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25 novembre

24 novembre 2016

Metto le mani avanti. Questo post sembrerà una paraculata enorme. Eppure non posso farne a meno. Sono anche una delle nuove leve appassionate a Chi l’ha visto da quando su twitter è diventato uno degli argomenti più chiacchierati del mercoledì sera.

Sta di fatto che quando si affrontano alcuni casi di cronaca, il problema dei pregiudizi di genere salta fuori ed è fondamentale perché spesso è la causa latente della tragedia stessa.

Tiziana Cantone. Uno di questi casi è sicuramente quello di Tiziana Cantone. Conosciamo tutti la vicenda. Tiziana è una bellissima ragazza, viene filmata durante un rapporto sessuale con alcuni uomini, il filmato viene messo in circolazione su internet, diventa virale. Dei nomi dei protagonisti, ovviamente, trapela solo il nome della ragazza. Che diventa, in men che non si dica, soggetto di sfottò e prese in giro di ogni genere a causa di una frase detta durante quel video.

Voglio precisare una cosa e ci tengo proprio. Io quel video non l’ho mai visto. Non l’ho mai cercato e anche se ho sentito quella frase tormentone non mi è venuta la curiosità di capire. Avete presente lo Sconvolt Quiz delle Iene? Pensavo si trattasse di qualcosa del genere su web. Di qualche persona, presa alla sprovvista durante un momento di festa e magari di alcool in corpo e sottoposta a domande di cultura generale. A cui non sa rispondere, vuoi per momentanea incapacità di ragionare o proprio per non sapere una risposta, seppur ovvia. Pensavo fosse questo. E siccome tutti i video che diventano virali in quanto considerati “comici” o “curiosi” non mi fanno mai ridere e non mi fanno nemmeno mai incuriosire, non sono andata a cercare niente.

Solo dopo ho saputo di cosa si trattasse. Dopo, quando Tiziana Cantone, esasperata, si è tolta la vita dato che non era più in grado di far sparire quei video maledetti.

L’unica domanda che mi viene in mente è questa e la rivolgerei solo e unicamente a chi ha contribuito a far girare quel video. Che diavolo ve ne fate di filmati del genere nel telefonino? Perché dovete andare a guardare video di questo tipo?

Non voglio sembrare una bacchettona, o magari lo sono e non me ne rendo conto, chissà, però, se è per puro voyeurismo, credo ci siano filmati di quel tipo a non finire e fatti apposta per essere visti e disponibili su appositi siti internet.

Nel caso di Tiziana il filmato è partito da persone vicine. Intanto dai protagonisti maschili del video che, guarda caso, sono anonimi, e poi a rete a tutti gli amici, gli amici degli amici, i parenti degli amici degli amici fino a mezza Italia.

A questo punto vorrei dire alcune cose.

La prima. I colpevoli, gli UNICI colpevoli di questa storia sono i primi che hanno condiviso il filmato. La vicenda non è chiara ma anche se lo fosse e vedesse in Tiziana una persona consenziente a farsi riprendere in momenti di intimità, non la vedrebbero sicuramente consenziente alla diffusione di quel materiale.

La seconda. Vi blocco subito. “Tu saresti così ingenua da farti riprendere?”

No, io non mi farei riprendere. E nemmeno voi. E nessuno che appartenga alle mie conoscenze lo farebbe e nemmeno nessuno che appartenga alle vostre conoscenze. Però qualcuno (e non si sa nemmeno quanto volontariamente) lo fa e se la smetteste di fare ogni volta i paladini del “chi si fa i cazzi suoi campa cent’anni” riguardo a questioni nazionali e internazionali che vi riguardano eccome e lo faceste quell’unica volta in cui una persona, una qualsiasi persona come voi, decide di fare della sua sessualità QUELLO CHE VUOLE, forse non ci troveremmo nemmeno a discutere di vicende simili.

Non ci ritroveremo nemmeno a dover celebrare una GIORNATA INTERNAZIONALE CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE E CONTRO I PREGIUDIZI DI GENERE perché ovviamente, la colpa di tutto questo è di Tiziana.

