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Il concerto del Primo Maggio

3 maggio 2017

Non che la gente mi cerchi disperatamente per farmi aggiornare il blog ma è giunto il momento di farlo. A dire il vero ho alcuni riflessioni sparse che volevo pubblicare e che per un mix di impegni (qualcuno) e pigrizia (molta) non ho fatto.

Allora ricomincio oggi.

Oggi, 2 maggio 2017. Giorno successivo al concertone del primo maggio di Roma che ho visto ieri in tv.

Una cosa intanto. Io non leggo mai recensioni e articoli su artisti, film e via dicendo. A meno che non mi capitino tra le mani per caso e magari vado a dare un’occhiata. Ma non faccio mai affidamento perché la recensione è solo un’opinione personale. Niente di più.

Detto questo, ieri ho guardato il mega concertone, piena di belle speranze, soprattutto per la serata, perché gli artisti in scaletta sono artisti che ascolto abitualmente e che non vedo mai in tv. Così ero ben felice di vederli.

Il pomeriggio non ho visto tutto, sono arrivata in tempo per Braschi, che ho adocchiato qualche mese fa al festival di Sanremo e che mi spinge a continuare a tenerlo d’occhio.

Poi ho beccato Rocco Hunt, vestito come un venditore di autoradio dietro ogni angolo di ogni cittadina che si rispetti, che anche a me fa due palle così, ma principalmente il rap mi fa due palle così. Ho visto Teresa De Sio che omaggia Pino Daniele, l’orchestra abruzzese che mi fa pensare al complesso del primo maggio di Elio, Marina Rei che è stata bravissima accompagnata dai musicisti di Paolo Benvegnù purtroppo assente.

Ho visto anche gli artisti della fascia pomeridiana a cui ero più interessata: Ex Otago (che non mi fanno impazzire ma ero curiosa di sentire), Motta (che mi piace ed è stato bravo), Le luci della Centrale Elettrica (che mi piace ed è stato bravo).

Del concerto del primo maggio, ogni due maggio, mi capitano sempre gli stessi commenti, sia da parte degli ascoltatori amatoriali che da parte dei professionisti (giornalisti) della musica. Gli stessi commenti da anni e qui magistralmente elencanti da Ufo, il bassista degli Zen Circus.

Gli artisti della serata mi piacevano tutti. La Rua (l’unica cosa buona uscita dalle millemila edizioni di Amici e infatti sbattuti fuori quasi subito), Levante, Editors, Lo Stato Sociale, Francesco Gabbani, Brunori Sas, Ermal Meta, Edoardo Bennato, Maldestro (anche questo adocchiato al Festival e non mi sembra malvagio), Fabrizio Moro, Samuel (che però non riesco ancora a considerare solista e sento tanto la mancanza dei Subsonica), Planet Funk (che non ascolto abitualmente) e Public Service Broadcasting (che non conoscevo e non conosco dato che è finita la diretta in quel momento).

Su tutto quello che ho letto sono d’accordo sulla bravura degli Editors e sulla vergogna per aver tagliato l’esibizione di Bennato.

Ma continuiamo.

Sì, è vero, non c’erano i grandi nomi di sempre. Non c’erano i Modena City Ramblers, non c’era la Bandabardò, non c’era Daniele Silvestri, non c’era Max Gazzè, non c’erano gli Afterhours, non c’erano i Marlene Kuntz, non c’erano tanti altri “Eeeh il concertone quando era grande, non puoi capire!”.

Il fatto è che, se anche ci fossero stati, la solfa non sarebbe cambiata.

Io credo che esistano già le bozze per poi recensire il concerto del primo maggio.

Intanto entrambe sono già delineate a descrivere il concerto come una merda totale.

Quando ci sono i nomi tipici da primo maggio si comincia: “E’ la solita minestra riscaldata, li scongelano apposta, suonano una volta all’anno e solo qui, il concerto del primo maggio è morto”. Poi sono sempre artisti che fanno 300 date all’anno, amatissimi, suonano ovunque, fanno sold out e via dicendo.

Quando la scaletta è composta invece da nomi nuovi, da musicisti meno noti televisivamente e radiofonicamente parlando, quando sono i nomi di quel circuito chiamato indie riparte la solfa al contrario. E’ sempre tutto una merda ma “si sente la mancanza dei grandi nomi” (erano la solita minestra riscaldata un anno fa, adesso sono i grandi nomi) “che palle, chi è questo qui, se questi sono i giovani di oggi vi meritate il precariato” (questa l’avevo letta anni fa durante l’esibizione dei Marta Sui Tubi), “stonano di brutto” (che se è vero va bene, ma quando non stonano perché devi metterlo a tutti i costi?), “sono troppo banali” e quando non lo sono “pensano di essere innovatori e alternativi ma che merda”.

Coma fa notare Ufo, tra i commenti non manca neanche “Giusto perché è gratis altrimenti nessuno li andrebbe a vedere” e invece sono anche loro da sold out.

Conclusione: “Il concerto del primo maggio è morto”. Di nuovo.

Non che la gente faccia a spinte per venire a commentare qui, altrimenti mi aspetterei una valanga di commenti in cui mi si invita ad ascoltare la musica, quella vera, a ricordare cosa fosse il 1 maggio dei primi anni, a dirmi che “Lo Stato Sociale fa schifo” e io non capisco nulla perché mi piacciono, che “La Rua solo da Amici potevano uscire e che schifo” e io non proverei nemmeno a difendermi per la stessa causa che mi ha tenuto lontana dal blog (pigrizia, non impegni), mi troverei una frasetta a effetto che possa mettere in pace tutti (tipo “i gusti sono come il buco del culo, ognuno ha il suo”) ma soprattutto chiuderla con finezza.

E poi mi sentirei come quella bandiera del PCI che sventolava mentre Samuel cantava sul palco: sola.

Sola come quando andavo a scuola e i gruppi che piacevano a me non solo non piacevano agli altri, ma il più delle volte nemmeno li avevano mai sentiti nominare.

Sola così.

E comunque a mio agio.

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