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Bianca

Un grande gruppo (il mio preferito italiano) con la mia cantautrice preferita si uniscono e interpretano Bianca, splendida canzone contenuta nel disco Non è per sempre del 1999 e adesso rinata per Foto di Pura Gioia, la raccolta dei primi trent’anni di carriera degli Afterhours.

Oggi è uscito il videoclip.

Già nei ringraziamenti di Non è per sempre compariva il nome di Carmen Consoli (metto il link al sito nonostante sia momentaneamente offline… mi sa che ci aspetta qualcosa…).

Era solo questione di tempo.

 

 

 

Sei il colore che non ho
E non catturerò
Ma se ci fosse un metodo
Vorrei che fosse il mio

Fanne quel che vuoi, di noi
Me l’hai insegnato tu
Se c’è una cosa che è immorale
È la banalità

Lo sai
Lo sai
Che tu sei troppo bianca per restare
Mano nella mano con te stessa
E non voglio certo che tu sia
La mia più bella cosa mai successa

Sei il colore che non ho
E che vorrei essere io
Ma se ti rende libera
Io ti regalo il mio

Lo sai
Lo sai
Che tu sei troppo bianca per restare
Mano nella mano con te stessa
E non voglio certo che tu sia
La mia più bella cosa mai successa

Tu sei troppo bianca per restare
Mano nella mano con te stessa
E non voglio certo che tu sia
La mia più bella cosa mai successa

Vedrai
Vedrai
Vedrai

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Canzoni contro la violenza sulle donne

Stavo pensando a quante canzoni e quanti cantanti, autori e cantautori italiani si sono impegnati a scrivere e cantare una canzone contro la violenza sulle donne.

 

Ieri ho scelto Gesù Cristo sono io di Levante, il videoclip è uscito proprio ieri, in occasione della giornata contro la violenza sulle donne.

 


Carmen Consoli ha scritto due canzoni che trattano l’argomento. Mio zio, di uno zio che abusa della nipote, e La signora del quinto piano, di una donna vittima del suo ex marito.

Ho messo un rossetto rosso in segno di lutto
E un soprabito nero era un uomo distinto mio zio
Madre non piangere, ingoia e dimentica
Le sue mani ingorde tra le mie gambe
Adesso sta in grazia di Dio

Sono entrambe canzoni che parlano di violenza domestica, di violenze che avvengono tra le mure di casa e per mano di uomini legati sentimentalmente alla vittima.

 

La signora del quinto piano
ha un pitone in salotto
un guardiano fidato.
Il suo ex è ogni sera davanti al portone
con un martello in mano.
Non v’è ragione alcuna
di aver paura
di aver paura
questa è una conclusione
dei funzionari della questura.

 


Conoscete Mimosa? E’ un’altra giovane cantautrice, nome per intero è Mimosa Campironi e vi consiglio di ascoltarla. Si trovano molte canzoni e molti videoclip su YouTube, tra queste Non ero io.

C’è scritto sul giornale donna sfigurata con l’acido
E’ successo nella strada dietro casa tua
La gente in giro dice che è stato il mio fidanzato a rovinarmi

[…] C’è scritto sul giornale che l’hanno già arrestato
Chiamava l’ospedale per chiedere scusa

[…] Amore ti prego, non lo dire a tuo padre, quello non ero io
Amore ti prego non mi chiudere fuori, quello non ero io
Amore ti prego impazzisco per te
Amore ti prego lo sappiamo io e te
Che sei tu a provocare

 


 

Ermal Meta che ha scritto Vietato morire, una bellissima canzone sull’importanza dell’educazione che si impartisce e sul rispetto. E punta su un ritornello inequivocabile

Cambia le tue stelle e se ci provi riuscirai
E ricorda che l’amore non colpisce in faccia mai
Figlio mio, ricorda, l’uomo che tu diventerai
Non sarà mai più grande dell’amore che dai

 