Tiziana che è una poco di buono, Tiziana che è troppo allegra, Tiziana che non doveva andare con quegli uomini, Tiziana che è stata ingenua.

Gli uomini coinvolti? Non una parola di condanna per loro, eppure non hanno fatto nulla di diverso da ciò che ha fatto Tiziana.

Eh, ma i maschi sono fatti così, che vuoi farci”.

Voglio farci che grazie al cielo i maschi NON sono tutti così. E non vedo perché quegli infami che hanno istigato al suicidio Tiziana debbano essere considerati alla pari di quegli uomini che invece, davanti a storie come questa, inorridiscono. Davanti a quegli uomini che si sentono persino in dovere di scusarsi per appartenere alla stessa categoria maschile di quei mostri.

Difendere chi ha condiviso e diffuso il filmato significa difendere l’indifendibile.

La terza. Mettere in mezzo l’ingenuità non fa altro che distogliere l’attenzione dal vero problema. Non mi risulta che l’ingenuità sia un reato. E mi risulta invece che la diffusione di materiale privato senza il consenso delle persone coinvolte  lo sia eccome.

Ad aver alimentato il tutto c’è appunto il pregiudizio di genere. In cui la donna non deve essere disinibita e l’uomo invece, se vuole, può esserlo.

Dove l’uomo che ha molte donne è un playboy e la donna che ha molti uomini è una… non c’è bisogno che lo dica, vero?

Veronica Panarello. Un’altra vicenda di cronaca che mi fa ripensare al problema del pregiudizio di genere è quello di Veronica Panarello, la donna che ha ucciso il figlio di 7 anni. E’ una vicenda tragica e mi fa riflettere molto. Io non sono né psicologa né criminologa e infatti dovrei tacere, ma almeno qui, nello spazio che è mio, posso blaterare lo stesso come fossi una delle tante nullità ospiti nel salotto di qualche trash talk show pomeridiano.

In quella vicenda vedo una depressione post parto mai superata e ancora prima di questo vedo un’educazione che ha imposto alla ragazza di vedersi nel futuro solo come moglie e madre. Nient’altro.  Dalla sua famiglia d’origine non le veniva perdonato il fatto che fosse attenta alla cura di sé, del corpo e dei capelli. “Un demonio con la messa in piega” l’ha definita sua madre.

Questa sensazione mi è arrivata quando ho visto la sorella di Veronica. Neanche 30 anni, malvestita, malmessa e incinta del quinto figlio. A neanche 30 anni.

Uccidere un figlio è sempre indifendibile eppure la pena che mi suscita questa ragazza è infinita. Deve aver passato molti anni infelici, perché sì, va detto, se non stai bene con te stessa non starai bene con nessuno al mondo. Nemmeno con tuo figlio.

E’ facile sparare a zero su una situazione simile. Avevo letto un articolo a riguardo. Si dà per scontato che una madre debba essere felice per forza, perché può crollarle il mondo addosso, ma la cosa più importante è il figlio, il figlio porta sempre gioia, senza tenere conto che il senso di inadeguatezza sia l’altra faccia della medaglia dell’essere madre, dell’essere donna e più in generale, dell’essere una persona alle prese con una quotidianità tutt’altro che semplice.

Non ha nulla a che fare con quelle boiate tipo “pancine piene d’amore” che ho scoperto recentemente (grazie alla pagina FB Il Signor Distruggere – cercatelo -) prese da pagine facebook che descrivono la maternità come una gabbia d’oro e che mi fanno letteralmente inorridire, dove non ti è concesso di essere infelice perché tu, madre snaturata, se prima eri infelice da sola, adesso che hai messo al mondo qualcuno, con un uomo che magari in fondo al cuore detesti, devi essere felice per forza, non devi avere altri interessi e tutto deve ruotare attorno a quel pargolo che, mannaggia a lui, non smette di piangere mezzo secondo e non ti fa dormire da un mese.

