaie. Creative e artiste. Madri, figlie, sorelle. Siamo tutto quello che vogliamo.

Donne.

Auguri! Ma non per oggi. Auguri per tutto, auguriamoci il meglio per noi.

Non solo oggi.

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