Ligabue ha scritto Piccola Stella Senza Cielo sulla fragilità femminile. Ma anche Quella che non sei e ieri ha scelto proprio una frase molto significativa di questa canzone per raccontare la giornata del 25 novembre

Eri dietro una paura che non lasci mai

 


Più lontana dal mio genere ma che, per motivi radiofonici e televisivi, mi capita spesso di sentire è Emma. Ha anche lei una canzone che parla di violenza e si chiama Io di te non ho paura, questa qui sopra è un’immagine tratta dal videoclip con Francesco Arca

 


Ma una delle canzoni che mi avevano letteralmente sconvolto e fatto prendere coscienza della necessità di una giornata come quella del 25 novembre è Il figlio del dolore cantata da Adriano Celentano assieme a Nada.

Tu mi sfondavi col tuo corpo
Mentre due dei tuoi
Si divertivano a tenere larghe le mie gambe
E ogni volta che spingevi 
Con rabbia lo facevi
Mentre di dentro morivo dal dolore

 

 


Da un po’ di tempo e grazie a un intervista ho conosciuto Giorgieness, un gruppo rock guidato da Giorgia d’Eraclea. E’ appena uscito l’album “Siamo tutti stanchi” che contiene una canzone dal titolo Controllo. E un testo che è un vero colpo al cuore.

Quando una sera d’agosto
Hai preso il coltello e l’hai messo vicino, vicino al mio collo
Hai detto “lo hai visto che cosa mi hai fatto? Io ero tranquillo, io ero tranquillo, io ero tranquillo”
Le catene ai piedi con addosso segni che non vedi più perché
Non guardi me, non guardi me
E giro sempre in tondo
E tu rimani fermo
Io giro in tondo
E agli altri la nascondo quella parte di te che non ha controllo


Queste mi sono venute in mente pensandoci molto velocemente.

Se vi va e volete suggerirne qualcuna che vi piace o che vi ha colpito potete scriverla qui nei commenti e la aggiungiamo insieme al post.

Gesù Cristo sono io

Gesù cristo sono io
Tutte le volte che mi hai messo in croce
Tutte le volte che sei la regina
E sulla testa solo tante spine

Gesù cristo sono io
Per le menzogne che ti ho perdonato
E le preghiere fuori dalla porta
Per il mio sacro tempio abbandonato

Confessa che sei il demonio nella testa
Che mi trascina sempre giù
Confessa
Che il paradiso non mi spetta
Che non mi sono genuflessa
Che non mi sono genuflessa
Che da te risorgo anch’io

Gesù cristo sono io
Moltiplicando tutta la pazienza
Avrò sfamato te e la tua arroganza
Forse ti ho porto pure l’altra guancia
Gesù cristo sono io
Che di miracoli ne ho fatti tanti
Ti ho preso in braccio e ti ho portato avanti
Ma tu ricordi solo i miei peccati
Confessa che sei il demonio nella testa
Che mi trascina sempre giù
confessa
Che il paradiso non mi spetta
Che non mi sono genuflessa
Che non mi sono genuflessa
Che da te risorgo anch’io

Per tutte le spine del mondo
I chiodi piantati nel cuore
Questo è il mio sangue, questo è il mio corpo
Li porto via amore
Per tutte le spine del mondo
I chiodi piantati nel cuore
Questo è il mio sangue, questo è il mio corpo
Li porto via amore

Confessa che sei il demonio nella testa
Che mi trascina sempre giù
confessa
Che il paradiso non mi spetta
Che non mi sono genuflessa
Che non mi sono genuflessa
Che da te risorgo anch’io

La bella addormentata

A parte il post che ho scritto appena uscito lo scandalo Weinstein non ho parlato del caso mondiale delle molestie. Eppure voglio farlo. Perché ho bisogno di vedere scritto quello che penso e di rileggerlo più volte prima di pubblicarlo, consapevole che impiegherò alcuni giorni per farlo.