Pregiudizio di genere. Perché si dice donna e mamma e perché non si dice uomo e papà? Perché ci sono quei casi in cui se i coniugi, in accordo tra loro, decidono che a lavorare sia la donna e il marito rimanga a casa a seguire la casa e i figli, si dice che lui faccia il mammo? Dove diavolo sta scritto, esattamente, che un uomo non possa occuparsi a tempo pieno della casa e dei figli?

Perché, nell’anno del Signore 2016, una donna che non è sposata e che non ha figli viene ancora vista come incompleta? E cosa peggiore, spesso dalle donne stesse? Non c’è bisogno che vi ricordi l’abominevole campagna pubblicitaria del Fertility Day orgogliosamente promossa dalla ministra Beatrice Lorenzin. Vi rimando a uno dei post più visti del mio blog per farvi vedere che quanto dico sia vero, prova ne sono tutti gli insulti che mi sono beccata per aver detto che le foto del parto non mi piacciono per niente. Guardate qui.

Perché, nell’anno del Signore 2016, se una ragazza subisce molestie o violenza si pone l’attenzione sul modo in cui fosse vestita e sul luogo e sugli orari in cui si è svolta la violenza? Perché a quell’ora una ragazza non deve uscire?

“Perché non si conviene, è pericoloso, e poi si sa, l’uomo è fatto così”. E due.

“L’uomo è fatto così” è una frase orrenda. E’ la base di pregiudizi e della violenza di genere. Come se l’uomo fosse di natura una bestia incapace di controllare gli istinti più primordiali e come se ci dovessimo stupire quando incontriamo un uomo educato.

No, l’uomo non è fatto così, gli uomini non sono tutti così.

Carla Caiazzo. E’ la ragazza che è stata data alle fiamme (e già potremo fermarci e inorridire) dal suo ex compagno. Era incinta di 8 mesi. Si è salvata la figlia e si è salvata lei. Dovrà sottoporsi allo stesso calvario di Lucia Annibali per riavere indietro la sua bellezza. Lui non accettava la fine della storia e le ha dato fuoco apposta per rovinarle il volto, per toglierle quella bellezza che lui non poteva più avere. O con me o con nessuno. Carla chiede che venga introdotto il reato di omicidio di identità perché sfigurare così una persona, volontariamente, è brutale quanto un omicidio. Io sono d’accordo con lei. Un’azione così brutale è un’ulteriore aggravante.

Femminicidio. Il femminicidio continua a essere una parola chiave. Il femminicidio esiste e mette in evidenza il motivo per cui una donna è stata uccisa, non la vittima. Carla è una sopravvissuta al femminicidio. Sara di Pietrantonio è una vittima e tutte le altre centinaia di donne uccise anche quest’anno dai loro compagni o ex compagni lo sono. “Lei non mi vuole, lei non mi vuole più, lei mi voleva lasciare”. Poche settimane fa, in provincia di Sassari, un uomo ha ucciso sua moglie e ha dichiarato che ha preferito vederla morta piuttosto che vederla separata.

Ecco cosa distingue il femminicidio dagli altri omicidi.

Non è perché siamo superiori agli uomini che abbiamo ben due giornate per celebrarci.

La prima perché siamo nate femmine (che in realtà è la giornata che celebra anni di lotte e di diritti ottenuti sempre a scoppio ritardato, vedi qui).
La seconda perché siamo morte femmine.

Io non lo auguro di certo di avere una giornata dedicata agli uomini uccisi per smania di possesso quando sento dire battutacce come “E la festa dell’uomo quando è?” o “Una donna su quattro ha subito violenza ma io parlerei delle altre tre che non ne hanno prese abbastanza”.

Fino a che non diventerà un fenomeno con numeri agghiaccianti come quelli del femminicidio, non avrà un nome. Credetemi, non è poi una giornata così invidiabile.

Per chiudere mi ripeto.

Pubblico il video amatoriale che ho realizzato qualche anno fa, ispirandomi a “Judgment”, il progetto scolastico di Rosea Lake contro i pregiudizi di genere.

In casi come questi non sono mai solo parole.

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