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Il post in sospeso – Io non sono Orlando

29 giugno 2016

Premessa: avevo questo (e un altro) post in bozze da giorni. Anche se suona fuori tempo, lo pubblico lo stesso.

E aggiungo: per lo stesso motivo oggi non sono Istanbul. O meglio: sono tutte queste cose, persone, luoghi, eventi tutti i giorni, non solo quando scatta l’attentato.


La strage di Orlando occupa giustamente le pagine dei nostri quotidiani. E la maggior parte dei nostri pensieri. Non si è ancora ben capito se ci sia davvero l’Isis dietro questo attentato o solo la mente invasata di un pazzo che non ha avuto difficoltà ad armarsi e andare a fare una strage di innocenti.

Che in sostanza è quello che succede per ogni attentatore Isis, se non sei un invasato non puoi fare parte dell’Isis.

La solidarietà, come sempre in questi casi, corre su facebook.

Io sono gay. Come qualche mese fa eravamo tutti Bruxelles, prima ancora Parigi, prima ancora Charlie Hebdo e via dicendo.

Non mi piacciono questi slogan. Mi sanno quasi di obbligo. Io non ero Charlie. Io non avevo nulla a che fare con Charlie. Però ero dispiaciuta, spaventata e sconvolta perché sono state vittime di una barbarie indescrivibile. Persone uccise perché disegnavano. Ha importanza che piacessero o no le vignette? No, non ne ha per niente. Ha importanza che la notizia mi sconvolgesse.

Non ho scritto i vari “Je suis Paris” “Je suis Bruxelles”. Anche perché dovrei scrivere anche “Je suis Syria” e “Je suis” tutte le parti del mondo in cui ogni giorno la gente muore per guerre in cui anche noi siamo coinvolti e non ci è dato sapere se uccidiamo cristiani, musulmani, gay, etero, maschi, femmine, bambini…

E non scriverò “Je suis gay” né “Je suis Orlando”. Perché non mi piacciono gli slogan e perché non ho bisogno di essere gay o di Orlando per dispiacermi e per riconoscere che abominio sia la violenza. E non avevo bisogno di essere Parigi o Bruxelles per lo stesso motivo.

Fino a quando farà notizia che l’assassino è musulmano e che la vittima è gay non faremo alcun passo avanti.

Ieri mattina ascoltavo la radio e l’unico ad aver dato la notizia giusta è stato Luca Barbarossa nel programma Radio 2 Social Club.

“Un pazzo armato ha fatto irruzione in un locale e ha ucciso 50 ragazzi, ferendone degli altri”. Ecco. E’ successo questo.

E’ successo che in America i pazzi possono procurarsi delle armi come qui un bambino può procurarsi un pacchetto di figurine.

Succede che in Europa puoi organizzare attentati nelle città più importanti e il giorno dopo ti ritrovi a chiedere: “Ma possibile che nessuno se ne sia accorto?”

Succede che siamo indietro anni luce se abbiamo bisogno di sapere se una persona è gay o etero, ma chi se ne importa!

A me non dispiace che siano morti 50 ragazzi gay. A me fa soffrire che siano morti 50 ragazzi che stavano solamente vivendo la loro vita e che da questa vita avrebbero dovuto ricevere solo i mezzi per realizzare i loro sogni.

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