Per quest’anno, questo sarà il mio post del 25 novembre, per la Giornata Internazionale contro la Violenza sulle Donne e contro i pregiudizi di genere. E come avete visto o come vedrete, se avrete voglia di leggermi, come dai pregiudizi di genere venga fuori una società malata per tutti, per gli uomini e per le donne.

Le accuse. A sollevare la questione è stata Asia Argento. Dopo di lei centinaia di donne. Attrici, collaboratrici, persone che in qualche modo hanno avuto a che fare con Weinstein. Nessuna novità perché tutti sapevano e nessuno parlava. Non solo le vittime, tutti gli addetti ai lavori che però, per paura o convenienza o entrambe le cose messe insieme, non hanno denunciato. Sfortunatamente questa colpa viene imputata maggiormente alle vittime. Il caso Weinstein (e ci tengo a precisare che solo qui in Italia si è parlato di caso Asia Argento) ha poi avuto un effetto dilagante su altri settori, come la politica internazionale e la musica.

Marilyn Manson, il cattivissimo (?) Marilyn Manson, ha licenziato in tronco il suo storico bassista Twiggy Ramirez per uno stupro risalente a venti anni fa. Sì, venti anni. E com’è logico che sia, non è che se passa del tempo un reato simile diventi meno grave. Non dovremmo meravigliarci davanti a “ma sono passati 20 anni!” ma davanti a “ha commesso uno stupro”. Ammesso dallo steso Ramirez.

Minimizzare. Da quel poco che ho visto, quella di minimizzare, sembra un’abitudine tutta italiana. Perché? Io non mi so dare una risposta. E non so perché sia più facile prendere le parti dell’aggressore e non quelle della vittima. Nella mia immensa ingenuità da bella addormentata voglio sperare che il non voler credere a un’accusa del genere sia il non voler accettare che un individuo possa fare, da solo, così tanto male e a così tante persone.

Mossad. Weinstein è colpevole, non solo per accuse giornalistiche così mal digerite in Italia, ma perché la polizia ha indagato ed è dalle investigazioni che si è scoperto che assoldava ex agenti del Mossad per far pedinare le sue vittime, in modo da tenerle sotto controllo e da verificare che nessuna lo denunciasse. Non solo, anche per sorvegliare e, eventualmente bloccare, i giornalisti che indagavano su di lui. Harvey Weinstein ha anche stilato una lista coi nomi di tutte le vittime che avrebbero potuto denunciare, per poi consegnarla ai suoi agenti incaricati.

Molte persone hanno riso quando Dario Argento ne ha parlato eppure non c’è nulla di divertente, proprio nulla. Asia Argento forse non è simpatica, forse non incarna l’ideale di vittima che ci siamo messi in testa, evidentemente una vittima deve piangere e umiliarsi vita natural durante per essere credibile ai nostri occhi, non deve avere ambizioni, non deve avere tatuaggi, non deve aver mai fatto errori in passato.

Nessuno di noi incarnerebbe l’ideale di vittima che noi stessi ci siamo prefissati.

Spettacolo. E come se non bastasse, Asia Argento fa anche parte del mondo dello spettacolo. E ci tengo a precisare una cosa. Non ha cali di popolarità, non ha bisogno di pubblicità. Asia Argento è nella condizione di fare tutto quello che vuole, proprio tutto.

Fare parte del mondo dello spettacolo non può essere considerata una colpa “perché si sa che è così e poteva fare altro”. Ma che razza di ragionamento è? Poi magari succede a una cassiera di un supermercato che becca il direttore porco e allora “colpa sua, poteva fare la bidella”. E così via, finché non sarebbe stato meglio barricarsi in casa a fare le pulizie, così non incontri uomini.

