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La Repubblica è Donna

2 giugno 2016

Voglio scrivere due righe sulla giornata di oggi.

Il 2 giugno. Il 2 giugno è la festa della Repubblica. Il 2 giugno 1946 abbiamo scelto la Repubblica.

Sì, lo so che guardando le foto di Baby George siete invidiosi, che William e Kate sono belli e hanno facce rassicuranti, che la regina Elisabetta sembra la nonna severa che però ha sempre una parola buona per tutti, che Harry lo vorremo tutti come amico.

Ma ricordatevi che noi italiani un po’ sfigati lo siamo sempre e saremmo sotto il regno di Vittorio Emanuele di Savoia con la successione di Emanuele Filiberto che come inno nazionale ci imporrebbe “Italia amore mio”, prova canora del principe assieme a Pupo e al tenore di cui non ricordiamo il nome.

Il 2 giugno non è solo la festa della Repubblica.

È anche la prima volta che tutte le donne italiane sono state chiamate al voto. L’8 marzo è più simbolico, lo so, ma il 2 giugno è un’altra Giornata Internazionale della Donna. E’ stato il nostro passo avanti verso l’8 marzo internazionale. E’ stato il nostro 8 marzo.

Alcune donne avevano votato già prima, per le amministrative.

Ma le elezioni politiche erano una chiara domanda rivolta a noi. “Che cosa vuoi scegliere tu per il tuo Paese?”.

E non è stata una gentilezza, ma una conquista. Donne impegnate nella politica, donne partigiane, donne che avevano capito perfettamente che a casa, solo a casa, non ci facevano nulla.

Che va bene il matrimonio, la famiglia, i figli ma la vita è là fuori e ci riguarda tutte.

Mi piace ricordare la dichiarazione di Clelia Manelli, una partigiana modenese, che in occasione del suo primo voto disse queste bellissime parole:

“La mia prima esperienza in fatto di voto fu un’emozione incredibile; mi tremavano le mani, le gambe, le braccia, non sapevo come reggere mio figlio, avevo timore di sbagliare, di sporcare la scheda, di rendere nullo il mio primo importantissimo utilissimo voto”

Mi piace molto anche la dichiarazione di Tina Anselmi, partigiana e prima donna ministro: “E le italiane, fin dalle prime elezioni, parteciparono in numero maggiore degli uomini, spazzando via le tante paure di chi temeva che fosse rischioso dare a noi il diritto di voto perché non eravamo sufficientemente emancipate. Non eravamo pronte. Il tempo delle donne è stato sempre un enigma per gli uomini. E tuttora vedo con dispiacere che per noi gli esami non sono ancora finiti. Come se essere maschio fosse un lasciapassare per la consapevolezza democratica!”

E l’immagine che mi piace rispolverare sempre è questa. La Donna, l’Italia, la Repubblica che va a votare.

Auguri Repubblica!

Auguri Donne!

La Repubblica è donna.

repubblica

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