Questo concetto è sbagliatissimo e lo sento ripetere spesso, ma non solo per lo spettacolo. Quando si incolpa la vittima si dice che è stata ingenua perché “gli uomini sono fatti così”. Ma non è vero. Che uomini conoscete voi? Questo modo di pensare è dannoso per tutti. Donne e uomini. Gli uomini non sono bestie che non sanno controllarsi. Non sono minorati mentali che appena vedono una donna devono a tutti i costi saltarle addosso. Quanti uomini conoscete che sono persone intelligenti, di una gentilezza e bontà unica, che non farebbero mai del male a una mosca, figuriamoci a una persona? Tanti, vero? Anche io.

Perché le vittime non denunciano? O perché non denunciano subito? Abbiamo visto. Come fai sbagli.

Se ti ha toccato è colpa tua che ti sei lasciata toccare, se non ti ha toccato ma si è solo denudato davanti a te o è stato volgare e insistente a parole sei solo tu che ti sei fatta un film mentale, non esagerare dai, in fondo non ti ha fatto niente, era nudo, potevi girarti. Se ti ha violentato e non hai urlato è colpa tua perché non hai urlato.

Se sei andata nella sua camera d’albergo a parlare di lavoro che ti aspettavi? Beh, qui urge una doppia puntualizzazione. La prima: se devo parlare di lavoro mi aspetto che, ovunque sia l’incontro, si parli di lavoro.

La seconda: si vede che siamo provincialotti “poco usciti” (traduzione letterale di pagu bessiusu, come si dice dalle mie parti). Secondo voi, un multimilionario come Weinstein ha una stanza d’albergo come ce l’abbiamo noi quando andiamo da qualche parte? Una stanza di un albergo a mezza stella, con letto, comodino e se ti va di lusso bagno in camera altrimenti ce l’hai fuori? Ma non l’avete mai visto Pretty Woman? Per “camere d’albergo” si intendono le camere come quella di Richard Gere nel film: un attico più grande della mia e della vostra casa, con 5 o 6 vani oltre a sala colazione, sala pranzo e (udite udite) ufficio!!! Incredibile vero? Che strano, mi invitano a parlare di lavoro in un ufficio, uhm, davvero stranissimo, come faccio a non sospettare di finire vittima di un violento e non voluto approccio sessuale?

Prima che cominciate vi ricordo un altro piccolo piccolissimo dettaglio: stupro e molestie sono reati gravi.

Essere ingenui no.

Femminismo. Ma se la vittima è un ragazzo?

Quando si parla di una società femminista non significa parlare di una società con le donne che dominano. Significa parlare di una società alla pari, senza stereotipi di genere che danneggiano tutti. Guardate qui.

 

Avete letto i commenti? Cosa ne percepite? Esistono le molestie e le violenze verso gli uomini? Certo che sì. E perché allora questo ragazzo che ha denunciato si è beccato pure gli sfottò e le offese? Non solo da donne, ma anche e soprattutto da altri uomini? E’ impensabile che un uomo non voglia farsi toccare da chiunque? Ecco cosa si intende quando si parla di una società maschilista. Piena zeppa di pregiudizi. Maschilismo e femminismo non sono sinonimi, sono contrari. E sono concetti che ci riguardano tutti, da vicino, uomini e donne.

Ci sono un sacco di uomini maschilisti e ci sono un sacco di donne maschiliste. E’ terribile. Ecco perché a questo ragazzo viene esplicitamente detto che deve sentirsi lusingato da quella molestia schifosa e ritenersi la vergogna dell’universo maschile per aver rifiutato. E le “giustificazioni”? Pessime pure quelle. “Magari lei era brutta” o “magari è fidanzato”. Neanche preso in considerazione il fatto che non volesse e, soprattutto, che lei non si sarebbe mai dovuta permettere. Per il resto solo accuse che lo definiscono un mezzo uomo per non aver approfittato e il sempreverde “frocio” usato come insulto. Che schifo.

Guia Soncini e Giulio Cavalli. Sono due giornalisti che si sono occupati del caso Weinstein. Chi difende le vittime e chi le deride? Su, fate uno sforzo.

Giulio Cavalli, che è anche regista, attore e attivista politico, sostiene (ma da sempre, non da questo ultimo scandalo) le vittime. Tutte le vittime, tanto che dal 2009 è sotto scorta per le minacce ricevute dopo i suoi spettacoli di denuncia mafiosa (questo per quando dite che una denuncia al di fuori di un commissariato è inutile, certi criminali non sono molto d’accordo, vedi anche lo stile di vita di Saviano).

Guia Soncini le deride. Quest’ultima, inspiegabilmente, dopo aver scritto tweet al veleno e prese per i fondelli alle attrici colpevoli di (cito testualmente) “averla tirata con la fionda” a Weinstein, è riuscita a scrivere un articolo sulla fine del femminismo sul New York Times. Ma, come si dice, verba volant scripta manent, in men che non si dica i tweet sono arrivati agli occhi di altri giornalisti del New York Times che a loro volta fanno un articolo per dire che “La giornalista italiana che ha parlato di victim blaming è, a sua volta, colpevole di victim blaming”, ovvero colpevolizzazione della vittima. Gran bella figura.

Broadchurch. Il caso ha voluto che, per amore di David Tennant, mi imbattessi nella terza serie di Broadchurch, un telefilm inglese, proprio nel pieno scandalo Weinstein. I protagonisti sono due poliziotti, David Tennant e Olivia Colman. Nella terza serie si indaga su un caso di stupro. Sono 8 episodi, vi suggerisco di guardarli, anche se non volete cominciarla dall’inizio, ci sono degli strascichi dalle prime due serie ma il caso di stupro nasce e si risolve in queste otto puntate.

Non farò spoiler. La vittima è Trish, una donna (in questa foto seduta sul muretto) di quasi 50 anni che è stata stuprata a una festa.

Man mano che le puntate vanno avanti ti trovi di fronte tutte le frasi, i pregiudizi, le battute e le osservazioni inopportune che una vittima di stupro deve subire. Tra queste frasi “Mi domando come, con tutte le donne che erano presenti alla festa, abbiano stuprato proprio te” riferendosi alla poca avvenenza della vittima. Ci sono un sacco di elementi: donne che non denunciano per vergogna, perché pensano che sia meglio per tutti, perché la famiglia ha convinto la vittima che essere violentate è un disonore.

C’è un colpevole che nel momento in cui viene scoperto ammette che violenta le donne perché è bello sentirsi potente ed è bello poter dominare qualcuno.

Io farei vedere questo telefilm nelle scuole superiori. E poi a tutte le persone di questa terra.

Miriana Trevisan. Lo scandalo Weinstein si è spostato anche in Italia. Ed è esploso più o meno allo stesso modo: tutti sapevano e nessuno parlava. La prima è stata Miriana Trevisan che, dopo aver scritto un articolo ha poi fatto nomi e cognomi, accusando di molestie il famoso regista Giuseppe Tornatore che ha smentito, minacciato querela, ma in realtà credo che ancora non abbia querelato.

Se per il popolino Asia Argento ha la colpa di “non aver detto di no” e di aver parlato dopo 20 anni per non mettere a rischio la sua carriera, Miriana Trevisan ha la colpa di aver detto di no e di non aver fatto carriera. Tutto e il contrario di tutto.

Agli occhi del popolino queste denunce vengono viste come un modo per mettersi al centro dell’attenzione. Come se farsi dare della troia su Facebook da Pinco Pallino che, pur avendo preso la terza media a suon di calci nel sedere è comunque laureato all’Università della Vita, fosse sinonimo di mettersi in mostra.

Fausto Brizzi. Si è parlato anche di un Weinstein italiano. E questo sarebbe Fausto Brizzi. Decine di ragazze hanno parlato di diverse molestie (e una di stupro). “E ma tu ti fidi delle Iene? E poi guarda che ognuno è innocente fino a prova contraria!”. Verissimo. “Le Iene”,che ha fatto l’inchiesta, ne hanno fatte di ogni ma pagherebbero molto molto caro l’accanirsi immotivato contro una persona. Delle ragazze che hanno accusato Brizzi solo due hanno deciso di metterci nome e faccia. Clarissa Marchese (che non ha fatto nessun dietrofront come ha scritto Il Messaggero), Miss Italia 2014, e Alessandra Giulia Bassi, modella. La reazione: tutto un susseguirsi di difese da parte di altre attrici che con Brizzi (e anche Tornatore) ci hanno lavorato che, dato che con loro si è comportato bene, è impossibile che con altre abbia fatto questo.

Non mi piace sbattere il mostro in prima pagina, è vero. Ed è vero che “prima vediamo bene come sono andate le cose”. Ok. Ma se questo è il modo per non dare del colpevole a qualcuno, non vedo perché lo stesso ragionamento non valga per le ragazze. Perché Brizzi DEVE essere innocente e perché le ragazze DEVONO essere bugiarde? Avete visto che ha detto Neri Parenti, sceneggiatore di Brizzi e, diciamola tutta, autore di immondi cinepanettoni? Che quello che dicono quelle “signorine” è tutto da verificare e che, certamente, non lavoreranno mai con lui. Poi a domandarti perché non denunciano. Le ragazze che denunciano magari otterranno due o tre ospitate in tv, ma avranno terra bruciata intorno. Non hanno niente da guadagnare.

Ah, i cinepanettoni di Neri Parenti, oltretutto. Un fenomeno che della mano maschile sulla coscia o nella scollatura femminile all’insaputa e senza il consenso della proprietaria ha fatto un simbolo della risata.

Quello che mi ha colpito è stata la reazione immediata della Warner. Troncato ogni rapporto professionale con Brizzi. Sulla base delle tanto criticate inchieste giornalistiche.

Quasi come se non fosse una sorpresa, quasi come se sapessero, ma Brizzi è comunque un bravo regista che ha sempre fatto guadagnare e che valeva la pena avere. Diciamo che, tornando all’innocenza fino a prova contraria, mi sarei aspettata altro, anche solo un temporeggiare.

Sfottò (emoij divertita). Alle notizie che i quotidiani nazionali pubblicano nelle loro pagine facebook, ho notato che tra le reazioni (le faccine di facebook), quella più utilizzata per questi casi è la faccina divertita. Lo sfottò. E poi scorri i commenti e vedi che tutti sono integerrimi, che tutti sanno sempre come e quando reagire, che loro dicono sempre di no, che loro fanno sempre quello che vogliono e dicono, non si lasciano sopraffare, a loro non la si fa.

Peccato che tra queste persone debbano, per forza di cose, rientrarci gli ultimi degli stronzi, quelli che si vendono il voto alle regionali per 25 euro, quelli che alle elezioni comunali entrano in cabina esclusivamente perché hanno promesso il voto al cugino della fidanzata del migliore amico del loro vicino di casa, quelli che alle elezioni politiche devono assolutamente votare quel partito perché al responsabile del paesino sperduto in cui vivono hanno promesso una tanto brillante quanto impossibile carriera politica di livello nazionale. Impossibile per uno che a malapena sa rappresentare se stesso, figuriamoci una fetta di cittadinanza.

Quelli che tutte le donne sono troie tranne mia madre, mia sorella, mia cugina, mia zia, anche la mia vicina in fondo è una brava persona ma le altre no, le altre all’inferno.

Quelli che quando il cameriere gli porta la pizza sbagliata se la mangiano lo stesso (cit. Paolo Marchegiani).

Quelli che al posto di blocco se la fanno sotto dalla paura anche se hanno tutto in regola, però loro sì che sanno come si reagisce a una molestia sessuale o a una violenza. Basta dire di no. Poi magari gli spieghiamo che al massimo puoi dire di no solamente DOPO che qualcuno ti ha messo le mani nelle mutande perché, ops, non ti ha chiesto il permesso e quindi  il tuo NO è stato utile quanto accendere l’aria condizionata con le finestre spalancate.

Io dico che se a ognuna di queste persone dovesse capitare che la figlia, moglie, fidanzata, migliore amico, cugino raccontasse di aver subito una molestia o una violenza la voglia di ridere passerebbe all’istante.

La bella addormentata. La bella addormentata sono io. Quando si accusa una vittima di essere stata ingenua, poco sveglia, troppo debole, io mi sento chiamata in causa perché io sono tutte queste cose. E mi meraviglio come tutte le persone normali non si sentano chiamati in causa. Come facciano a empatizzare coi potenti quando invece, nella realtà, sono così deboli e provati da una vita che per loro non ha riservato altro che batoste e calci nel sedere, proprio perché il “potente” di turno li ha sorpassati senza merito e senza motivo.

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Alle persone fa paura ammettere la debolezza, ecco perché la vittima debole è bugiarda e il ricco potente è invidiato.

Forse un giorno sperano di diventare ricchi e potenti anche loro.

Ma dato che non lo diventeranno mai, continueranno a ragionare fingendo di esserlo.

Asia Argento

Io non so cosa succeda nella testa di una persona che subisce un abuso, una violenza.

O meglio. Non lo so per certo, ho letto e ascoltato molto a riguardo.

E ho provato a immaginare.

E ho smesso, perché mi spavento anche solo a immaginare.

Quante storie sentiamo di donne che subiscono violenze dai mariti per 10, 20, 30 anni? E perché, se l’unico pensiero logico da fare sarebbe “ma che razza di bastardo, marcisci in galera!” cadiamo nel tranello di incolpare la vittima? “Ma sei scema? Ti picchia da 30 anni e non te ne vai?”

Quando non “Ah beh, ma se ti violenta da tutti questi anni e tu stai lì vuol dire che ti piace eh??”

Che schifo.

Non so esattamente cosa succede nella testa di chi subisce, dicevo. So però, che per ogni cosa che non ci va come vorremmo, fosse anche di un’importanza minima, possono scaturirsi dei meccanismi mentali devastanti. Succede per le piccolezze, figuriamoci per le cose più grandi di noi.

Dove cominci a pensare che se lui ti picchia è perché hai fatto qualcosa di sbagliato, che se lui ti violenta in fondo è perchè quello è il suo modo di amare ed è fatto così.

Ma se questo lo pensa una vittima che non è lucida, e può non essere lucida anche per anni, è comprensibile. Doloroso e comprensibile. Appunto, perché non è lucida, perchè la sua logica è compromessa dalla paura.

Se invece a pensarlo ci siamo noi, esterni, da fuori, fortunati a non aver mai subito violenza, è più grave. “Sì ma prima di accusare tutti quanti un uomo dobbiamo sapere bene come sono andate le cose”.

E’ vero, sono d’accordo. Allora dobbiamo anche sapere come sono andate le cose prima di dare della zoccola a destra e a sinistra.

Asia Argento forse non starà simpatica a molti, ma i commenti che sta ricevendo per aver raccontato quello che le è successo con Weinstein sono vergognosi.

“Se uno ti violenta poi non ci stai per 5 anni” ” Se non vuoi farlo nessuno ti obbliga, prendi e te ne vai” “Nessuno ti ha puntato la pistola alla tempia, allora vuol dire che…”

Ho detto che non so cosa succeda nella testa di una persona che subisce violenza, dato che la paura frena ogni logica.

Non so nemmeno cosa succeda nella testa di chi sceglie di commentare in questo modo, che non hanno nemmeno l’alibi della paura.

Ah, dimenticavo. Weinstein, l’uomo in questione, è volato in Europa a curarsi in una clinica.

 

 

Giornata Internazionale delle Bambine e delle Ragazze

“Ho messo un rossetto rosso in segno di lutto
e un soprabito nero era un uomo distinto mio zio
Madre non piangere, ingoia e dimentica
le sue mani ingorde tra le mie gambe
Adesso sta in grazia di Dio”

Ieri ho scritto un post allegro e leggero che aveva per protagonista il mio orsacchiotto Chicco.

Oggi ho visto che è l’11 ottobre. Si fanno un sacco di battute sul fatto che ogni giorno sia una giornata internazionale di qualcosa. Lo è anche oggi.

E’ la Giornata Internazionale delle bambine e delle ragazze.

E mi ha colpito particolarmente, proprio ieri raccontavo della mia infanzia, del mio orsacchiotto e di tutti i miei peluche, che sono sempre lì, ben visibili, tra le mie cose. Che non voglio mettere via perché sono i miei giochi, perché è normale che una bambina si metta sempre a giocare.

E oggi questa giornata mi fa sapere che sono tante le bambine sfortunate e che no, quei pupazzi e quelle bambole, non appartengono a tutte le bambine come invece dovrebbe essere.

Dipende. Dipende da dove nasci. Se nasci nel posto giusto a 10 anni pensi alla scuola e a giocare. Se nasci nel posto sbagliato a 10 anni sarai la promessa sposa di un uomo, di un uomo adulto, i tuoi genitori spenderanno meno per la dote e tu non andrai a scuola, non avrai giocattoli, non avrai niente. Perché il matrimonio sarà imminente.

La Giornata di oggi ha un occhio di riguardo per le spose bambine ma in generale, pensa a tutte le bambine e i bambini vittime di abusi e violenze. E questo succede anche se nasci in quello che prima ho definito “il posto giusto”.

Le bambine raggiungono una percentuale maggiore per quanto riguarda i dati delle vittime di abusi sessuali.

Aderisco anche io all’iniziativa social di Terres des hommes  (andate a vedere il sito, troverete tanti dossier sulle condizioni di vita di tante ragazze di tante bambine nel mondo, tante informazioni e tanti approfondimenti) e alla Orange Revolution. Arancione perché è un colore nuovo rispetto al rosa indicato come colore dell’espressione femminile.

Se volete farlo anche voi potete postare nei vostri social un oggetto, un autoscatto, una fotografia con tocco arancione e l’hashtag #OrangeRevolution.

Continuo sulla scia di ieri: un peluche. Un paperotto di peluche arancione, il mio simbolo dell’infanzia e dei giochi. E arancione, per questa giornata.

#OrangeRevolution

E chiudo in musica.

Con questa canzone di Carmen Consoli e con le parole da lei pronunciate a inizio esibizione.

“L’abuso sui minori è un reato grave quanto un omicidio. Bisogna abbattere questo muro di omertà e denunciare questo scempio, questo orrore che si consuma in strade, case e chiese”

10 ottobre

E’ arrivato anche quest’anno!

Il 10 ottobre!!

Data che ha per me il duplice significato!!

 

E’ il compleanno del mio blog!!!

Sì, è vero, non sono costante nella scrittura, devo impegnarmi di più, è sempre un ottimo allenamento scrivere su qualsiasi pensiero o argomento! Perciò, caro mio blog, sono felice di essere qui a festeggiarti!!!

Auguri!!! Grazie per essere il mio spazio, il mio pensatoio, la mia valvola di sfogo! Grazie grazie grazie!!

Dio benedica chi ha inventato i blog!

Ma come dicevo, ho anche un secondo compleanno da festeggiare: quello di Chicco!!

 

In questa foto della mia vecchia cameretta (vivevo, con tutta la famiglia, nella casa di mia nonna) tengo in braccio due orsacchiotti! Uno è Miscia mentre il piccolo orsetto blu è Chicco!

Chicco lo conservo ancora. Anzi, in realtà conservo tutti i miei peluches. Perché mi piacciono, perché sono belli e perché sono la mia infanzia a cui, come dico sempre, continuo a essere aggrappata.

Chicco, essendo di piccole dimensioni, è sempre venuto con me. E’ come se fosse la chiave per tornare a casa. Ci sono troppo affezionata, è un regalo di mio fratello quando eravamo piccoli.

Auguri Chicco!!

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